Quesito

Caro Padre Angelo,
noi sappiamo che solo nell’homo sapiens Dio ha infuso l’anima razionale ed immortale, operando questo "salto di qualità" rispetto agli ominidi e ai pre-ominidi.
Ecco, la teologia è giunta a questa conclusione in che modo? Forse perché è l’homo sapiens il vertice dell’evoluzione? 
La ricorderò nella Messa odierna.
Marco


Risposta del sacerdote

Caro Marco,
1. sì, solo nell’homo sapiens Dio ha infuso l’anima razionale o intellettiva, e pertanto spirituale e  immortale.
Tutti coloro che sono preesistiti all’uomo sapiens, per quanto si parli di ominidi o preominidi per differenziarli dagli animali e porli in uno stadio molto prossimo all’homo sapiens, non erano ancora homo sapiens, e cioè dotati di anima razionale.
La loro anima era ancora sensitiva, per quanto superdotata, se possiamo dire così.

2. C’è infatti tra gli ominidi e l’homo sapiens un salto di qualità insuperabile che non può essere frutto di un evoluzione della semplice materia.
Infatti nell’homo sapiens ci troviamo dinanzi ad essere dotato di corpo e anima razionale e pertanto spirituale immortale.
Ora ciò che è spirituale non è una semplice evoluzione di ciò che è materiale, ma una realtà appartenente ad un altro ordine, che le è qualitativamente e ontologicamente diverso.

3. Mentre in tutti gli stadi inferiori all’homo sapiens si può parlare di evoluzione della natura, al momento della comparsa dell’uomo si deve dire che – se il corpo può essere frutto dell’evoluzione della materia – l’anima razionale invece è stata direttamente creata da Dio.
Nulla vieta di pensare che un organismo corporeo ad un determinato punto della sua evoluzione possa essere stato scelto da Dio per l’infusione dell’anima razionale.
A questo si può pensare secondo l’insegnamento di Pio XII nell’Humani generis: “Il Magistero della Chiesa non proibisce che in conformità dell’attuale stato delle scienze e della teologia, sia oggetto di ricerche e di discussioni, da parte dei competenti in tutti e due i campi, la dottrina dell’evoluzionismo, in quanto cioè essa fa ricerche sull’origine del corpo umano, che proverrebbe da materia organica preesistente (la fede cattolica ci obbliga a ritenere che le anime sono state create immediatamente sia Dio)” (Enchiridion  delle Encicliche, 6 / 736).

4. Ma se questo avvenne (parliamo sempre di ipotesi), avvenne solo per una coppia che è all’inizio della storia umana, quella coppia alla quale la Sacra Scrittura dà il nome di Adamo ed Eva.

5. Che questo sia avvenuto solo per una coppia lo ricorda la Sacra Scrittura che ad esempio per bocca di Paolo dice: “Egli creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini, perché abitassero su tutta la faccia della terra” (At 17,26).
E lo afferma  anche il Magistero della Chiesa nella enciclica Humani generis: “I fedeli non possono abbracciare quell’opinione i cui assertori insegnano che dopo Adamo sono esistiti qui sulla terra veri uomini che non hanno avuto origine, per generazione naturale, dal medesimo come da progenitore di tutti gli uomini, oppure che Adamo rappresenta l’insieme di molti progenitori; non appare in nessun modo come queste affermazioni si possano accordare con quanto le fonti della Rivelazione e gli atti del Magistero della Chiesa ci insegnano circa il peccato originale, che proviene da un peccato veramente commesso da Adamo individualmente e personalmente, e che, trasmesso a tutti per generazione, è inerente in ciascun uomo come suo proprio (cfr. Rm 5,12-19; Conc. Trident., sess. V, can. 1-4)” (Enchiridion  delle Encicliche, 6 / 737).

6. Anche il Concilio Vaticano II fa riferimento a questo quando dice che “Iddio, che ha cura paterna di tutti, ha voluto che tutti gli uomini formassero una sola famiglia e si trattassero tra loro come fratelli. Tutti, infatti, creati ad immagine di Dio «che da un solo uomo ha prodotto l’intero genere umano affinché popolasse tutta la terra» (At 17,26), sono chiamati al medesimo fine, che è Dio stesso” (Gaudium et spes, 24).

7. Questa teoria dell’evoluzione, se rettamente intesa, non è contraria all’insegnamento della Sacra Scrittura.
Non si deve dimenticare che i primi undici capitoli della Genesi “con parlare semplice e metaforico, adatto alla mentalità di un popolo poco civile, riferiscono sia le principali verità che sono fondamentali per la nostra salvezza, sia anche una narrazione popolare dell’origine del genere umano e del popolo eletto” (Enchiridion  delle Encicliche, 6 / 738).

8. Ma “se qualche cosa gli antichi agiografi hanno preso da narrazioni popolari (il che può essere concesso), non bisogna mai dimenticare che hanno fatto questo con l’aiuto dell’ispirazione divina, che nella scelta e nella valutazione di quei documenti li ha premuniti da ogni errore.
Quindi le narrazioni popolari inserite nelle Sacre Scritture non possono affatto essere poste sullo stesso piano delle mitologie o simili, le quali sono frutto più di un’accesa fantasia che di quell’amore alla verità e alla semplicità che risalta talmente nei Libri Sacri, anche del Vecchio Testamento, da dover affermare che i nostri agiografi son palesemente superiori agli antichi scrittori profani” (Enchiridion  delle Encicliche, 6 / 738-739).

Ti ringrazio dell’opportunità che mi hai dato di presentare questa dottrina della Chiesa.
Ti ricorderò anch’io nella Santa Messa che questa sera celebrerò e intanto ti benedico.
Padre Angelo