Quesito

Caro Padre Angelo,
come ognuno di noi può comprendere a quale vocazione è chiamato per la Gloria dell’Altissimo senza che abbia un sogno, una rivelazione o una visione particolare ovvero come riconoscere i propri talenti e come metterli in pratica?
Grazie per la risposta
Domenico


Risposta del sacerdote

Caro Domenico,
1. un grande domenicano francese, il Padre Sertillanges, diceva che la vocazione è quello che uno è, in modo tale che uno possa dire: “Mi sembra di essere tagliato per quella realtà”.

2. Allora concretamente che cosa devi fare?
Devi osservare le tue inclinazioni e le tue attitudini.
La prima vocazione è quella che germoglia di qui.
Per portare un esempio: se uno prova avversione per la matematica, è inutile che si iscriva all’università per diventare professore di matematica. Farà sempre tutto contro voglia.
Potrei dire allora che la vocazione, qualunque essa sia, è un fuoco o un trasporto che si prova verso qualche stato di vita o verso qualche professione.

3. Ma forse tu non alludi solo alla vocazione in generale, ma a una vocazione particolare, come quella del sacerdozio o della vita consacrata.
Anche qui vale il medesimo discorso. Non si devono attendere sogni o rivelazioni particolari. È necessario fare discernimento.
Il Padre gesuita che aiutava Madre Teresa di Calcutta quand’era ragazza a vedere se era chiamata a fare la missionaria, le diceva: “Se tu pensandoti in India, senti una certa gioia, ritieni che quello sia un segno certo di vocazione”.
Ed è così.

4. Può darsi che parlando di vocazione al sacerdozio e alla vita consacrata uno dica: ma io mi sento chiamato anche a formare una famiglia.
Io gli risponderei: questo senz’altro è un buon segno.
Perché l’inclinazione al matrimonio e alla famiglia è scritta nella nostra stessa natura.
Sarebbe un brutto segno se uno non avvertisse tale inclinazione.
Allora dovrà soppesare le due chiamate, e probabilmente potrà arrivare a dire: rinuncio alla vocazione matrimoniale per un altro tipo di matrimonio e per un altro tipo di fecondità, perché mi pare che sia più urgente per me e per la vita di molti altri.

5. In questo caso uno avverte di prendere in mano tutta la propria vita e di consegnarla al Signore con un grande atto di amore.
Ti posso dire che per me è successo proprio questo. E quando in quel momento di grande indecisione, ho optato per il Signore, rimettendo del tutto la mia vita nelle sue mani, ho subito avvertito una grandissima pace.
Anche questa pace è segno certo della chiamata da parte del Signore.
Penso in questo momento ad Edith Stein e al ricordo della sua entrata nel Carmelo. Scriverà: “Varcai quella soglia con grande pace”.

Sarei molto contento se questo avvenisse anche per te.
Sarai contento anche tu e renderai contenti molti, e non solo per qualche tempo, ma per l’eternità. E ti ringrazieranno di essere stati generoso col Signore.
Proprio per questo ti assicuro un ricordo nella preghiera.
Intanto ti benedico e ti saluto cordialmente.
Padre Angelo