Quesito

Caro Padre Angelo,
come deve essere un direttore spirituale, cosa deve fare?
cosa deve portare nella vita di un credente?
con che frequenza ci si deve incontrare?
La saluto caramente e attendo gradita risposta


Risposta del sacerdote

Carissimo,
rispondo per punti alla tue domande:

1. Che cosa deve fare un direttore spirituale?
Deve fare per le anime quello che un buon medico fa per i corpi.
Pertanto deve conoscere la situazione di una persona, i suoi desideri, i suoi limiti, le sue difficoltà, la consistenza della sua vita spirituale e aiutarla a camminare nelle vie di Dio verso la santità.

2. Come deve essere un direttore spirituale?
Le doti del direttore spirituale dovrebbero essere molte. Le più importanti sono le seguenti: intensa pietà, zelo ardente, bontà di carattere, profonda umiltà, perfetto distacco e disinteresse nella relazione con le persone che si affidano a lui, paternità spirituale.
Circa la santità di vita S. Giovanni della croce scrive: “Anzitutto l’anima che vuole progredire nel raccoglimento e nella perfezione, deve necessariamente badare alle mani di chi si affida, perché quale è il maestro, tale sarà il discepolo, e quale il padre tale il figlio” (Fiamma strofa 3, n. 30).
Scrive A. Meynard: “Se non è uomo di Dio, come ti condurrà a lui? E se non è lui uomo di preghiera, come ne mostrerà a te la pratica?” (Trattato della vita interiore, I, pp. 58-59).
Per lo zelo ardente per la santificazione delle anime si richiede che il direttore abbia zelo, e cioè un amore appassionato per Dio, che lo spinga ad andare sempre più avanti nella sua vita personale e ad avere cura di coloro che a lui si affidano.
Deve essere convinto che non è tempo perso quello dedicato a guidare gli altri verso il Signore. P. Pio diceva: “Non vi date perciò pensiero di rubarmi del tempo poiché il tempo… più ben speso è quello che si spende nel procurare la salute e la santificazione dell’anima altrui” (Epistolario II, 103).
Circa la bontà di carattere il direttore deve essere animato dai medesimi sentimenti di Gesù Cristo, buon Pastore, che va in cerca della pecorella smarrita (Lc 15,4), che non spezza mai la canna incrinata né spegne il lucignolo fumigante (Mt 12,20), che accoglie tutti con immensa bontà e compassione.
Deve avere anche profonda umiltà per discernere le vie di Dio. Per questo gli è necessaria molta preghiera per cercare lumi, per stare alla presenza di Dio e per avere spirito di adattamento alle necessità degli altri.
L’umiltà del direttore produce benefici effetti anche sul soggetto che deve essere guidato, il quale sente scomparire il direttore che gli sta dinanzi e più facilmente sente la presenza di Dio e le sue direttive.
Deve avere perfetto distacco e disinteresse nei confronti del soggetto per saper guidare sempre e solo al Signore, e non a se stesso.
Infine, a proposito della paternità spirituale, deve amare le anime nel Signore. Per esse deve pregare e offrire le proprie tribolazioni.
Grande esemplare in questa paternità spirituale è stato S. Paolo. Ai colossesi egli scrive: “Non cessiamo di pregare per voi e di chiedere che abbiate una conoscenza piena della sua volontà con ogni sapienza e intelligenza spirituale, perché possiate comportarvi in maniera degna del Signore, per piacergli in tutto, portando frutto in ogni opera buona e crescendo nella conoscenza di Dio, rafforzandovi con ogni energia secondo la potenza della sua gloria, per poter essere forti e pazienti in tutto” (Col 1,9-11).
E ai tessalonicesi: “Ringraziamo sempre Dio per voi, ricordandovi nelle nostre preghiere, continuamente memori davanti a Dio e Padre nostro del vostro impegno della fede, della vostra operosità nella carità e della vostra costante speranza nel Signore nostro Gesù Cristo” (1 Ts 1,2-3).
Ai galati invece ricorda i suoi sacrifici per loro: “Figlioli miei, che io di nuovo partorisco nel dolore finché Cristo non sia formato in voi” (Gal 4,19).

3. Cosa deve portare nella vita di un credente?
Dipende dalle necessità del soggetto.
Se uno è ancora piagato dal peccato grave, cercherà di portarlo ad uno stato abituale di grazia.
Se uno vive già uno stato abituale di grazia cercherà di portare in lui una mentalità evangelica.
E se uno possiede questa mentalità evangelica, lo accompagnerà all’unione continua con Dio, secondo le esigenze del suo stato.

4. Con che frequenza ci si deve incontrare?
Dipende dalle situazioni.
Vi sono alcuni che uniscono la direzione spirituale alla confessione, e fanno molto bene. Le due cose si confondono volentieri. E allora si consiglierà la confessione frequente, che dipende da varie circostanze, ma potrebbe essere fatta una volta alla settimana, oppure ogni due, oppure anche una volta al mese.
Se invece la direzione spirituale è sganciata dalla confessione ci si può incontrare con una certa frequenza all’inizio e poi ogni due o tre mesi.

Oggi molti preferiscono parlare di accompagnamento spirituale più che di direzione spirituale. L’accompagnamento rende subito l’idea che il soggetto è il protagonista principale della propria vita. L’accompagnatore è un consulente preziosissimo, ma sempre un consulente.
Poiché domandi che cosa deve fare un direttore spirituale, posso arguire che tu ne sia alla ricerca. Allora ti auguro di trovarlo, chiedendo al Signore tanti segni.
Ti prometto una preghiera e ti benedico.
Padre Angelo