Quesito

Caro Padre Angelo,
grazie di cuore del suo tempo dedicato per me e per tutti noi.. Ho due quesiti da porle sui sacramenti che credo si verifichino molto di rado, ma potrebbero succedere. Se il sacerdote amministra il sacramento, eseguendo esteriormente tutto il rito previsto, ma con l’ intenzione di simulare e non di fare ciò che fa la chiesa, il ricevente riceve lo stesso la grazia e gli effetti del sacramento? Se questa azione fosse fatta da un vescovo nella ordinazione sacerdotale, tutti i sacramenti che il novello sacerdote, non ordinato regolarmente, si troverebbe ad amministrare, sarebbero invalidi? In una parola, la Santa Chiesa ha previsto questi casi, anche se estremi, e come li ha risolti? Ci sono dei documenti ufficiali per questo? In quale situazione si trova chi li riceve in questa situazione dato che non gli può essere nota la intenzione interna del ministro e come tale ritiene valido quanto ricevuto?
Grazie di vero cuore, io amo tanto il Santo più grande di questo secolo passato che è il Santo Padre Pio, e devo dire che anche lui come me deve ringraziare San Domenico per la stupenda preghiera del Santo Rosario. Fu San Domenico che diffuse il Santo Rosario con tanti prodigi che lo accompagnarono nel corso dei secoli.
Pace e bene a lei e alla sua fraternità che fate con questi aiuti un vero e profondo apostolato fra di noi.
Elio


Risposta del sacerdote

Caro Elio,
1. l’intenzione del sacerdote è richiesta per la valida celebrazione del sacramento.
Se il sacerdote simula la celebrazione, e in cuor suo esprimesse la chiara volontà di non mettere l’intenzione, il sacramento è nullo.

2. Chi si trova ad una Messa in cui il sacerdote in cuor suo avesse rifiutato di prestare l’intenzione, compie un’idolatria materiale verso la particola. Pensa che sia il corpo del Signore, mentre di fatto non lo è.
In base al fervore di chi fa la comunione, il Signore gli può dare un aumento di grande santificante, perché la grazia non è legata ai sacramenti. Ma non gli viene comunicata la grazia sacramentale.

3. Chi ricevesse l’assoluzione da un prete che si comporta così, non riceve la grazia sacramentale. Può ricevere la grazia santificante (e con essa la remissione dei peccati) dipendentemente dal fervore che vi ha messo.
Tuttavia nella confessione successiva, fatta con un vero sacramento, gli vengono rimessi anche i peccati che aveva confessato nella precedente confessione invalida, perché nel momento non ha intenzione di non nascondere nulla. Tace quei peccati perché in buona fede li ritiene assolti.

4. Se un vescovo simulasse un’ordinazione sacerdotale, tutti i sacramenti (tranne il battesimo) celebrati da uno che in realtà non è sacerdote sono nulli: è invalida la celebrazione della Messa, invalide le confessioni, invalidi anche i matrimonio.
Una volta che si venisse a sapere tutto questo, ci si comporta così:
– per le Messe, se ha celebrato secondo l’intenzione di qualche offerente, deve restituire la l’offerta oppure deve farle celebrare in maniera valida.
– si dovrà dire ai fedeli che quelle confessioni erano invalide e pertanto dovrebbero essere invitati a confessarsi di nuovo.
– per i matrimoni, dal momento che ministri sono gli sposi stessi, la Chiesa può dare una sanatio in radice, e cioè con un atto del vescovo può sanarli e renderli sacramento.

5. Mi auguro che nella storia non siano mai capitati casi del genere. Si tratterebbe forse più di demenza che di cattiva volontà. E quando un sacerdote non è più padrone di se stesso non lo si lascia né celebrare, né confessare, né celebrare matrimoni.
I casi che mi hai proposto sono ipotetici, potrei dire di fanta teologia.
La Chiesa non emette decreti o documenti per queste bizzarrie, che si possono risolvere teoreticamente tenendo presente la natura dei sacramenti e il buon senso.

6. Mi compiaccio per la tua devozione a San Domenico soprattutto perché il suo Ordine è stato particolarmente benemerito per la diffusione del S. Rosario all’interno del popolo di Dio.

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo