Le risposte sono messe in corsivo e in grassetto subito dopo le singole domande

Caro Padre Angelo,
Le chiedo una risposta ai seguenti quesiti:
1. come si devono interpretare le parole dette da Gesù a Giuda “sarebbe stato meglio per lui se non fosse mai nato”; a me sembra una frase di una cattiveria estrema;

Giuda aveva ricevuto molti avvertimenti da parte del Signore e vi ha sempre resistito.
Piuttosto di tradire il Signore, di compiere un gesto così grave, certamente sarebbe stato meglio per lui non essere mai nato.
Il Vangelo poi non ci dice in maniera esplicita se Giuda si sia perso eternamente. Ma se questo fosse successo, anche per questo sarebbe stato meglio per lui non essere mai nato.
Quello che il Signore ha detto per Giuda vale per tutti quelli che rieditano il suo peccato.
Sì, il peccato è cosa così orribile che sarebbe meglio morire prima piuttosto che compierlo.

2. perché così poche persone nella storia dell’umanità hanno potuto incontrare il cristianesimo? Se esso è fonte di gioia perchè privarne la maggior parte dell’umanità? Inoltre non hanno potuto incontrare i sacramenti, dunque come possono essere salvati e perché questa discriminazione per cui ad alcuni è dato di incontrare la Chiesa e ad altri no, non siamo tutti fratelli, non abbiamo tutti la medesima dignità di figli?

Molti nella storia non hanno potuto incontrare Cristo perché è in atto quello che San Paolo chiama il mistero dell’iniquità.
Gesù non vuole privare nessuno della gioia di incontrarlo e di possederlo.
Ha detto anche che la messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pochi continuano a essere coloro che si muovono per mettersi a servizio totale del Signore per la salvezza del mondo.
Certo: se tu ti mettessi a servizio esclusivo del Signore sarebbero di meno quelli che non possono fruire dei suoi doni!.
A proposito dei sacramenti il Signore non fa discriminazione per nessuno perché offre a tutti la capacità di salvarsi: o attraverso la Chiesa e i suoi sacramenti oppure attraverso vie straordinarie a lui solo conosciute.

3. come distinguere la verità di una religione rispetto ad un’altra ed in particolare del cristianesimo rispetto alle altre religioni? Anche i mussulmani pensano che la loro religione sia l’unica vera.

Abbiamo la ragione per discernere quale sia la religione vera.
Se in qualche religione vi è qualcosa che è contro le reali esigenze della ragione, significa che, insieme a parcelle di verità, vi sono anche degli errori.
Per l’islam è sufficiente vedere la condizione della donna: come viene trattata nella vita presente e anche in quella futura per capire che ci si trova di fronte ad un messaggio inaccettabile.
Per il cristianesimo vale tutt’oggi la domanda di Gesù: “Chi di voi mi può convincere di peccato?” (Gv 8,46).
Se ci fosse qualche errore nella vita di Gesù e nel suo messaggio, sarebbe da accantonare. Ma così non è.
Inoltre per noi cristiani vi è ancora questo dato: Gesù non si presenta semplicemente come uomo, ma come Dio.
Se qualcuno può dire con dati di fatto alla mano che Gesù ha mentito su un punto così grande, allora il cristianesimo non sarebbe la religione vera.
Ma se le sue opere confermano quello che ha detto, allora si deve credere in Lui.

4. come è possibile che chi crede in un’altra religione o è ateo dopo la morte “impari” le verità cristiane, cioè il catechismo?

Chi ha detto simili cose?
Certo: se uno si salva, impara tutto perché vede direttamente nella mente di Dio.
Se invece si danna non impara niente, se non questo: che nella vita precedente gli erano state offerte tante grazie per salvarsi e che ne non ha voluto approfittare.

5. come si può essere certi che si è salvati?

La salvezza dipende dallo stato di grazia.
Il concilio di Trento ha affermato che “nessuno sa con certezza di fede, incompatibile con ogni errore, se sia in stato di grazia” (DS 1534).
Tuttavia, come ricorda S. Paolo, “lo Spirito attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio” (Rm 8,16). Non lo si percepisce dall’esterno, ma “mediante l’effetto dell’amore filiale che egli produce in noi” (s. tommaso, Commento alla lettera ai Romani, VIII, 8).
E questo lo si può congetturare – sempre secondo San Tommaso – da tre segni.
Il primo: dalla testimonianza della propria coscienza, per cui si è consapevoli di amare il Signore e di essere pronti a qualsiasi cosa pur di non offenderlo.
Il secondo: è costituito dall’ascolto della parola di Dio e soprattutto dal metterla in pratica.
Il terzo è dato dall’interno assaporamento della divina sapienza, che avviene come una certa prelibazione della beatitudine futura.
È un’esperienza, questa, sempre legata alla carità e alla presenza dello Spirito Santo, e la si può notare anche in persone incolte, ma unite al Signore.

La ringrazio e la saluto cordialmente.
Sergio

Anch’io ti saluto cordialmente, ti prometto un ricordo al Signore e ti benedico. Padre Angelo