Quesito
Ciao padre Angelo,
mi chiamo Gianluca ho 15 anni e un mese fa mi sono riavvicinato alla fede dopo dei brutti momenti che ho passato. Prego spesso e la domenica vado sempre a Messa. Ma avvolte mi sento incredulo. Ho cercato Dio in questi momenti di cui soffro ancora un po’ e ora non so se credo o se sto solo cercando rifugio. Mi può dare un consiglio per rafforzare la fede e credere di più nel Dio Padre.
La ringrazio.
Risposta del sacerdote
Caro Gianluca,
1. sono contento che ti sia riavvicinato alla fede.
Sono contento soprattutto perché Dio si è fatto nuovamente sentire nella tua vita. È lui che ha suscitato di nuovo in te l’interesse perla fede come attesta la Sacra Scrittura: “È lui che suscita in noi il volere e l’operare secondo il suo disegno di amore” (Fil 2,13).
2. Per superare l’incredulità che talvolta ti assale ti consiglio di rimanere aderente alle Sacre Scritture, soprattutto del Nuovo Testamento e in particolare dei vangeli.
La vita di fede, infatti, ha bisogno di nutrimento e il nutrimento ordinariamente si attua attraverso l’ascolto della parola di Dio.
3. Per superare gli attacchi di incredulità tieni sempre presente il criterio indicatoci da Gesù Cristo in Gv 8,46: “Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete?”.
A contatto con i testi sacri è Gesù Cristo stesso che ti interpella e che ti domanda: “Dove ho sbagliato? Che cosa c’è di non vero nelle parole che ho detto o nelle opere che ho compiuto?”.
Allora non potrai non dire: “È tutto vero. Non c’è nulla di sbagliato!”.
4. Nello stesso tempo dì pure al Signore: “Signore, io credo. Ma aumenta la mia fede!” (cf Mc 9,24).
La fede in Gesù Cristo è di ordine soprannaturale. È un dono infuso nella nostra anima e noi dobbiamo domandare al Signore di consolidarlo sempre più.
Come contro risposta avvertirai subito un consolidamento nella tua fede.
Tanto più che dal momento che è lui che suscita in te il desiderio di una fede più radicata, è ben contento di portare a compimento ciò che ha iniziato.
5. Ugualmente cerca di vivere sempre nella grazia di Dio e di fuggire il peccato grave.
Il peccato grave è essenzialmente un allontanamento da Dio (in latino: aversio a Deo). Così lo definisce Sant’Agostino.
Come quando ci si allontana sempre più dal suono di una campana lo si sente sempre meno fino a non sentirlo più del tutto, così avviene anche nei rapporti con Dio.
L’allontanamento progressivo e costante alla fine spegne tutto.
In molti tuoi coetanei purtroppo succede proprio questo.
6. Inoltre ti suggerisco di instaurare nella tua vita quella pedagogia della santità di cui parlava Giovanni Paolo II nella lettera Novo millennio ineunte.
Tra gli elementi essenziali di questa pedagogia vi è anche la confessione sacramentale fatta in maniera regolare e frequente.
Non aspettare che vi siano peccati gravi per accedere a questo sacramento.
Anche se si tratta solo di peccati veniali, ogni confessione conferisce un aumento di grazia e mantiene in un certo fervore la nostra vita spirituale.
7. Ti consiglio infine di compiere atti espliciti di amore per il Signore e per la Madonna. Non si tratta di fare chissà quale cosa. È sufficiente compiere il nostro dovere quotidiano, soprattutto quando non se ne ha voglia, per amore del Signore o della Madonna.
Mi dici che preghi spesso. Continua così. Soprattutto quando ti metti a pregare dì pure al Signore che lo fai per amore suo. La stessa cosa falla anche per la Madonna.
A questi nostri atti di amore il Signore e la Madonna corrispondono sempre con il loro amore, che è accompagnato da aumento di grazia, da aiuti, da doni, da consolazione e da illuminazione interiore.
In tal modo la nostra vita cristiana si consolida sempre più perché viene irrobustita da tutto ciò che si riceve da parte del Cielo.
Il toccare con mano la vicinanza di Dio è l’argomento più forte per superare ogni incredulità.
Con l’augurio che tu riesca a mettere in pratica ciò che ti ho detto e sentire rafforzata la tua fede, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
