Quesito

Gentile padre,
mi scusi se la disturbo, ma ho bisogno di una parola di conforto. Mi chiamo V. e ho 27 anni, mamma e moglie di una bambina di due anni. Proprio da 2 anni sto facendo il cammino, ma mi trovo in difficoltà. Infatti dopo la gravidanza, utilizzavo la pillola, poi venendo a conoscenza del fatto che è peccato grave, l’ho sospesa, ma purtroppo io e mio marito non possiamo utilizzare il metodo naturale, perchè il mio ciclo è molto irregolare, e quindi o ci asteniamo oppure utilizziamo il metodo del coito interrotto. Visto che esso, rappresenta una tappa del cammino, dato che c’è stata in me l’intenzione di migliorarmi, la domanda che le pongo è questa: se utilizzo questo metodo, posso nutrirmi del sacramento eucaristico oppure devo astenermi?
La ringrazio in anticipo per la sua disponibilità, il Signore le doni la pace.
V.


Risposta del sacerdote

Cara V.,
intanto ti dico che hai fatto bene ad eliminare la pillola, dal momento che le sue conseguenze sono devastanti sotto tutti gli aspetti. A cominciare da quello morale, che è il più importante.
Mi dici che hai 27 anni. Pertanto sei ancora giovane. La prima cosa che ti consiglio è di riferirti ad una persona abilitata ad insegnare il metodo Billings. Nel consultorio familiare della tua diocesi ti possono agevolmente indicare le persone adatte al tuo caso.
Vedrai che sarai contenta.

2. Vengo adesso al tuo problema.
Il coito interrotto, come del resto anche l’uso di altri contraccettivi, è contrario alla legge di Dio che intende tutelare e promuovere la purezza dell’amore coniugale.
Senti che cosa ha detto Giovanni Paolo II nel documento Familiaris consortio: “Quando i coniugi i coniugi, mediante il ricorso alla contraccezione, scindono questi due significati che Dio Creatore ha inscritti nell’essere dell’uomo e della donna e nel dinamismo della loro comunione sessuale, si comportano come “arbitri” del disegno divino e “manipolano” e avviliscono la sessualità umana, e con essa la persona propria e del coniuge, alterandone il valore di donazione “totale”. Così, al linguaggio nativo che esprime la reciproca donazione totale dei coniugi, la contraccezione impone un linguaggio oggettivamente contraddittorio, quello cioè del non donarsi all’altro in totalità: ne deriva, non soltanto il positivo rifiuto all’apertura alla vita, ma anche una falsificazione dell’interiore verità del personale” (FC 32).
E successivamente, in un’altra occasione ha detto: “Nell’atto coniugale non è lecito separare artificialmente il significato unitivo dal significato procreativo perché l’uno e l’altro appartengono alla verità intima dell’atto coniugale: l’uno si attua insieme all’altro e in certo senso l’uno attraverso l’altro. Quindi l’atto coniugale privo della sua verità interiore, perché privato artificialmente della sua capacità procreativa, cessa di essere atto di amore” (22.8.1984).
Anche il coito interrotto, pertanto, nonostante le intenzioni dei coniugi, cessa di essere un atto di autentico amore.

3. Mi dici che l’uso di questo metodo è una tappa del vostro cammino spirituale.
Di per sé non può essere una tappa ciò che intrinsecamente è male. Si tratta di una caduta, di un peccato. E il peccato in quanto tale, non può mai far progredire.
Più che una tappa, puoi dire che è una condizione difettosa davanti a Dio e al tuo partner.

4. Mi chiedi se utilizzando questo metodo, puoi nutrirti del sacramento eucaristico oppure se ti debba astenere.
La risposta è chiara: puoi nutrirti dell’Eucaristia previa confessione. Si tratta infatti di un peccato grave. E la prima condizione per poter nutrirsi in maniera salutare di Cristo è di essere in grazia di Dio, e cioè privi di peccati gravi non ancora assolti.
Se invece non sei confessata, devi astenerti dal fare la Santa Comunione.
Paolo VI, nell’enciclica L’Humanae vitae, scrive: “Non intendiamo affatto nascondere le difficoltà talvolta gravi inerenti alla vita dei coniugi cristiani: per essi, come per ognuno, ‘è stretta la porta e angusta la via che conduce alla vita’ (Mt 7,14; Eb 12,11). Ma la speranza di questa vita deve illuminare il loro cammino, mentre coraggiosamente si sforzano di vivere con saggezza, giustizia e pietà nel tempo presente, sapendo che la figura di questo mondo passa (1 Cor 7,31).
Affrontino quindi gli sposi i necessari sforzi, sorretti dalla fede e dalla speranza che non delude; perché l’amore di Dio è stato effuso nei nostri cuori con lo Spirito Santo, che ci è stato dato (Rm 5,5); implorino con perseverante preghiera l’aiuto divino, attingano soprattutto nell’Eucaristia alla sorgente della grazia e della carità.
E se il peccato facesse ancora presa su di loro, non si scoraggino, ma ricorrano con umile perseveranza alla misericordia di Dio, che viene elargita nel sacramento della Penitenza” (HV 25).
Come vedi, il papa non dice di andare a fare la Santa Comunione lo stesso, ma di ricorrere con umile perseveranza alla misericordia di Dio che viene elargita nel sacramento della Penitenza.

Forse ti sembrerà difficile dover ricorrere alla Confessione volta per volta. Ma sarai contenta, vedrai! Anche qui è importante chiamare ogni cosa col suo nome, senza farci sconti. La fiducia nel Signore viene sempre premiata.

Ti ringrazio, ti seguo con la preghiera e ti benedico.
Padre Angelo