Quesito

Caro Padre,
torno a farmi sentire dopo aver riavviato il periodo di lezione, che come sa bene scombussola sempre gli orari e il tempo libero…
La Quaresima mi sforzo di viverla con i suggerimenti che mi ha dato, pur rimanendo a volte un pò indietro e non riuscendo magari a seguire perfettamente il “digiuno spirituale”. Ma spero (e penso) che il Signore accetti la buona volontà.
Il quesito che vengo a porle riguarda una sua risposta a una recente domanda, dal titolo “Mio marito non crede e ho problemi per l’educazione religiosa del mio bambino”.
Tra le altre cose, lei dice:
Comprendo altri disagi che provi: la condizione di non aver altri figli e la contraccezione coniugale.
La Chiesa capisce un coniuge che subisce tale situazione per non mandare all’aria il matrimonio.
C’è da augurarsi che a proposito della contraccezione il marito non costringa te a prendere il contraccettivo, perché anche fisicamente ti nuocerebbe.
Sotto il profilo morale, la tua si configura come una cooperazione attiva ad un atto che intrinsecamente non è conforme al progetto di Dio sul matrimonio. E per questo ti dico di confessarti regolarmente prima di fare la Santa Comunione. Probabilmente lo fai già e avrai trovato un sacerdote che ti capisce e che per te è ministro della misericordia divina che è senza limiti.
Ecco, qui penso di non aver capito… consigliando a questa persona di confessarsi regolarmente, non si dà una specie di invito a continuare la cattiva strada che ha intrapreso?
Non sarebbe meglio dire (nel caso ipotetico che a me capitasse una domanda simile alla sua) a questa persona che deve mettere comunque al primo posto Dio, pregare per poter fare una scelta difficile, e rischiare tutto per la fede?
Perché l’atto è intrinsecamente malvagio, e non può avere giustificazioni di sorta…
Simili dubbi me li dà il quesito dal titolo “Ho qualche problema ad accettare la morale sessuale della Chiesa, faccio contraccezione ed è da parecchio che non mi accosto ai sacramenti”. Lei afferma: Pentirsi non significa avere la certezza che non si ricadrà più nel peccato. Significa invece riconoscere che quello che facciamo dispiace a Dio, che non vorremmo farlo. Ma, stante la nostra fragilità, siamo certi purtroppo che vi ricadremo ancora.
Ma pentirsi, non include il proposito di “non commettere mai più” il peccato (addirittura evitando le occasioni prossime)? Se uno è certo di ricascarci, non si contraddice nella recita dell’atto di dolore?
Altro canto è quello di ricadere nonostante si sia fatto il massimo per rimanere in grazia di Dio.. ma io finora avevo sempre creduto che l’impegno confessionale prevedesse almeno la volontà in futuro di evitare assolutamente il peccato, e di ripartire da zero. Come si può conciliare questo con la consapevolezza di una sicura ricaduta?
Come sempre, quando espongo questi dubbi non metto in dubbio (scusi il gioco di parole) la sua autorevolezza; più che altro sono io che ho paura di aver frainteso e ho bisogno di avere ben chiari certi concetti.
La saluto e le auguro un buon proseguimento verso la Pasqua, ricordandola nella preghiera.
Lorenzo


Risposta del sacerdote

Caro Lorenzo,
1. anzitutto mi compiaccio per il cammino quaresimale che vai facendo, pur tra qualche alto e basso.
La Quaresima è un periodo molto bello.
Sembra conferire un senso di freschezza e di primavera alla nostra vita cristiana.

2. Vengo adesso alle tue domande.
Ti dico subito che non hai capito male, anzi hai capito bene.
Ma il problema sta nel passare dai principi, ai quali ci si deve ispirare, alla pratica.
I principi hanno la loro linearità e, se uno è di buona volontà, li può comprendere abbastanza facilmente.
La pratica invece è intimamente legata alla nostra vita, la quale non sempre è lineare, anche a motivo delle difficoltà nelle quali si è costretti a vivere.

3. Nel primo problema che susciti (il consiglio di confessarsi regolarmente, pur sapendo che si continuerà a commettere peccato) bisogna tenere presente che la donna sta subendo una certa costrizione da parte del marito.
Se dipendesse unicamente da lei, volentieri, agirebbe diversamente.
Ma per la pace e l’unità della famiglia, per il bene dei figli… soccombe.
Anche la pace e l’unità della famiglia sono un bene preziosissimo voluto da Dio.
E allora per evitare un male peggiore accetta di cooperare in qualche modo.

4. È l’applicazione al nostro caso di quanto diceva Pio XI nella Casti Connubii si legge: “E sa anche bene la S. Chiesa che non di rado uno dei coniugi subisce piuttosto il peccato anziché esserne causa, quando per ragione veramente grave permette la perversione dell’ordine dovuto, alla quale pure non consente, e di cui quindi non è colpevole, purché memore, anche in tal caso, delle leggi della carità, non trascuri di dissuadere il coniuge dal peccato e allontanarlo da esso” (DS 3718).
Pio XI ha presente il caso della donna che semplicemente subisce un atto, al quale non acconsente e non coopera.
Io invece ho presente il caso di una donna che certamente subisce l’iniziativa, ma poi pro bono pacis vi coopera.
Nel caso di Pio XI non vi è colpa alcuna. Nel mio c’è un pò di colpa.
E allora esorto la donna a portare avanti la propria croce, affidandosi alla misericordia del Signore e invitandola, dopo esserci regolarmente confessata, a partecipare all’Eucaristia.
Mettere a soqquadro la famiglia sarebbe un male peggiore, un male che certamente Dio non vuole. E deve fare di tutto per evitarlo.
Come vedi, qui la donna si trova in qualche modo di fronte ad un conflitto di valori. E coopera in qualche modo ad un’azione cattiva per evitarne una peggiore.

5. Per il secondo quesito riporti le mie parole, che sottoscrivo di nuovo apertamente: Pentirsi non significa avere la certezza che non si ricadrà più nel peccato. Significa invece riconoscere che quello che facciamo dispiace a Dio, che non vorremmo farlo. Ma, stante la nostra fragilità, siamo certi purtroppo che vi ricadremo ancora.
Come vedi, dico che pentirsi significa riconoscere che quello che facciamo dispiace a Dio e che non vorremmo farlo.
Questo sentimento è la cosa più importante.
E tuttavia si sa, magari anche con certezza, che purtroppo si cascherà di nuovo.
Quando andiamo a lavare le nostre mani, sappiamo che torneremo a lavarle e forse anche di lì a poco. Ma non per questo andiamo subito a sporcarle.
Così, ad esempio, non vorremmo andar mai distratti nella preghiera, ma sappiamo in anticipo che purtroppo ci distrarremo ancora.
Sarebbe diverso se invece concepissimo il proposito di andar distratti o di non avere alcuna volontà di allontanare le distrazioni.

6. Ti ringrazio molto per avermi permesso di puntualizzare (mi auguro) il mio pensiero.
Ti ringrazio anche delle tue preghiere, sempre utili.
Ricambio con l’augurio di un buon proseguimento verso la Pasqua, ti ricordo nella Messa e ti benedico.
Padre Angelo