Quesito

Caro Angelo,
Volevo chiedere quale sia oggi la posizione della Chiesa per quanto concerne il tema della “laicità”.
Il pensiero cattolico contemporaneo è concorde nel ritenere la laicità, un valore assoluto da difendere, frutto del progresso umano, per la realizzazione di una società fondata sulla libertà e l’uguaglianza dei cittadini?
La laicità non è forse invece, frutto di un processo di secolarizzazione della società che ha investito l’occidente post illuminista?
L’occidente liberale in nome dell’uguaglianza, e della libertà (idee che il cristianesimo ha sempre incarnato) credo non sia altro che il segno della disubbidienza umana, insita nel suo animo, che si traduce con la volontà di costruire una società fondata su un lume bieco, la ragione che dimentica di ergersi per sola grazia di Dio: la realizzazione di un mondo che si regge sulla sola filosofia umana. Le teorie politiche illuministe pretendono di reggersi unicamente sul volere dell’uomo.
Ciò che l’illuminismo liberale ha lasciato in nome del bene comune, sono i valori della dignità umana, che Cristo ci ha insegnato, posti in chiave razionalistica: cosa ingannevole.
Ora, tornando alla laicità, credo che dovremmo ritenere questa un valore aggiunto, da non collegarsi al progresso dell’uomo in senso tecnologico o scientifico, aspetto del tutto positivo se nella misura sana del volere divino.
La laicità è un valore che l’uomo, in seguito ad una complessa rivoluzione del pensiero, ha aggiunto ad un sano evolveri dell’uomo che sicuramente si sarebbe verificato anche senza dimenticare la sorgente prima della nostra esistenza. 
Inoltre per concludere e sgombrarsi da dubbi, S. Tommaso stesso fu un sostenitore della teoria politica chiamata generalmente “del sole e della luna”, mi corregga se sbaglio, secondo la quale come le membra devono essere subordinate allo spirito, così il potere secolare del monarca a quello spirituale della Chiesa.
Chiedo a lei, oggi che viviamo in un occidente post illuministico, e sono assurdi discorsi anacronistici, come dobbiamo valutare la laicità? Cosa rappresenta per la Chiesa oggi, e nel disegno di Dio unica provvidenza nella storia?
E’ un male che lotta contro il cristianesimo, a fianco di un sincretismo culturale imperante, oppure un’occasione per la diffusione del messaggio evangelico? Nella Bibbia leggiamo che Dio può trarre bene dal male.
In attesa della sua risposta,
La saluto e la ringrazio di cuore per la pazienza.
Samuele


Risposta del sacerdote

Caro Samuele
1. anzitutto bisogna intendersi sul concetto di laicità.
Se per laicità dello stato s’intende la sua autonomia dal potere religioso, siamo perfettamente d’accordo. Gesù stesso ha detto: “date Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”.
Se invece per laicità s’intende l’esclusione di ogni riferimento alla legge naturale, e in definitiva a Dio che ne è l’autore, allora va detto chiaramente che questa laicità non è accettabile.
L’uomo infatti non è artefice di se stesso. E neanche la società è artefice di se stessa.
Purtroppo presso molti il concetto di laicità è sinonimo di secolarismo, e cioè di una concezione dell’uomo che astrae da Dio.

2. Questa seconda accezione di laicità ritiene che non esista una legge naturale, che quanto deciso dalla maggioranza sia l’unico criterio da seguire.
Ma sappiamo bene che la maggioranza può essere facilmente pilotata da chi ha più capacità di persuadere.
In proposito Benedetto XVI ha detto che “c’è bisogno di una legge comune, che aiuti la libertà ad essere veramente se stessa, anziché cieco arbitrio, e che protegga il debole dal sopruso del più forte.
Nella famiglia dei popoli si verificano molti comportamenti arbitrari, sia all’interno dei singoli Stati sia nelle relazioni degli Stati tra loro. Non mancano poi tante situazioni in cui il debole deve piegare la testa davanti non alle esigenze della giustizia, ma alla nuda forza di chi ha più mezzi di lui” (Benedetto XVI, Messaggio per la XLI giornata della pace, 1 gennaio 2008, n. 11).
“Una famiglia vive in pace se tutti i suoi componenti si assoggettano ad una norma comune: è questa ad impedire l’individualismo egoistico e a legare insieme i singoli, favorendone la coesistenza armoniosa e l’operosità finalizzata” (Ib.).

3. Continua il Papa: “Ma dove e come trovare questa legge?
Questa norma morale comune è “basata sulla natura delle cose” e “la ragione umana è capace di discernerla, almeno nelle sue esigenze fondamentali, risalendo così alla Ragione creatrice di Dio che sta all’origine di tutte le cose. Questa norma morale deve regolare le scelte delle coscienze e guidare tutti i comportamenti degli esseri umani” (Ib., n. 12).
“La conoscenza della norma morale naturale non è preclusa all’uomo che rientra in se stesso e, ponendosi di fronte al proprio destino, si interroga circa la logica interna delle più profonde inclinazioni presenti nel suo essere. Pur con perplessità e incertezze, egli può giungere a scoprire, almeno nelle sue linee essenziali, questa legge morale comune che, al di là delle differenze culturali, permette agli esseri umani di capirsi tra loro circa gli aspetti più importanti del bene e del male, del giusto e dell’ingiusto” (Ib., n. 13).

4. Del resto come si potrebbero difendere i diritti dell’uomo se essi non poggiassero su basi solide, quali sono quelle indicate dalla natura dell’uomo e delle sue inclinazioni?” (Benedetto XVI, Messaggio per la XL giornata della pace, 1 gennaio 2007, n. 12).

5. Su questi temi non possiamo far riferimento ad altri secoli della vita della Chiesa, quando l’imperatore veniva considerato luogotenente di Cristo e per tal motivo soggetto al potere religioso.
È giusto dunque parlare di laicità, all’interno della legittima autonomia delle realtà temporali di fronte a qualunque potere religioso.
Sotto quest’aspetto la laicità deve essere ritenuta un valore acquisito e irrinunciabile per tutti.
Invece la laicità che è sinonimo di secolarismo e di laicismo, proprio perché pretende di fare a meno della norma morale, finisce per trasformarsi in tirannide dei forti a scapito dei deboli.

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo