Quesito

Caro Padre Angelo,
la mia domanda sarà semplice e diretta come sono io: che senso ha la vita di un disabile mentale?
Dio che disegno può avere per loro, che non posso né intendere né volere?
Quale sarà il loro destino ultraterreno, dato che sono senza meriti ed allo stesso tempo senza peccato?
La ringrazio anticipatamente per la risposta e prego per lei


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. disabile è un’espressione generica e si può esprimere in svariatissime maniere.
Ma quella che tu ipotizzi è quella estrema, di chi non è capace di intendere e di volere.

2. Sì, è vero, non è capace di intendere e di volere.
Ma quelli che gli stanno accanto sono capaci di intendere e di volere.
E questo già basta perché secondo il disegno di Dio anche il disabile possa compiere la sua parte: quella di stimolare gli altri nell’esercizio della carità nel donarsi perdutamente.

3. Senza dire della predica che tacitamente rivolge a tutti quelli che l’incontrano: perché disabile lui e non io?
Che meriti ho io?
E delle mie capacità come ne sto usando?
E inoltre: non sono veramente “grandi” quelli che si dedicano a Lui con un amore generoso e disinteressato?

4. Pertanto potrei dire che in virtù di quel disabile molti diventano più buoni e più pensierosi.
Senza saperlo, quel disabile compie per molte persone qualcosa di così grande che forse nessun altro al suo posto riuscirebbe a fare.

5. Circa il suo destino ultraterreno: è vero che non ha meriti personali perché non ha libertà.
Però gli vengono donati i meriti di Gesù Cristo.
Cristo infatti è morto per rendere tutti partecipi dei suoi meriti e della sua vita divina.
Ed è un capitale enorme!

6. Questo ricorda tra l’altro che anche noi, se ci salviamo, non ci salviamo anzitutto per i nostri meriti.
Solo i meriti di Cristo ci sanano dai nostri peccati e ci arricchiscono davanti a Dio.
Se poi uniti a Lui e cioè con la grazia santificante compiamo qualche cosa di buono, ebbene queste opere servono a farci attingere più abbondantemente ai meriti di Nostro Signore.
È solo la linfa che scorre da Lui a noi che dà vigore soprannaturale alle nostre azioni e le rende meritorie davanti a Dio.
Dice Gesù: “Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla” (Gv 15, 4-5).

7. Infine, se si tiene in conto che il grado di grazia che si riceve al momento del Battesimo lo si riceve secondo la misura del beneplacito di Cristo (Ef 4,7), allora in Paradiso potremo godere delle belle sorprese: quelli che di qua sono stati considerati ultimi li contempleremo molto in alto in paradiso.
Mentre altri che di qua erano considerati primi perché pieni di talento, di successo e di attività, di là potrebbero essere ultimi, e cioè esclusi dal Paradiso, all’inferno.

Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo