Quesito

Gentile Padre Angelo,
mi chiamo Antonio E. ho 23 anni e ho da poco scoperto il vostro sito che reputo molto interessante ed utile.
Ultimamente mi sto interessando, più approfonditamente, al concetto di angelo custode e di come "mettersi in contatto" con esso. Ho letto  alcune cose  su questo argomento.
Adesso io le chiedo, che senso ha "chiedere un aiuto" a un angelo quando lo possiamo chiedere a Dio?
Stessa cosa per i santi, che senso ha chiedere una cosa a un santo quando la possiamo chiedere a Dio?
Un angelo o un santo non potranno mai amarci come il Signore o no? Quando si chiede l’intercessione di un santo per chiedere un qualcosa a Dio che senso ha? Il santo deve convincere il Signore di che cosa? se noi abbiamo convinto lui (il santo) si figuri se non abbiamo convinto Dio che è più buono e più generoso. Infine lei mi potrà dire che alla fine gli angeli altro non sono che una proiezione del Signore stesso e se chiediamo aiuto a loro lo chiediamo a Dio stesso, allora qual’è il motivo della loro esistenza? Quindi le mie domande sostanzialmente sono: qual’è il fine dell’intercessione? E se mi può cortesemente  dare delle delucidazioni sul concetto di angelo custode e che rapporto possiamo avere con loro.
La ringrazio infinitamente del servizio che offre
Distinti Saluti
Antonio


Risposta del sacerdote

Caro Antonio
1. L’intercessione degli abitanti del cielo (angeli e santi) ci è necessaria non per far conoscere a Dio le nostre necessità, ma per ottenere quanto gli chiediamo in virtù dei meriti di questi suoi singolari amici.
Siamo consapevoli che quello che non possiamo ottenere con i nostri meriti, lo possiamo con la loro intercessione, con il loro aiuto.

2. L’intercessione degli abitanti del cielo ricorda che con la morte non si spezzano i legami tra gli amici di Dio.
Andare in Cielo non significa cessare di amare, ma amare e beneficare da una postazione più alta e più efficace.
Quello che potevano fare in terra, i santi lo possono fare molto di più dal cielo.

3. Nello stesso tempo questa intercessione ci stimola all’imitazione dei loro esempi e a vivere sempre orientati verso le realtà future.

4. In particolare per gli angeli: noi li invochiamo perché sono stati incaricati da Dio di proteggerci.
Gli Angeli ci amano, ci vogliono con loro in Paradiso e sono contenti di assisterci proprio perché hanno ricevuto questo incarico da Dio.

5. La Sacra Scrittura riporta episodi di invocazione fatta agli Angeli.
Giacobbe chiede all’angelo, col quale ha lottato, di benedirlo. Anzi lo costringe a benedirlo dichiarando che non lo avrebbe lasciato libero se non dopo averne avuto la benedizione: “L’Angelo disse: «Lasciami andare, perché è spuntata l’aurora». Giacobbe rispose: «Non ti lascerò, se non mi avrai benedetto!»” (Gn 32,27).
Sul letto di morte affiderà i suoi figli all’Angelo che lo aveva benedetto: “L’angelo che mi ha liberato da ogni male, benedica questi ragazzi!” (Gn 48,16).

6. Il culto agli Angeli e ai Santi ci vien chiesto da Dio stesso.
Molti benefici che Dio ci dona sono frutto dell’intercessione dei santi, i quali non hanno lasciato i vincoli di carità che li tengono a noi uniti.
Nel Vangelo di Luca si legge che vi è grande gioia in cielo per un peccatore che si converte (Lc 15,7). Ciò significa che i santi del cielo intercedono con le loro preghiere per la conversione nostra.

7. Qualcuno ha detto questa intercessione dei santi sarebbe perfettamente inutile perché Dio non ha bisogno di intercessori e di intermediari per elargire le sue grazie agli uomini.
A tal proposito vanno ricordati i casi di Abimelek e degli amici di Giobbe, ai quali Dio perdona le loro colpe solo in seguito alle suppliche e alle preghiere di Abramo di cui si legge: “Abramo pregò Dio e Dio guarì Abimèlec, sua moglie e le sue serve, sì che poterono ancora aver figli. Il Signore, infatti, aveva reso sterili tutte le donne della casa di Abimèlec, per il fatto di Sara, moglie di Abramo” (Gn 20,17-18) e di Giobbe: “Andate dal mio servo Giobbe…, il mio servo Giobbe pregherà per voi, affinché io, per riguardo a lui, non punisca la vostra stoltezza” (Gb 42,8).

8. Certo il Signore Gesù Cristo è l’unico nostro Mediatore. Solo Lui ci ha riconciliati col Padre mediante il suo sangue (Rm 5,10).
Compiuta la nostra redenzione, è entrato nel santuario del cielo dove non cessa di intercedere per noi (Eb 9,12).
Ma questa verità fondamentale della nostra fede non è affatto contraria al culto e all’invocazione dei santi. Tanto è vero che lo stesso san Paolo, così profondo sostenitore della mediazione unica di Gesù, insiste nel chiedere le preghiere dei fratelli nella fede: “Perciò, fratelli, per il Signore nostro Gesù Cristo e l’amore dello Spirito, vi raccomando: lottate con me nelle preghiere che rivolgete a Dio, perché io sia liberato dagli infedeli della Giudea e il mio servizio a Gerusalemme sia bene accetto ai santi” (Rm 15,30-31). Segno evidente che le preghiere dei santi in cielo e l’intercessione dei giusti sulla terra non attenuano affatto la gloria di Cristo mediatore.

9. D’altra parte Dio stesso ha manifestato il suo gradimento per le preghiere rivolte ai santi operando prodigi presso i loro sepolcri come avvenne nel caso di quel cadavere deposto per caso nel sepolcro Eliseo che a contatto con le ossa del Profeta riebbe immediatamente la vita: “Mentre seppellivano un uomo, alcuni, visto un gruppo di razziatori, gettarono quell’uomo sul sepolcro di Eliseo e se ne andarono. L’uomo, venuto a contatto con le ossa di Eliseo, riacquistò la vita e si alzò sui suoi piedi” (2 Re 13,21).

10. Infine l’espressione che hai usato “gli angeli sono proiezione di Dio” è nebulosa e si presta ad equivoci. È molto più semplice usare il linguaggio di sempre: sono creature di Dio e sono puri spiriti.

Mi auguro di averti dato diversi spunti per ravvivare la tua comunione con gli Angeli e i Santi. È una comunione utilissima per te e per tutti noi.
Ti affido alla loro intercessione e ti benedico.
Padre Angelo