Caro Padre Angelo, 
ho scoperto di parecchio tempo questo sito, e sono contento che offre la sua disponibilità per la gente!
Io sono un religioso straniero che sto facendo tappa dell’tirocinio in una congregazione! Non riesco avvolte a capire quello che succede con me perché spesso mi viene a fare atti impuri, ho la età di 22 ani, mi lascio influenzare spesso di quello che gira intorno a me!
Voglio uscire in discoteca come fanno i giovani della mia età, di sentirmi libero in quello che faccio, ecc.
Mi potrebbe dare un consiglio come posso educare il corpo?
Voglio veramente vivere in purezza, e sono riuscito a farlo già, ti potrei dire che ero contentissimo, ma ora non riesco più a vivere così! Sono in attesa della sua risposta! Grazie di cuore! Gli assicuro la mia preghiera!


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1.non mi stupisco che un giovane religioso come te possa avere un momento di affievolimento nell’andare insieme col Signore e sia tentato di volgersi indietro.
Che fare in tale situazione?

2. Il Signore ha detto: “Vegliate e pregate per non cadere in tentazione” (Mc 14,38).
Il consiglio che ti do è di vivere in grande comunione col Signore. Sei stato chiamato a questo.
Non basta entrare in un istituto religioso per sentirsi al sicuro.
Il rapporto col Signore va rivissuto momento per momento, giorno dopo giorno e in maniera sempre più intensa.
La pratica della meditazione, l’unione col Signore, la preghiera, l’Eucaristia devono costituire la porzione principale della tua giornata.
Ti porto la mia esperienza.

3. Quando io ero giovane seminarista, soprattutto durante il tempo della meditazione, per quello che provavo, per i lumi che si affacciavano alla mente, per i moti all’interno del cuore, per le aspirazioni che tacitamente esprimevo, per la pace e la serenità che sperimentavo mi sentivo il ragazzo più felice di questo mondo.
Durante la meditazione sentivo i rumori delle macchine, degli autobus e delle moto. La gente andava e veniva. Ognuno andava certo per le proprie necessità, ma anche per le proprie aspirazioni e per il proprio desiderio di essere felice.
Ma io, inginocchiato sul quel pancone, accanto ad altri confratelli che in silenzio facevano la meditazione, mi sentivo il ragazzo più felice di tutti. Non provavo alcuna invidia per quelli che erano per strada, Anzi avrei desiderato che tutti si sentissero pieni della presenza di Dio, di luce e di gioia come ero io.
Questa gioia mi rimaneva dentro anche dopo la meditazione. Mi accompagnava in refettorio, dove subito dopo si andava, nello studio, nelle ricreazioni, nel rapporto con gli altri.
Era una conseguenza dell’unione col Signore.
Quello che si legge in Geremia era la mia esperienza quotidiana: “Quando le tue parole mi vennero incontro, le divorai con avidità; la tua parola fu la gioia e la letizia del mio cuore, perché io portavo il tuo nome (la tua presenza), Signore, Dio degli eserciti” (Ger 15, 16).

4. La purezza, più che un obiettivo da raggiungere, era un frutto di questa esperienza, di quest’unione.
Per questo non costituiva un problema. Era naturale vivere così.
Ho capito più tardi, ormai già sacerdote, che si trattava di un frutto dello Spirito Santo, come ce lo presenta la Sacra Scrittura sotto il termine di dominio di sé (Gal 5,22). La Volgata (la versione tradizionale) invece insieme col Catechismo della Chiesa Cattolica lo esprime con tre parole: “modestia, continenza e castità”.
Quando ho studiato queste cose le ho riviste nella mia esperienza di giovane seminarista. Senza saperlo, ne vivevo la realtà, che cresceva in me, come del resto cresceva anche nei miei confratelli.
La vita religiosa, con le sue regole e i suoi ritmi, ci consentiva di vivere così, come un gruppo di giovani che stavano insieme col Signore per seguirlo dovunque egli ci portasse.
Era una riedizione del collegio apostolico unito a Gesù, con Gesù al centro.

5. Il segreto dunque sta qui: nell’unione col Signore, nell’ascolto della sua parola, nel ricevere i lumi e gli affetti che solo Lui sa dare.
La Samaritana era andata per attingere acqua presso la fonte. Ma dopo aver incontrato il Signore è stata così presa da quella esperienza che, quasi dimentica del motivo per cui si era recata lì, lasciò la brocca e corse in città a dire alla gente: ho visto uno che mi ha raccontato tutta la mia vita. Che non sia lui il Messia?
Se non vivi questa esperienza dell’incontro col Signore e dello stare con Lui, che è l’esperienza più bella e affascinante di tutte, è inevitabile che si senta attrattiva per le cisterne screpolate che non danno la felicità se non nell’attimo in cui la si riceve.
Le cisterne screpolate non conservano la felicità. E per questo, lasciando interiormente vuoti, fanno sentire il desiderio di riprovare l’esperienza precedente. Esperienza però che non si può rivivere in ogni momento.

6. Rinnova a Gesù quello che gli hai detto quando ti ha chiamato a seguirlo.
Papa Giovanni, all’età di 21 anni, in occasione del suddiaconato che a quei tempi era l’ordine in cui si faceva la promessa di celibato, si rivolge a Gesù con queste parole: “Vedete, o Gesù, abbandono patria, parenti, le mie povere reti, tutto; io vengo con voi. Ricevetemi come accoglieste Pietro, Giovanni, Matteo e gli altri. (…). Una cosa sola desidero: che rimanga costante nel vostro santo amore, uno con voi, come voi siete uno col Padre vostro” (Giornale dell’anima, 1-10 aprile 1903, n. 8).
Anche tu non anelare ad altro che ad essere uno con Gesù, come Gesù è uno col Padre.

7. Oggi inizia il mese di maggio.
Chiedi a Maria che ti dia un poco dell’amore che Lei ha avuto per Gesù. Qui c’è tutto.
Sarebbe già sufficiente questo per sentire ravvivare la grazia della chiamata.
Papa Giovanni, all’età di 16 anni, iniziando il mese di maggio chiese due grazie alla Madonna. Si impegnò a vivere bene quell’esperienza e verso il termine del mese si sentì esaudito.
Auguro anche te la stessa cosa.
Ti assicuro al mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo