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Quesito

Gentile Padre Angelo, sono Dolores e ho una domanda:
Che differenza c’è tra un’indulgenza plenaria e una Confessione sentita? 
Per l’indulgenza serve la Confessione e in più si può compiere un altro gesto (come quello di visitare il cimitero, che lei ben conoscerà), è quest’ultimo gesto che la definisce “indulgenza plenaria”?
Per indulgenza si riferisce alla “possibilità di cancellare una parte ben precisa delle conseguenze di un peccato (detta pena temporale)”, cosa vuol dire? La Confessione non può cancellare una parte bene precisa delle conseguenze di peccato? 
L’indulgenza si compie per espiare un peccato preciso? Ma anche con la Confessione ci si può pentire di un solo peccato? 
Sarò felice se mi metterà in relazione Confessione e Indulgenza Plenaria, così che finalmente capisca la vera utilità della seconda. 
Le assicuro una preghiera nei suoi confronti.


Risposta del sacerdote

Cara Dolores,
1. sarebbe più facile rispondere alla domanda: qual è la differenza tra l’indulgenza plenaria e una confessione comune, piuttosto che a quella che mi hai presentato.

2. Dal momento che parli di confessione “sentita”, e cioè piena di fervore e di pentimento sincero per i propri peccati, le differenze vengono molto ridotte.
Si potrebbe dire che con l’indulgenza plenaria la remissione della pena è accresciuta da un intervento generoso della Chiesa.

3. Nell’elargire le indulgenze la Chiesa attinge ad un tesoro straordinario che è costituito dai meriti di Cristo che hanno un valore infinito e inesauribile.
In questo tesoro straordinario e inesauribile è incluso “il valore veramente immenso, incommensurabile e sempre nuovo che hanno presso Dio le preghiere e le buone opere della beata vergine Maria e di tutti i Santi” (Paolo VI, Indulgentiarum doctrina, n. 5).

4. C’è nel ricevere l’indulgenza l’aiuto vicendevole offerto dalla comunione dei santi.
Nei primi secoli della chiesa i penitenti erano soliti ricorrere a quelli che stavano soffrendo a motivo da Cristo, e cioè ai martiri.  Vi andavano per essere aiutati dai loro meriti al fine di ottenere dai vescovi una più rapida riconciliazione.
Scrive Tertulliano: “Quella riconciliazione che non potevano avere dalla Chiesa, alcuni erano soliti ottenerla dai martiri che si trovavano in carcere” (Ai martiri 1,6).

5. Lo stesso concetto lo si trova anche in San Cipriano: “Penso che bisogna venire incontro ai nostri fratelli in modo che quanti hanno ottenuto la dichiarazione dai martiri…, fatta sopra di loro l’imposizione delle mani in segno di penitenza, possono ritornare in pace con il Signore, proprio secondo il desiderio che i martiri ci hanno espresso nelle loro lettere” (Epist., 18).

6. Va ricordato però che tutte le indulgenze traggono la loro efficacia del sacrificio di Cristo che viene reso presente a beneficio dei fedeli nella celebrazione della Santa Messa.
Per questo, partecipando all’Eucaristia, si va alla sorgente di tutte le indulgenze plenarie.

7. Per questo il decreto Indulgentiarum doctrina ricorda che la dottrina sulle indulgenze “non intende assolutamente diminuire il valore degli altri mezzi di santificazione e di purificazione ed in primo luogo del sacrificio della Messa e dei sacramenti, specialmente del sacramento della penitenza.
Né vuole diminuire l’importanza di quegli aiuti abbondanti, che sono i sacramentali, e delle opere di pietà, di penitenza e di carità.
Tutti questi mezzi hanno in comune il fatto che tanto più efficacemente causano la santificazione e la purificazione quanto più strettamente il fedele si unisce a Cristo capo e il corpo della chiesa con la carità” (Indulgentiarum doctrina, n. 11).
In una parola, il maggiore o minore effetto di purificazione di santificazione dipende in ultima analisi dall’intensità della carità, dal nostro amore per Gesù Cristo e per tutta la Chiesa.

Ti ringrazio per le preghiere che mi hai assicurato e che volentieri contraccambio.
Ti auguro un sereno e Santo Natale e ti benedico.
Padre Angelo