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Quesito

Caro padre buongiorno,
Una “rassicurazione” dal punto di vista morale.
Mi hanno detto che il catechismo parla di “moderazione” nei rapporti  anche tra sposi.
Non le nascondo che la cosa mi ha turbato.
Anche perché come cattolico mi sto mantenendo vergine fine al matrimonio e ho intenzione di farlo.
Io penso e spero vivamente di essere confermato, che 2 sposi possono amarsi ogni volta che vogliono.
So che la chiesa parla di contraccezione naturale (e mi piacerebbe capire meglio perché).
  Ma al di la di questo, adesso ci manca pure che non posso fare l’amore con mia moglie quando voglio. Anzi .. vogliamo, perché si decide in 2.
Naturalmente con tenerezza e non in modo “animale” o “senza cuore”.
Nel rispetto della dignità dell’atto che é amore.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. il principio da cui parte la Chiesa nel suo insegnamento è il seguente: gli atti coniugali sono voluti da Dio in vista di un duplice fine: la donazione totale di sé e la procreazione.
A dire il vero, più che di un duplice fine, si può parlare di un unico fine: perché se nella donazione totale non si dona anche la rispettiva capacità di diventare padre e madre il dono non è più totale, anzi, si introduce all’interno del rapporto stesso una bugia, una falsificazione.

2. La Chiesa non parla di contraccezione naturale. La contraccezione è una deformazione del significato dell’atto coniugale e per questo non è mai lecita.
È la stessa cosa che contraddire il disegno di Dio sul matrimonio e sui suoi atti.
Proprio per questo è intrinsecamente peccaminosa e rende inadatti a fare la S. Comunione.

3. Il Catechismo della Chiesa Cattolica presenta in questo modo il significato dell’atto coniugale: “La sessualità, mediante la quale l’uomo e la donna si donano l’uno all’altra con gli atti propri ed esclusivi degli sposi, non è affatto qualcosa di puramente biologico, ma riguarda l’intimo nucleo della persona umana come tale.
Essa si realizza in modo veramente umano solo se è parte integrante dell’amore con cui l’uomo e la donna si impegnano totalmente l’uno verso l’altra fino alla morte (Giovanni Paolo II, Familiaris consortio, 11)” (CCC 2361).

4. Dice ancora: “Mediante l’unione degli sposi si realizza il duplice fine del matrimonio: il bene degli stessi sposi e la trasmissione della vita.
Non si possono disgiungere questi due significati o valori del matrimonio, senza alterare la vita spirituale della coppia e compromettere i beni del matrimonio e l’avvenire della famiglia” (CCC 2363).

5. E: “Gli atti coi quali i coniugi si uniscono in casta intimità, sono onorevoli e degni, e, compiuti in modo veramente umano, favoriscono la mutua donazione che essi significano, ed arricchiscono vicendevolmente in gioiosa gratitudine gli sposi stessi.
La sessualità è sorgente di gioia e di piacere” (CCC 2362).

6. La Chiesa ritiene lecito tener conto dei ritmi di fertilità e infertilità naturale.
In questo caso, infatti, non si altera il progetto di Dio, ma si dispone di una risorsa indicata dal Creatore stesso. L’atto è e rimane un gesto di donazione totale.
La mancata fecondità non deriva dalla volontà di modificare il progetto di Dio ma dai ritmi voluti da Dio stesso.

7. Certo, il ricorso ai ritmi di fertilità e infertilità naturale impegna i coniugi ad astenersi per l’arco di qualche giorno durante l’intero ciclo.
Ma anche questo, secondo il disegno provvidenziale di Dio, serve a ravvivare il dominio su se stessi e sulle proprie passioni, a evitare che l’atto scada semplicemente in uno sfogo di libidine.
Nello stesso tempo impegna i coniugi a ravvivare la reciproca intesa e l’amore vicendevole percorrendo altre strade, veramente umane, come il dialogo, la preghiera, lo stare insieme in modo diverso dal gesto sessuale.
In quante coppie vi sono rapporti sessuali moltiplicati, ma non c’è vita di amore e di intesa.
Tu stesso capisci che i gesti sessuali, privi del contesto quotidiano di amore, non risolvono granché.

8. Circa il ricorso ai ritmi di fertilità e infertilità ecco le testuali parole del Catechismo della Chiesa cattolica: “Il Creatore stesso. . . ha stabilito che nella reciproca donazione fisica totale gli sposi provino un piacere e una soddisfazione sia del corpo sia dello spirito. Quindi, gli sposi non commettono nessun male cercando tale piacere e godendone. Accettano ciò che il Creatore ha voluto per loro. Tuttavia gli sposi devono saper restare nei limiti di una giusta moderazione” (CCC 2362).
Che cos’è questa moderazione?
La spiegazione la puoi trovare nelle seguenti parole di Giovanni Paolo II: “Il rispetto per l’opera di Dio contribuisce a far sì che l’atto coniugale non venga sminuito e privato dell’interiorità nell’insieme della convivenza coniugale – che non divenga abitudine – e che in esso si esprima un’adeguata pienezza di contenuti personali ed etici, e anche di contenuti religiosi, cioè la venerazione del Creatore, unico e ultimo depositario della sorgente della vita, e l’amore sponsale del Redentore” (21.11.1984).
Dunque: oltre all’osservanza della legge di Dio, ci vuole il rispetto dell’intrinseco significato dell’atto.
È quello che tu stesso affermi quando scrivi: “Naturalmente con tenerezza e non in modo “animale” o “senza cuore””.

9. Sono contento del tuo impegno di giungere vergine al matrimonio, come vuole il Signore.
La verginità esprime l’integrità e la purezza del dono.
È un gesto di grande maturità. Alla tua futura sposa vuoi consegnare intatto il dono di te, simbolo di fedeltà non solo promessa, ma vissuta.
La tua futura sposa non potrà che apprezzare un dono così bello, conservato nella sua integrità, senza deformazione alcuna.

Sono sicuro che il Signore ti benedirà.
Anch’io ti benedico e ti assicuro il mio ricordo al Signore.
Padre Angelo

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