Che cosa sono le circostanze e quali sono le circostanze che mutano la specie del peccato

////Che cosa sono le circostanze e quali sono le circostanze che mutano la specie del peccato

Che cosa sono le circostanze e quali sono le circostanze che mutano la specie del peccato

Caro Padre Angelo,
vorrei farle una domanda.
Che cosa sono le circostanze e quali sono le circostanze che mutano la specie del peccato?
Grazie mille.


Carissimo,
1. gli atti umani hanno delle circostanze che li distinguono fra di loro.
Il termine circostanze, come evidenzia San Tommaso, indica “tutte le condizioni che sono fuori dell’essenza dell’atto e che tuttavia riguardano in qualche modo l’atto umano” (Somma teologica, I-II, 7, ad 3).
Le circostanze costituiscono, soprattutto nella fase dell’esecuzione dell’azione, la concretezza di un atto.

2. La loro catalogazione in numero di sette è antichissima.
Sono le seguenti: chi, che cosa, dove, con quali mezzi, perché, in che modo, quando (quis, quid, ubi, quibus auxiliis, cur, quomodo, quando).

3. Ecco il loro significato:
chi (quis): è il soggetto dell’azione. È necessario sapere se chi ha compiuto l’azione è un uomo o un bambino, uno sano di mente o un malato…
che cosa (quid): designa la qualità dell’oggetto. Ad es. la mancanza di aiuto può costituire non solo una mancanza di carità, ma anche un’ingratitudine o addirittura una spietatezza.
dove (ubi): indica il luogo, se sia pubblico, privato, sacro…
con quali mezzi (quibus auxiliis): si allude ai mezzi coi quali si compie l’azione, se leciti o meno. Ad esempio si soccorre il prossimo con beni di proprietà altrui.
perché (cur): si riferisce alla motivazione per cui uno compie una determinata azione. È l’intenzione dell’agente.
come (quomodo): si riferisce al modo in cui si è compiuta un’azione: se istintivamente, impetuosamente o con calcolo;
quando (quando): indica la circostanza di tempo (ad es. per i giorni di penitenza, di festa,…) o anche la durata.

4. Le circostanze hanno il loro peso nella determinazione della bontà o della malizia morale di un atto.
Se vi sono azioni che di suo (in astratto) sono moralmente indifferenti, nessuna azione, invece, in concreto è indifferente. Se non altro viene specificata moralmente dalle circostanze.
In maniera categorica S. Tommaso dice che “nessun atto individuale è indifferente” (Somma teologica, I-II, 18,9, sed contra).

5. Può succedere allora che un’azione di per sé oggettivamente indifferente, come lo sport, riceva dalle circostanze una qualifica morale a seconda che sia praticato in maniera ragionevole o sconsiderata.
Oppure che un’azione buona quanto all’oggetto possa diventare cattiva in base alle circostanze, come quando per darsi a speciali pratiche religiose si trascura il proprio dovere.
Talvolta capita che un’azione già buona quanto al suo oggetto possa ricevere un’ulteriore bontà, come quando un’azione viene rafforzata col voto.

6. “Non tutte le circostanze influiscono sulla moralità degli atti, ma solo quelle che mutano la condizione principale dell’oggetto in senso favorevole o contrario” (Somma teologica, I-II, 18, 10).
Sicché esistono circostanze che non mutano la specie dell’atto e altre che influiscono solo lievemente.

7. In ogni caso va tenuto presente che le azioni umane devono essere buone non solo in ordine all’oggetto e all’intenzione, ma anche in ordine alle circostanze.
È sufficiente che una sola di esse sia difettosa per rendere meno buona, o addirittura cattiva, un’azione.
Di qui l’antico assioma: “Bonum ex integra causa, malum ex quocumque defectu” (Dionigi, De divinis nominibus, 4,22): il bene deve essere tale in tutte le sue circostanze, mentre è sufficiente che una sola circostanza sia cattiva per rendere cattiva l’azione.

Ti ringrazio del quesito, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo