Quesito

Carissimo Padre Angelo,
anzitutto la ringrazio per le sue risposte sempre chiare ed esaurienti e mi rivolgo nuovamente alla sua Santa Pazienza  per avere di nuovo lumi circa alcuni argomenti. Sono un Medico ormai ottantenne che, fin dai tempi del Liceo ha trascorso la sua vita a cercare di capire "con la ragione" ciò che legge, studia o sente dire.
Per oltre 50 anni ho esercitato una professione dove si  deve  cercare di capire per poi agire di conseguenza. Molte volte però mi sento come il ministro di Candace che leggeva Isaia ma, senza la spiegazione di Filippo non avrebbe capito nulla e non si sarebbe fatto battezzare.
Ia domanda: Noi iniziamo tutte le nostre preghiere con il Segno della Croce: "Nel NOME  del Padre del Figlio e dello Spirito Santo
Nel Padre Nostro (la preghiera che ci ha insegnato Gesù) ripetiamo "sia santificato il tuo NOME". Cosa significa esattamente quel NOME?
IIa domanda: nel Gloria recitiamo la frase "Ti rendiamo grazie per la Tua gloria immensa". Si tratta di render grazie per accrescere la Sua Gloria o altro che non capisco?
IIIa domanda: questo approccio alla Parola di Dio o alla preghiera è forse sbagliato?
Ma, come si può pregare bene o cogliere il giusto messaggio della Parola se non si capisce cosa si dice o cosa si legge?
E chi, meno "fortunato" di me non ha questa "curiosità scientifica"?
P.S. mi rendo conto di aver messo molta carne al fuoco per cui, ad evitarle sovraccarico di lavoro, aspetto anche risposte parziali e distanziate nel tempo.
Di nuovo grazie e Dio la benedica.
Carlo C.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. quando diciamo “nel nome del Padre” intendiamo dire che ci mettiamo “alla presenza del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” e anche che intendiamo agire con la forza o la potenza che deriva da Dio.
E poiché al Padre viene appropriata la potenza, al Figlio la sapienza e allo Spirito Santo la bontà o l’amore, proferire le parole “nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” significa che – con l’aiuto che deriva dalla presenza di Dio – intendiamo agire con la potenza del Padre, con la sapienza del Figlio e con la bontà o l’amore dello Spirito Santo.

2. Nome equivale anche a persona.
Quando diciamo «sia santificato il tuo Nome», chiediamo che Dio venga onorato da tutti, che sia accolto da tutti, che tutti siano disposti ad accogliere la sua vita santa, la sua Parola, le sue indicazioni.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica con bella espressione dice che questa invocazione o domanda le compendia tutte le altre (CCC 2815).
Dice anche: “Quando diciamo «Sia santificato il tuo Nome», chiediamo che venga santificato in noi, che siamo in lui, ma anche negli altri che non si sono ancora lasciati raggiungere dalla grazia di Dio; ciò per conformarci al precetto che ci obbliga a pregare per tutti, perfino per i nostri nemici. Ecco perché non diciamo espressamente: il tuo Nome sia santificato «in noi»; non lo diciamo perché chiediamo che sia santificato in tutti gli uomini (Tertulliano, De oratione, 3) (CCC 2815).

3. "Ti rendiamo grazie per la Tua gloria immensa": gloria di Dio nella Sacra Scrittura significa due cose: la vita stessa di Dio e le opere potenti da Dio compiute.
Secondo il primo significato leggiamo che Mosè chiese a Dio di mostrargli la sua gloria. Dio gliela mostrò in parte, secondo quanto è comprensibile all’uomo, pur fortificato dai lumi soprannaturali della fede e dei doni dello Spirito Santo.
Per questo Mosè vede la gloria di Dio di spalle, per dire che ne ha vista solo in parte (Es 33,23).
D’altra parte, se grande e indicibile è la sapienza, la bellezza e la bontà che ha irradiato nelle sue creature, quanto infinitamente più grande deve essere la sua. Esclama il Siracide: “Quanto sono amabili le tue opere! E appena una scintilla se ne può osservare” (Sir 42,22).

4. In secondo luogo per gloria di Dio s’intende la sua gloria esterna che si manifesta nelle opere della creazione e soprattutto nei mirabili interventi salvifici di Dio a favore degli uomini.
Dice sant’Agostino: “Interroga la bellezza della terra, del mare, dell’aria rarefatta e dovunque espansa; interroga la bellezza del cielo… interroga tutte queste realtà. Tutte ti risponderanno: guardaci pure e osserva come siamo belle. La loro bellezza è come un loro inno di lode” (Sermones, 241, 2).
Qui vi troviamo soprattutto tutti gli interventi compiuti nell’Antico Testamento e  tutte le opere compiute da Gesù, perpetuate nei i sacramenti, nella vita della Chiesa, dei Santi e di ogni uomo.
Come vedi, anche questa gloria è immensa. E di essa noi rendiamo grazie. È il minimo che possiamo fare.
Questo nostro grazie, pieno di amore e di stupore, durerà eternamente. Sarà per noi motivo di gaudio senza fine.
Non si tratta dunque di accrescerla, ma di riconoscerla e di amarla.

5. Il tuo approccio alle Scritture e alla Liturgia della Chiesa non è sbagliato. Anzi è proprio quello che si deve fare.
Dio non ci ha dato l’intelligenza soprattutto in vista di questo?
L’espressione di Sant’Agostino “cerco di conoscere per credere” (intelligo ut credam) può essere parafrasata anche così: “cerco di conoscere per amare” e “per amare di più”.
Questo è pure il significato del nostro servizio attraverso questo sito.

Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo