Quesito

Carissimo Padre Angelo,
quasi dimenticavo di dirLe che il 30 marzo, alle ore 16.57 (possiamo dire ai primi Vespri della Pasqua di Resurrezione), è nato il nostro piccolo cui la mamma ed io abbiamo voluto dare il nome di Niccolò Maria.
Superfluo dire quanta gioia ci dia questo Seme d’Amore che il Padre ha seminato nel nostro giardino!
E già sento di poterLe confessare che la paternità sta gettando nuova luce sul mistero della Fede.
Un figlio è il primo essere umano cui, per natura, pensiamo prima di noi stessi.
Sembra, infatti, che nell’amore verso il figlio la natura e la Grazia siano finalmente riconciliate perchè è moto naturale amarlo immediatamente anche più di se stessi, riuscendo persino a rinunciare a ciò da cui prima sembrava impossibile separarsi, pur se solo temporaneamente.
Inoltre nell’amore verso il figlio sento che è possibile cogliere un pur vaga scintilla di quell’Amore Infinito con cui noi stessi siamo amati da Dio. Penso, infatti, che se io che sono così miserabile sento ciò che sento in termini di amore oblativo verso questo mio figlio, che pure ho solo concorso a generare nella carne, quanto più sarà insondabilmente dolce l’abisso di quella Tenerezza con cui il Padre abbraccia il figliol prodigo, quel figlio di cui Egli non solo ha intessuto come un prodigio il corpo, vedendolo ancora informe, nelle profondità della terra (che meraviglia di Santa Ispirazione questo Salmo, scritto quando ancora le ecografie non esistevano eppure così evocativo di immagini che solo noi oggi possiamo vedere!) ma di cui ha generato anche l’anima nel Seno della Sua Eternità!
Grazie ancora e Buona Pasqua!!!


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. sono contento di poter pubblicare sul sito, anche se non me l’hai chiesto (ma non l’hai neanche escluso), questa tua email.
Desidero sottolineare una frase, che mi sembra centrale: “Un figlio è il primo essere umano cui, per natura, pensiamo prima di noi stessi”.
Ecco, mi pare di poter dire che l’amore sia proprio questo: avere il bene e le necessità della persona amata davanti agli occhi come l’obiettivo per il quale viviamo e siamo chiamati a perderci.

2. San Tommaso ricorda che l’amore vero crea l’estasi, e cioè l’uscita da se stessi per vivere più dietro alle necessità della persona amata che dietro le proprie.
Per questo gli antichi dicevano che colui che ama vive più dentro la persona amata che dentro se  stesso (amans magis in amato quam in seipso).
Non solo, ma diceva anche che l’amore vero porta all’annientamento di se stessi per il bene di colui che si ama.

3. Tutto questo è quello che state vivendo tu e tua moglie nell’esperienza della paternità e della maternità.
Voi, da adesso, non vivete che per il figlio e siete disposti a rinunciare a tutto per il suo bene.

4. È bella la strada del matrimonio, soprattutto del matrimonio che fiorisce nella paternità e nella maternità, perché insegna ad amare in maniera vera.

5. Tuttavia mi piace sottolineare che questo modo di amare, prima di essere nostro, è il modo di amare di Dio, manifestatosi in Cristo: “Ciascuno di noi cerchi di piacere al prossimo nel bene, per edificarlo. Anche Cristo infatti non cercò di piacere a se stesso” (Rm 15,2-3).

6. Quando tu mi scrivi: “Inoltre nell’amore verso il figlio sento che è possibile cogliere un pur vaga scintilla di quell’Amore Infinito con cui noi stessi siamo amati da Dio” dici le stesse cose.
Aveva ragione Sant’Agostino a dire: “più avrò conosciuto me, più avrò conosciuto Te” (noverim me, noverim Te). Siamo fatti a sua immagine.
Nell’esperienza della paternità scopri nuove cose e nuove potenzialità in te stesso. Scopri fino a che punto porta l’amore.
E così comprendi qualcosa dell’Amore di Dio, dell’amore di Gesù Cristo per te, per ognuno di noi: “E già sento di poterLe confessare che la paternità sta gettando nuova luce sul mistero della Fede”.

7. Niccolò Maria è nato il sabato santo, primi vespri della Pasqua della risurrezione di Cristo.
Mi piace ricordare che anche Pier Giorgio Frassati nacque il sabato santo, poco dopo che erano suonate le campane della risurrezione (a quei tempi venivano suonate al mattino, perché i riti si celebrano di mattina).
Per Niccolò Maria essere uscito dal grembo materno per venire alla luce è stato come un anticipo e una prefigurazione della risurrezione di Cristo, che gli verrà applicata nel Battesimo, come pegno della risurrezione finale.
Mi piace dire anche che la sua nascita è stata anche un po’ anche una vostra risurrezione: siete nati alla paternità e alla maternità, eco e prolungamento di quella Paternità dalla quale ogni altra paternità prende nome (Ef 3,15).

Ti ringrazio ancora per avermi comunicato questa bella notizia, accompagnata da riflessioni così puntuali anche sotto il profilo della fede, che fanno gustare la nascita di un figlio in una maniera ancora più splendida e profonda.
Accompagno Niccolò Maria e anche voi con la mia preghiera e tutti insieme vi benedico.
Padre Angelo