Quesito

Gentile padre Angelo,
cosa e come rispondere a Epicuro quando afferma: "La divinità o vuol togliere i mali e non può o può e non vuole né può o vuole e può.
Se vuole e non può, è impotente; e la divinità non può esserlo.
Se può e non vuole è invidiosa, e la divinità non può esserlo.
Se non vuole e non può, è invidiosa e impotente, quindi non è la divinità.
Se vuole e può (che è la sola cosa che le è conforme), donde viene l’esistenza dei mali e perché non li toglie?”.
Grazie se vorrà rispondere.
Cordiali saluti.
Fausto S.


Risposta del sacerdote

Caro Fausto,
1. ad Epicuro pare di essere logico perché cerca di tenere presenti tutti gli elementi del discorso.
E sotto il profilo razionale cerca di farlo.
Ma gli sfugge un punto, che è il centrale e che a Epicuro non poteva essere noto, perché era pagano e vissuto diversi secoli avanti Cristo.

2. Il punto è che Dio può togliere il male, ma lo toglie in maniera molto singolare.
Lì per lì lo lascia, sembra che non voglia toglierlo.
Ma non perché sia invidioso, ma piuttosto perché vuol dare un bene più grande.

3. Come vedi, ad Epicuro manca la rivelazione di Gesù Cristo.
Certo. Epicureo ha ragione nel dire che Dio non può essere invidioso.
Se la gelosia è un’imperfezione o un difetto, come può Dio, che è perfettissimo, essere geloso?
Di più: come può uno che è perfettissimo essere geloso della perfezione che lui stesso ha dato ad una creatura?

4. Gesù rivela un Dio che è Padre e che vuole donare agli uomini il massimo che si possa donare: di diventare per grazia ciò che Lui è per natura.

5. Dio dunque permette il male non perché sia invidioso, ma per un atto di straordinaria misericordia.
Solo in un’ottica di fede, e cioè con uno sguardo superiore, si riesce a comprendere questo.
Ed è questo il motivo per cui il salmista già nell’Antico Testamento diceva: “Misericordia Domini in aeternum cantabo” (Sal 89,2). Nella traduzione italiana: “Canterò in eterno l’amore del Signore, di generazione in generazione farò conoscere con la mia bocca la tua fedeltà”.

6. San Tommaso dice in proposito: “Come dice S. Agostino: "Dio, essendo sommamente buono, non permetterebbe in nessun modo che nelle sue opere ci fosse del male, se non fosse tanto potente e tanto buono, da saper trarre il bene anche dal male". Sicché appartiene all’infinita bontà di Dio il permettere che vi siano dei mali per trarne dei beni” (Somma Teologica, I, 2, 3, ad 1).

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo