Quesito

Caro Padre Angelo,
mi chiamo D. e sono un ragazzo di 20 anni.  Da molto tempo seguo questo sito ed è sempre confortante leggere i vostri preziosi consigli in materia spirituale.
Vengo al dunque. Mi sono riavvicinato alla fede da un anno e 2 mesi, spinto dalla sofferenza causata da un mio disturbo d’ansia. La gioia che provavo all’inizio era incredibile, avevo accolto il Signore nel mio cuore con semplicità e dentro di me avvertivo la sua azione trasformatrice. Vivevo solo per Lui, desideravo servirLo in tutto e per tutto e volevo far risplendere la Sua gloria in me, per poterLo portare nel cuore del mio prossimo. Questo mi bastava.
Tuttavia, dopo un po’ di tempo, la mia intelligenza (probabilmente sollecitata anche dall’avversario) mi ha condotto ad avere pensieri contro di Lui, facendomi notare che ero caratterizzato da un profondo orgoglio, da una profonda superbia. Da allora io ho perso la mia pace interiore. Sono caduto più volte nuovamente nel peccato impuro compiuto da solo (dato che non lo compivo più da oltre 7 mesi), proprio perchè mi sono lasciato indebolire da questi ragionamenti distorti. Appena leggo qualunque cosa relativa al Signore e alla Sua gloria, sento un moto interno di "ribellione" nei Suoi confronti, e questi ragionamenti mi hanno privato del sentire la bellezza dell’Amore di Dio per me, rendendomi in un certo senso arido e sterile. Infatti appena leggo qualcosa sul Suo Amore non mi emoziono più come un tempo. Io temo che Dio stesso non gradisca più questo mio atteggiamento e, a causa dei miei peccati, mi stia privando della Sua grazia (anche a causa di un ragionamento distorto che ho sviluppato che mi spinge a chiudermi alla Sua grazia, facendomela vedere con sospetto e volendo, implicitamente, cercare di cavarmela da solo). Ho anche un padre spirituale, ma sono ancora impantanato in questa situazione. Nonostante tutto io continuo a confessarmi, ma ho timore di non farlo bene e quindi ho timore pure nel comunicarmi. Volevo dunque chiederle due cose:
1) Oggi mi sono confessato, ma temo di non aver avuto il dolore necessario (perfetto o imperfetto), anche perché stesso poco prima di confessarmi io cerco di eccitarmi al dolore, pensando che ho fatto soffrire Dio nel Suo Amore per me. Tuttavia sorgono questi pensieri distorti, queste argomentazioni distorte che sembrano invincibili e che purtroppo li sento come miei (cioè approvati da me paradossalmente), e pertanto mi allontanano dall’avere il dolore necessario, perfetto o imperfetto che sia, rendendomi duro di cuore. Però mi chiedo se allo stesso tempo è solo una mia impressione, se il Signore in realtà mi ha perdonato nonostante questi miei pensieri che è come se mi dividessero in due: da un lato non vogliono farmi abbandonare i miei peccati, dall’altro però lo voglio. Le chiedo: mi sono confessato bene? O devo confessarmi di nuovo? (cosa che non avviene per la prima volta, e mi stanno portando a non avvertire più la bellezza della Riconciliazione)
2) Cosa posso fare per uscire da questa situazione? Il mio egoismo e la mia superbia mi hanno portato a questo, me ne rendo conto, e allontanano i ragionamenti veritieri dal mio cuore…ma non so più cosa fare. Mi sento indurito e triste.
La ringrazio in anticipo. Dio la benedica.
D.


Risposta del sacerdote

Caro D.,
1. hai descritto bene i sentimenti con i quali hai vissuto il tuo primo incontro col Signore.
Sono stati sentimenti di paradiso anticipato.
Il Signore ci trae a sé con legami di bontà, dice il profeta Osea.
Ma questa esperienza di dolcezza non dura tutta la vita.
In essa si nasconde il rischio di cercare Dio più per questa dolcezza, che per se stesso.
Qui allora inizia il processo di purificazione attraverso il quale il Signore conduce alla santità.
Permette anche le tentazioni, come è successo in te, tentazioni che passano  anche attraverso gli scrupoli.
Talvolta le tentazioni diventano cadute e alle aridità precedenti si assommano quelle che si sperimentano quando si è interiormente morti: non si prova più alcuna dolcezza o emozione, almeno fino a quando non si ritorna in grazia.

2. Vengo adesso alle tue domande.
Fai bene a domandare a Dio il pentimento dei peccati che stai per confessare.
Questa è una pratica da suggerire sempre se si vuole che la confessione porti frutto.
Non devi però aspettare di avvertire l’emozione sensibile del dolore.
È richiesto infatti un dolore spirituale, quello per il quale si è consapevoli di aver fatto un grande male e si è risoluti di evitarlo per il futuro. Anzi, si è risoluti di combatterlo.
Per questo ti direi di domandare il pentimento con una sola Ave Maria davanti alla Madonna perché è Lei la strada più breve per andare a Cristo.
Poi vai a confessarti senza interrogarti se il pentimento sia perfetto o imperfetto.
Ti aiuterà la Chiesa ad esprimerlo sia imperfettamente sia perfettamente attraverso l’atto di dolore, quando inginocchiato dirai: “Perché peccando ho meritato i tuoi castighi” (dolore imperfetto) e “molto più perché ho offeso te infinitamente buono  e degno di essere amato sopra ogni cosa…” (dolore perfetto).
Poi, dopo aver fatto l’accusa integra dei peccati e recitato l’atto di dolore, sentendo le parole del confessore: “E io ti assolvo dai tuoi peccati” te ne starai in pace. Gesù in quel momento ti ha riabbracciato e con lui tutta la Chiesa del Cielo.
Farai la tua penitenza e dirai (è un consiglio) un’altra Ave Maria per ringraziare la Madonna di averti ottenuto la grazia della Confessione.
Mi auguro che con questa presenza di Maria possa stare più in pace e tener lontano il tuo avversario.

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

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