Quesito

Padre Angelo per favore,
so che è già intervenuto su questo argomento, ma potrebbe tornare sul rapporto tra fede e opere?
Credevo di avere le idee chiare poi ho letto la Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione e mi sono trovato più confuso di prima, mi è sembrato di capire che quasi non c’è differenza tra protestanti e cattolici.
Cosa significa che "il dono divino della grazia nella giustificazione resta indipendente dalla cooperazione umana"?
Affermare il carattere meritorio delle buone opere e la responsabilità dell’uomo nelle sue azioni vuol dire o no che l’uomo, col compiere buone opere, può determinare la propria salvezza, ed anzi ne è responsabile, nonostante una fede debole?
Grazie per l’attenzione,
Angelo


Risposta del sacerdote

Caro Angelo,
1. la Dichiarazione congiunta tra luterani e cattolici è senza dubbio un passo molto importante nel cammino ecumenico.
Questa Dichiarazione non ha risolto tutti i problemi, ma ha permesso di far comprendere agli uni e agli altri quali siano in punti in comune.
Inoltre questa Dichiarazione ha presentato la dottrina della giustificazione “sotto una nuova luce” accettabile sia dalla Chiesa Cattolica sia da quella protestante.
Vi si legge questa bella affermazione: “l’insegnamento delle Chiese luterane presentato in questa Dichiarazione non cade sotto le condanne del Concilio di Trento.
Le condanne delle Confessioni luterane non colpiscono l’insegnamento della Chiesa cattolica romana così come esso è presentato in questa Dichiarazione” (n. 41).
Il testo è tutto pervaso dalla volontà di concordare nella medesima fede e di ritenere che la giustificazione è opera del tutto gratuita da Dio e che le opere sono una manifestazione concreta dell’avvenuta giustificazione.

2. A proposito delle opere si legge: “Insieme confessiamo che le buone opere — una vita cristiana nella fede nella speranza e nell’amore — sono la conseguenza della giustificazione e ne rappresentano i frutti. Quando il giustificato vive in Cristo e agisce nella grazia che ha ricevuto, egli dà, secondo un modo di esprimersi biblico, dei buoni frutti. Tale conseguenza della giustificazione è per il cristiano anche un dovere da assolvere, in quanto egli lotta contro il peccato durante tutta la sua vita; per questo motivo Gesù e gli scritti apostolici esortano i cristiani a compiere opere d’amore” (n. 37).

3. Viene poi detto che “quando i cattolici affermano il «carattere meritorio» delle buone opere, essi intendono con ciò che, secondo la testimonianza biblica, a queste opere è promesso un salario in cielo. La loro intenzione è di sottolineare la responsabilità dell’uomo nei confronti delle sue azioni, senza contestare con ciò il carattere di dono delle buone opere, e tanto meno negare che la giustificazione stessa resta un dono immeritato della grazia” (n. 38).
E che “anche nei luterani si riscontra il concetto di una preservazione della grazia e di una crescita nella grazia e nella fede. Anzi, essi sottolineano che la giustizia in quanto accettazione da parte di Dio e partecipazione alla giustizia di Cristo, è sempre perfetta. Al tempo stesso affermano che i suoi effetti possono crescere nella vita cristiana. Considerando le buone opere del cristiano come «frutti» e «segni» della giustificazione e non «meriti» che gli sono propri, essi comprendono, allo stesso modo, conformemente al Nuovo Testamento, la vita eterna come «salario» immeritato nel senso del compimento della promessa di Dio ai credenti” (n. 38).

4. Nella Dichiarazione non sono stati trattati i punti che ci dividono, e che cioè la giustificazione – detta anche grazia santificante – sia una realtà nuova di ordine soprannaturale che viene ontologicamente infusa nell’anima come essere nuovo e che trasforma l’uomo, così da renderlo da peccatore santo, da ingiusto giusto e da nemico amico. I protestanti non accettano questo.
Né viene detto che si tratta di una pura benevolenza di Dio che lascia l’uomo nel suo stato di peccato mortale, come ugualmente sostengono i protestanti.

5. Parimenti pur parlando delle opere e dicendo che sono frutto della vita nuova iniziata con la giustificazione, non si parla della necessità di compierle in ordine alla salvezza eterna.
Né dice che se non si compiono per omissione grave (ad esempio per la Messa domenicale) si perde la giustificazione o la grazia.
Ugualmente non dice che il peccato commesso volontariamente fa perdere la grazia.

6. Secondo i luterani infatti la giustificazione rimane sempre fino a quando non si perde la fede.
Di qui il pecca fortiter sed crede fortius (pecca fortemente ma credi ancor più fortemente) di Lutero, che si trova scritto in una lettera da lui scritta a Melantone.

7. Il passo di Giacomo “la fede senza le opere è morta” (Gc 2,26) è accuratamente non citato.
Ugualmente non è citata neanche l’affermazione di Paolo secondo il quale se si avesse una fede tanto grande da trasportare le montagne, ma non si possedesse la carità, si sarebbe un nulla (1 Cor 13,2).

8. L’affermazione di San Paolo “la fede si rende operosa per mezzo della carità” (Gal 5,6) viene espressa nella Dichiarazione con un giro di parole: “I giustificati vivono della fede che sgorga dalla parola di Cristo (Rm 10, 17) e agisce nell’amore (Gal 5, 6)” (n. 12).

9. La Dichiarazione è consapevole di queste omissioni tanto che fin dalla sua prima premessa ricorda: “Gli scritti confessionali luterani (ad es: Confessione di Augusta e dal Piccolo catechismo di Lutero) e il Concilio di Trento della Chiesa cattolica emisero condanne dottrinali che sono valide ancora oggi e che hanno un effetto di separazione tra le Chiese” (n. 1).
Era giusto dire questo per evitare un falso irenismo.

Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo