Quesito
Caro padre Angelo,
torno a scriverti nella speranza di non importunarti troppo con le mie piuttosto frequenti email, a cui con tanta pazienza e amore per le anime che frequentano il tuo sito hai sempre risposto con tanta sapienza umana e divina, come si conviene ad un sacerdote domenicano. Ma se e quando potrai, desidererei un tuo commento su un particolare del passo di Gv 8,10 quando l’Evangelista dice:”…. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra…. E chinatosi di nuovo scriveva per terra….”. Mi sono spesso chiesto cosa il Signore potesse scrivere per terra. E, leggendo una breve biografia della stigmatizzata Marthe Robin di Raymond Peyret, la medesima disse che Gesù, mentre i farisei e gli scribi dicevano che l’adultera andava punita con il lancio di pietre, come aveva sancito la legge mosaica, Gesù scriveva per terra tutti i peccati più o meno gravi di cui gli stessi si erano macchiati e di cui essi presero chiara visione. E poi conosciamo il resto del racconto giovanneo. Mi piacerebbe un tuo commento. Che pessima abitudine è quella umana di non saper (anzi voler) guardare la trave che ingombra il nostro occhio…
Ti ringrazio, caro padre Angelo, di avermi letto ancora e, ove ti sia possibile, inviarmi il tuo commento. Intanto ti ricorderò insieme alla tua fraternità domenicana nel Santo Rosario che subito inizierò a recitare.
Dio vi benedica.
Giovanni
Risposta del sacerdote
Caro Giovanni,
1. il biblista Marco Sales scrive: “I rabbini ebrei solevano talvolta mettersi a scrivere sulla terra quando non volevano rispondere a questioni delicate che venivano loro proposte”.
In tal modo il Signore intendeva dire agli scribi e ai farisei che c’erano i tribunali per tali sentenze e che lui non intendeva esprimersi.
2. Tu riferisci l’interpretazione di Marthe Robin, morta nel 1981 e che per quarant’anni è vissuta nutrendosi solo dell’eucaristia ricevuta una volta la settimana.
È un’interpretazione plausibile. Anche qualche santo padre l’ha avanzata.
3. Scrive infatti M.-J. Lagrange, il pioniere degli studi biblici dei nostri tempi: “San Girolamo ha pensato che Gesù scrivesse i peccati degli accusatori.
Questa ipotesi ingegnosa supplisce al silenzio del testo e dà soddisfazione alla curiosità.
Alcuni vi si sono attenuti e vi si attengono, ma senza fondamento; perché quei zelanti non si rassegnano e sono indispettiti nel vedere Gesù sfuggire al loro tranello, fingendosi indifferente” (L’Evangelo di Gesù Cristo, p. 285).
4. San Tommaso dice che secondo alcuni, con più ragione, egli avrebbe scritto le parole che poi pronunciò: “Chi di voi è senza peccato scagli per primo la pietra contro di lei”. Ma anche questa tesi non è certa”.
5. La conclusione è che se il Vangelo non ci riferisce che cosa Cristo abbia scritto per terra vuol dire che non è qualcosa di importante per noi.
Ciò che è certo è che il Signore non vuole ascoltare le accuse di coloro che hanno una coscienza forse ancor più macchiata di quella dell’adultera.
6. Poiché insistevano nell’interrogarlo Gesù disse: “Chi di voi è senza peccato scagli per primo la pietra contro di lei”. Come a dire: “Volete che si faccia giustizia? Si faccia giustizia interamente, integralmente.
Non è sbagliato pensare che il Signore in quel momento abbia illuminato la coscienza di quei tali, per cui tutti se ne sono andati, cominciando dai più anziani che, essendo vissuti per un tempo maggiore, avevano avuto anche la possibilità di compiere più peccati.
7. San Tommaso scrive: “Allora Cristo pronunziò la giusta sentenza con il dire: chi di voi è senza peccato…, il che equivale a dire: sia punita la peccatrice, ma non da voi peccatori. Si sia osservata la Legge, ma non dai prevaricatori della Legge; poiché, come dice San Paolo “mentre giudichi l’altro, condanni te stesso; tu che giudichi, infatti, fai le medesime cose” (Rm 2,1). Perciò, o lasciate libera costei, oppure subite con lei il castigo della Legge” (Commento alla lettera ai romani, 8,7).
Con l’augurio di trovare misericordia presso il Signore, ti ringrazio per il Santo Rosario recitato per me e per i miei confratelli domenicani e ti benedico.
Padre Angelo
