Quesito
Carissimo padre,
Torno a disturbarla in questo periodo per me difficile.
Se le scrivo, sperando di non tediare, è anche perché io (e non solo io, ma, con me anche altri miei cari amici) posso considerarmi, in certa misura, un suo figlio spirituale. Lei, come pochi, sa mediare ai principianti le parole dei santi e in particolare di Tommaso, e così, tanti anni fa, ho compreso e accettato le ragioni della fede e della morale cristiana.
Ebbene, vi è un paradosso che mi lascia molto angustiato in questa fase critica della mia vita spirituale.
Accettando di rimettere in discussione (non so con quale esito) i miei progetti di vita e di lavoro e la sfera affettiva più intima, credo di aver compiuto, per la prima volta nella mia vita, un doverosissimo atto di fede in Dio, nel senso esemplificato al livello più eccelso dalla storia di Abramo.
Più vado avanti in questo percorso (su vie per me inesplorate e incerte) e più, invece, sembra iniziare a vacillare la dimensione della fede come credenza, come adesione all’idea che i contenuti del Cristianesimo siano veri. Non so bene per quale motivo, ma più approfondisco la riflessione e più la nostra religione mi appare una costruzione logica che risponde perfettamente a tutte le nostre domande.
Insomma, più cerco di mettermi gioiosamente in sintonia con l’amore di Dio e il suo progetto per me, e più mi sembra di dover dubitare della sua esistenza. Il paradosso è quello di voler sempre più realizzare la volontà di chi potrebbe non esserci. E più cresce la fede come fiducia, più sembra attenuarsi la fede come credenza. Non è una bella sensazione, anzi credo che si sia molto pericolo di peccato. Preciso, però, che nonc’è nessun rifiuto di Dio perché, in questa crisi, non mi sembra buono con me, anzi, più che penso che Dio buono e che vale la pena avere confidenza con lui, e più che la mia fede traballa.
Mi consola soltanto l’idea che la fede e il martirio degli apostoli certamente non si basarono su una allucinazione, ma sul fatto storico che essi sepperodel risurrezione del Maestro. Questo, del resto, dopo la scommessa di Pascal, è stato alla base del mio ritorno alla Chiesa dopo le consuete perplessità adolescenziali.
Le chiederei soltanto una preghiera e una parola di conforto, se può.
Pregherò per lei.
Risposta del sacerdote
Carissimo,
1. le tenebre intellettuali che in questo momento ti colpiscono possono avere varia origine.
Mi limito soltanto a dirti che il Signore le permette per ravvivare il nostro amore per lui.
2. San Bernardo diceva: “Non est reversus sponsus ad vocem et votum revocantis. Quare? Ut desiderium crescat, ut probetur affectus, ut exerceatur amoris negotium. Sane ergo dissimulatio est, non indignatio” (non si è allontanato lo sposo alla voce del desiderio di chi lo chiama. Perché lo fa? Perché cresca il desiderio, perché l’affetto possa essere messo alla prova, perché venga messo in esercizio il nostro amore. Si tratta dunque certamente di una dissimulazione e non di una indignazione; Sermone 75 sul Cantico dei Cantici).
L’esperienza comune è questa: quando si compie un atto esplicito di amore per il Signore, ci si trova subito corrisposti dal suo amore, che non è fatto di parole, ma di doni, di illuminazioni, di consolazioni e di grazie.
3. Questo vale sia per i dubbi che all’improvviso ci possono assalire sia per quando si allenta il fervore.
È la maniera giusta per reagire perché toccando con mano la grazia con cui il Signore corrisponde al nostro amore le tenebre svaniscono e si ravviva il fervore.
Al posto del puro ragionamento subentra l’esperienza. Qui è proprio il caso di dire che “la pratica vale più della grammatica”.
In altre parole, il gusto delle cose di Dio è più convincente del ragionamento.
4. In questo particolare momento della tua vita credo che tu abbia proprio bisogno di questo.
San Tommaso d’Aquino dice che “per ardorem caritatis fit cognitio veritatis” (Per l’ardore della carità si giunge alla conoscenza della verità; Commento al Vangelo di Giovanni 5,35).
5. Dice ancora San Tommaso: “Quando viene donato lo Spirito Santo, si realizza in noi la congiunzione con Dio secondo il modo proprio di quella Persona divina e cioè per mezzo dell’amore… Per cui questa conoscenza è quasi sperimentale” (Quando Spiritus Sanctus datur, efficitur in nobis coniunctio ad Deum secundum modum proprium illius personae, scilicet per amorem… Unde cognitio ista est quasi experimentalis” (In I Sent.,d. 14, q. 2, a. 2, ad 3).
6. Dice ancora che “la carità, e cioè l’amore per il Signore, causa l’illuminazione del cuore” (caritas causat cordis illuminationem; In duo praecepta caritatis et in decem legis praecepta expositio, nn. 1139-1154).
7. A questo punto, secondo me, s’intravede non solo il venir meno del presente turbamento intellettuale riguardante la fede, ma anche lo svelamento dell’orientamento di fondo della tua vita.
Ti accompagno volentieri con la preghiera, ti benedico e ti auguro ogni bene.
Padre Angelo
