Quesito

Caro Padre,
che cosa era il libello del ripudio e perché Mosè lo introdusse concedendo il divorzio, a cosa serviva?
Grazie da Federico


Risposta del sacerdote

Caro Federico,
1. Il passo in cui si parla del libello del ripudio si trova in Dt 24,1: “Quando un uomo ha preso una donna e ha vissuto con lei da marito, se poi avviene che ella non trovi grazia ai suoi occhi, perché egli ha trovato in lei qualche cosa di vergognoso, scriva per lei un libello di ripudio e glielo consegni in mano e la mandi via dalla casa”.

2. Ai tempi di Mosè il divorzio era entrato nei costumi di tutti i popoli orientali.
Mosè, non potendo abolirlo a causa della durezza del cuore degli Israeliti (come dirà il Signore in Mt 19,8) cerca di limitarlo, togliendo al marito la facoltà di ripudiare la moglie per qualunque motivo.
Gli concede di ripudiarla solo in alcuni determinati casi e questo con l’aggiunta dell’osservanza di alcune formalità destinate soprattutto a impedire decisioni affrettate.

3. Il motivo per cui si poteva dare il libello era il seguente: “qualche cosa di vergognoso”.
In Israele ai tempi del Signore c’erano due scuole.
C’era la scuola di Hillel, che interpretava quel “qualche cosa di vergognoso” come sinonimo di qualsiasi motivo.
Ed è per questo che nel Vangelo di Matteo si legge che “gli si avvicinarono alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «È lecito a un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?” (Mt 19,3).
Mentre la scuola di Shammai dava a quell’espressione un senso molto più ristretto, come risulta dall’uso di quelle parole in altri contesti della Sacra Scrittura: poteva trattarsi di adulterio che non si poteva o non si voleva provare giuridicamente, oppure di fornicazione avvenuta prima del matrimonio, o anche di casi di sterilità, ecc.

4. La condizione di dover scrivere un libello o di dover ricorrere a chi sapeva scrivere era una garanzia: impediva che si procedesse alla leggera in materia di così grande importanza.
Nel libello il marito dichiarava la moglie sciolta da ogni vincolo e libera di contrarre altre nozze.

5. Il Talmud, che raccoglie la tradizione di Israele,  ha conservato una formula di questo libello.
Nel passo essenziale si legge: “Agendo in piena libertà di spirito e senza subire alcuna pressione, io ho ripudiato, rinviato ed espulso te N., figlia di N., della città di N. e che sei stata fino a questo momento mia moglie. Ora rimando te, N., figlia di N. cosicché tu sei libera e puoi, con pieno diritto, sposarti con chi vorrai e nessuno te lo impedisca. Tu sei dunque libera verso qualsiasi uomo; questa è la tua lettera di divorzio, l’atto di ripudio, il biglietto di espulsione, secondo la legge di Mosè e d’Israele”.
Seguono i nomi dei testimoni.

6. La donna divorziata ritornava abitualmente da suo padre (Lv 22,3) e poteva risposarsi.
Ma la sua sorte non era spesso molto invidiabile e la Bibbia ce la presenta come una donna umiliata. Si legge: “Come una donna abbandonata e con l’animo afflitto, ti ha richiamata il Signore” (Is 54,6).
Inoltre ai sacerdoti non era permesso sposare una donna ripudiata: “Il sacerdote sposerà una vergine. Non potrà sposare né una vedova né una divorziata né una disonorata né una prostituta, ma prenderà in moglie una vergine della sua parentela” (Lv 21,13-14).

7. Nonostante il libello del ripudio il secondo matrimonio rimaneva solo tollerato, come si evince dalle parole del Signore: “Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli; all’inizio però non fu così” (Mt 19,8) perché contrario a quanto ha detto Dio all’alba della creazione: “Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne” (Gn 2,14).
Quel libello rimane sempre una violazione dell’ordine naturale  voluto da Dio.

Ti ricordo al Signore ne ti benedico.
Padre Angelo