Sottopongo a lei alcune riflessioni e le chiedo scusa di utilizzare questa sua disponibilità come un mio  atto di  personale sottomissione al magistero della chiesa.
In queste settimane, seguenti alla domenica del battesimo di Gesù, le letture quotidiane mi hanno fatto riflettere sull'unione sponsale del Cristo con la nostra umanità.
In particolare la vita vissuta come un offertorio, diventa testimonianza di questa unione rinnovata da  Cristo, per Cristo ed in Cristo.
Parto dalle parole del sacerdote, quando riceve all'altare i doni: "…fà che questi doni che ti offriamo diventino cibo e bevanda di salvezza…". La nostra vita  con dolori, peccati, in poche parole tutto, unita al corpo sangue e divinità di Gesù Cristo diventa a sua vota corpo, sangue e divinità per sfamare il mondo con Cristo, per Cristo ed in Cristo. Un corpo mistico da spezzare?
Alcuni mistici hanno pregato di essere transustanziati in un Ostia, o sbaglio?
Immagine di questo è secondo me il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Il nostro poco portato a Gesù sfama un immensità di folla perché in lui e solo in lui sovrabbonda la Grazia.<
Molti anni nel peccato hanno indurito il mio cuore e mi ritrovo al cospetto di un Dio che mi ama alla follia e che mi chiede quello che io adesso non posso dare, cioè l'amore. Di questa miseria mi rendo conto ogni giorno nelle contrarietà della vita, nelle sofferenze, nel mercimonio del dare e avere. un limite di amore, insomma. Riferendosi alle folle che lo seguivano ai suoi discepoli confiderà che lo seguivano per il miracolo. Ma di mangiare il pane vero, cioè unirsi a Cristo in una vita accettata con lui, che comprende la croce, forse nessuno è disposto.
Lo scandalo di vivere una vita nella croce nel silenzio di Dio, la mia natura lo rifiuta e cerca un Dio che "sfami". Alle parole di Gesù rivolte al paralitico, che lui rivolge anche a me: "và, ti sono rimessi i tuoi peccati", verrebbe da rispondere, "si, però fammi anche camminare…..".Mi sento ingrato, di fronte alla vera guarigione operata da lui. La fame di mondo che per suggestione del demonio si sostituisce alla profonda fame di Dio, è questa che forse mi acceca e mi rende inappagato. Molto spesso dimentico che in una maniera misteriosa divento portatore di Cristo, proprio per questa unione con lui, in una vita ordinaria. Missionario insomma nel quotidiano. "Dacci OGGI il nostro pane quotidiano", affinché lo doniamo con te agli altri.
Preghi per me affinché oltre al confessore,  trovi una guida spirituale alla quale affidarmi. Un caro saluto e la ringrazio della sua disponibilità.

Marco R.


Risposta del sacerdote

Caro Marco,

1. nella tua mail tocchi uno dei punti fondamentali della nostra vita cristiana che purtroppo siamo portati a dimenticare.

Il nostro rapporto con Dio e anche il rapporto col nostro prossimo tanto spesso è una sorta di “mercimonio”, come l’hai chiamato tu.

Siamo portati a cercare un Dio che “sfami” i nostri bisogni.

 

2. Il Signore certo vuole sfamare i nostri bisogni. Lo sa che abbiamo bisogno di Lui istante per istante.

Ma nello stesso tempo vuole sfamare anche i bisogni più profondi, quelli che forse non sono neanche avvertiti da noi.

Tra questi bisogni c’è quello di diventare sempre più somiglianti a Lui che è Amore, che è Dono.

La liturgia della Chiesa, soprattutto al momento dell’offertorio, ci mette costantemente dinanzi a questa nostra chiamata.

 

3. Tu hai menzionato le parole del sacerdote che prega a nome di tutto il popolo: “ti offriamo questo pane, frutto della terra e del nostro lavoro. Lo presentiamo a te, perché diventi per noi cibo di vita eterna”.
A Messa ci offriamo a Dio perché Dio ci trasformi in Cristo.
Dire: “perché diventi per noi cibo di vita eterna” è la stessa cosa che dire perché diventiamo come Cristo, anzi perché diventiamo una sola cosa con Cristo ed essere insieme con Lui cibo di vita eterna per tutti.

4. San Tommaso d’Aquino dice in maniera molto forte che l’effetto proprio dell’Eucaristia è la nostra trasformazione in Cristo.
C’è da domandarsi se dopo aver partecipato a tante Eucaristie e dopo aver fatto tanti “offertori” di noi stessi, siamo diventati come Cristo.
Forse dobbiamo dire che gli altri non si sono accorti di questa nostra trasformazione e neanche noi ce ne siano accorti. Anzi, il più delle volte neanche ci badiamo.
Andiamo a Messa per partecipare al sacrificio di Cristo, per dare lode a Dio, per domandare qualche grazia, per raccomandare al Signore qualche persona o qualche necessità, per vivere la comunione con la comunità, ma alla realtà più profonda ci badiamo poco.

5. Sono molto belle le parole del “Pregate fratelli (Orate fratres) perché il mio e vostro sacrificio sia gradito a Dio Padre onnipotente”.
Parole che vogliono dire: che il sacrifico della mia vita, in unione col sacrificio di Gesù e in unione col vostro sacrificio, sia gradito a Dio, Padre onnipotente.
 Altrettanto belle e significative le parole dei fedeli che rispondono: “Il Signore riceva dalle tue mani questo sacrificio (il mio e il tuo, uniti al sacrificio di Gesù) a lode e gloria del suo nome, per il bene nostro e di tutta la sua santa Chiesa”.

6. Queste parole ci ricordano che viviamo nella maniera più bella e più vera quando facciamo della nostra vita una lode per il Signore e una donazione fatta all’umanità.
Come Cristo ha fatto della propria vita un sacrificio perfetto a Dio per il bene dell’umanità così in Cristo anche noi siamo chiamati a fare la stessa cosa.
“E per loro io consacro me stesso” (Gv 17,19).

7. All’altare vengono portati pane e vino perché vengano transustanziati nel corpo e nel sangue del Signore.
Quel pane e quel vino sono delle realtà e nello stesso tempo sono dei simboli. Sono il simbolo dell’offerta del nostro lavoro, dei nostri sacrifici e della nostra vita.
Essi vengono transustanziati e cioè convertiti nel corpo e nel sangue del Signore.
Ma anche la realtà da essi significata riceve, se non una vera e propria transustanziazione, una singolare trasformazione.
Non riceve a rigore di termini una transustanziazione perché anche dopo la Messa noi continuiamo ad avere sotto il profilo ontologico la nostra propria sostanza. Rimaniamo sempre noi. Mentre del pane e del vino, dopo la consacrazione, non rimane più la loro sostanza, ma soltanto l’apparenza (la specie).
A Messa, in virtù di quello che offriamo e in virtù di quello che fa lo Spirito Santo invocato su di noi perché diventiamo “un sacrifico perenne a Dio gradito” (preghiera eucaristica III), noi acquisiamo una caratteristica nuova: diventiamo “offerta viva in Cristo” (preghiera eucaristica IV).
Come dice Giovanni Paolo II: “Effettivamente in questo sacramento del pane e del vino, del cibo e della bevanda, tutto ciò che è umano subisce una singolare trasformazione ed elevazione” (Dominicae cenae 7).

8. Ti ringrazio per la riflessione che mi hai sottoposto. È di grande importanza perché illumina tutta l’etica cristiana, la quale se perde di mira questa prospettiva facilmente viene ridotta a sapere che cosa è permesso e che cosa non è permesso.
Mentre ciò che è lecito o permesso è solo la base senza la quale non si può fare della propria vita un sacrificio di lode offerto a Dio e dispensato ai fratelli.
Infatti non si può fare di ciò che è peccaminoso e contrario alla Sua volontà un sacrificio a Lui gradito. Sarebbe un insulto, una contraddizione.
E non si può donare al prossimo ciò che è male e ciò che in definitiva gli fa male.

Ti assicuro la preghiera che mi hai chiesto per un’intenzione che è della massima importanza e ti benedico.
Padre Angelo