Quesito

Caro padre,
è davvero un brutto momento per me e ho bisogno di capire perché.
Le spiego in breve il mio problema. Circa un mese fa, a metà Quaresima, mi sono confessata con ogni migliore intenzione e con molto pentimento, risoluta a ben usare il perdono ricevuto e a non ricadere con tanta facilità. Fino alla Pasqua mi sono  comportata al meglio delle mie capacità: preghiera, carità verso gli altri, esercizio costante della presenza di Dio – è una cosa, quest’ultima, che mi tiene lontana dal peccato e che mi orienta in ogni momento verso il bene, e che finora non ero mai riuscita a mettere in pratica per così tanto tempo. Insomma, ero contentissima di me stessa: per la prima volta in vita mia riuscivo a sentire la verità dell’assunto per cui Dio va amato qui e ora, non domani o la prossima volta, e cercavo di agire di conseguenza.
Dopo Pasqua, il crollo. Ho cominciato prima ad avvertire un certo fastidio, una stanchezza, perché mi sono accorta di essermi limitata troppo (neanche una parolaccia, nemmeno uno scatto di impazienza, un pettegolezzo, una risposta cattiva, e così via – io che sono impaziente, viziata, egoista e quant’altro), e poi è subentrata un’altra terribile sensazione: che Dio è così grande e buono che qualsiasi cosa io possa fare non riuscirò mai a ricambiare il Suo amore e la Sua carità per me.
Così ho smesso di cercare di farmi santa – come, con tutti i miei limiti, ho sempre provato a fare finora: da una parte, perché mi sembra che molte delle virtù che tento di praticare costituiscano uno snaturamento senza speranza del mio carattere, d’altra parte perché Dio è così immenso che qualsiasi cosa faccia di buono penso che potrei farne una migliore, e la mia distanza da Lui resterà sempre incommensurabile. Ero così contenta di esser riuscita, in questa Pasqua, a intuire anche solo un pochino il merito che Dio ha di essere amato perché pensavo in questo modo di riuscire a diventare più generosa e pronta nel servizio a Lui e ai fratelli, invece questa cosa mi ha schiacciato e non riesco più nemmeno a rivolgermi a Lui: contemplarlo è diventato un tormento, fonte di malessere anche fisico….perché mi sento così? E’ arroganza la mia? E’ una tentazione?
E’ paradossale dirlo, ma in questo momento vedo Dio così grande e santo che mi comporto male perché cercare di comportarmi bene mi farebbe pensare a Lui e quindi mi farebbe star male. Ho cercato di essere migliore per tutta la mia vita – lo dico senza presunzione – e adesso – è incredibile! – sono separata da Lui dalla stessa venerazione che mi ispira. Non è assurdo?
So che il suo servizio la impegna tanto, ma io prego che questa mia le cada sotto gli occhi il più presto possibile e che in quello stesso momento lei mi risponda: ne ho davvero tanto bisogno.


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. i Santi Padri (i santi dell’antichità cristiana) dicevano che “in via Domini, non progredi, regredi est” (nella via del Signore, non andare avanti equivale a regredire).
Ti esorto pertanto a riprendere il fervore della quaresima. Era troppo bello il cammino che facevi. Questa quaresima è stata per te una autentica primavera dello spirito.

2. Ma adesso il Signore ha permesso (o voluto) che tu sentissi il senso della sua grandezza.
Talvolta il Signore ci fa passare per queste sensazioni, sicché avvertiamo che tutto quello che facciamo è macchiato e inadeguato ad amare Dio come Egli merita di esser amato.
E ci accorgiamo anche che per quanto ci sforziamo di essere all’altezza della sua volontà, rimaniamo sempre distanti.
Penso ad una preghiera del grande Sant’Ambrogio di Milano, il quale si pentiva per i pensieri e la lingua non sempre ben custoditi!
Mi dici che ti senti separata a motivo della venerazione che provi per lui.
Ma non è vera separazione: è un’unione senza consolazioni (forse), ma è vera unione.

3. In questo momento sei tentata di abdicare, di rinunciare all’impresa, perché la consideri irraggiungibile.
Ma si tratta di una vera tentazione.
Il demonio tentava il santo Curato d’Ars dicendogli che tutta la sua predicazione e il suo darsi da fare per le anime erano vani.
Il demonio cerca tutte le astuzie per farci desistere dall’impegno.

4. Può succedere che nella tua vita spirituale tu possa avvertire anche prove peggiori di quelle che stai passando attualmente.
Non scoraggiarti.
Vai avanti intrepida. Così ha fatto la beata Madre Teresa di Calcutta quando per lunghi anni ha provato esperienze che corrispondono alle notti oscure dei sensi e dello spirito, come le chiamava San Giovanni della croce.

5. Desidero però precisare per alcuni nostri visitatori (non per te) una cosa riguardo alle pratiche.
Non sono le pratiche in quanto tali che ci fanno diventare santi, ma la carità che le anima.
Le pratiche che hanno caratterizzato la tua quaresima (neanche una parolaccia, nemmeno uno scatto di impazienza, un pettegolezzo, una risposta cattiva, e così via) sono indubbiamente molto belle. Ma la santità non sta in esse. Chissà quanti filosofi stoici le hanno praticate.

6. La santità consiste nell’essere uniti al Signore in tutto: nei pensieri, nelle parole e nelle azioni. Consiste in quanto mi hai scritto più sopra: “preghiera, carità verso gli altri, esercizio costante della presenza di Dio”.
E allora si capisce che non è possibile conservare in noi l’unione con Dio nell’orazione continua, nell’esercizio della carità verso il prossimo e nel tenerci costantemente alla sua presenza senza lo sforzo di evitare parolacce, pettegolezzi, risposte cattive.
In altre parole, non è possibile vivere la mistica (l’unione con Dio) senza l’ascetica (i mezzi per arrivarci o per custodirla).
Ma da soli questi mezzi (l’ascetica) non fanno ancora la santità.

Ecco, quanto il Signore ha voluto dirti quando i miei occhi sono caduti sulla tua email.
Vai dunque avanti serenamente, anche se interiormente non provassi più niente. L’unione con Dio, che è essenzialmente una realtà spirituale, non può essere misurata con metri inadeguati, quelli della sensibilità o soddisfazione interiore.

Ti auguro un feconda festa di Pentecoste, ti assicuro la mia preghiera e la mia benedizione.
Padre Angelo