Quesito

Caro Padre Angelo,
c’è un punto della dottrina cristiana che mi ha sempre turbato.
Mi riferisco all’affermazione che la salvezza o la dannazione dipenderanno dallo stato dell’anima al momento della morte.
Solo da quell’istante? E tutto il resto della vita?
Supponiamo che uno, credente e mediamente buono, si trovi, per egoismo ma soprattutto per debolezza, in un peccato oggettivamente mortale.
Se muore senza ravvedimento, il bene che ha fatto, le elemosine, i sacrifici, le preghiere, le Messe, le Comunioni, i rosari, le testimonianze di fede, l’aiuto ai missionari… tutto inutile?
So che i comandamenti sono 10 e so che Gesù ha detto che verrà come un ladro … ma possibile che di tutta una vita conti solo l’attimo della morte?
Mi aiuti a capire, padre. E preghi anche per quel credente peccatore, perchè sono io…
Grazie
D


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. sì, il nostro destino eterno dipenderà dallo stato in cui si troverà la nostra anima al momento in cui compariremo davanti al tribunale di Dio.
Questo vale anche per i peccatori, ai quali fino all’ultimo è stata data la possibilità di salvarsi.
Senza dubbio questo è stato il caso del buon ladrone, che come qualcuno ha detto sorridendo, sarebbe stato ladro fino all’estremo della sua vita perché avrebbe rubato il paradiso con un sincero pentimento.

2. E questo vale anche per coloro che cercano di essere giusti.
Per questo il Signore ha detto di essere vigilanti perché quel momento verrà come un ladro nella notte.
Ricorderai anche la parabola degli invitati a nozze. Tutti alla fine hanno accettato di parteciparvi. Ma il Re scorse uno che non aveva l’abito nuziale, simbolo della grazia. Lo ha fatto legare mani e piedi e gettare fuori dove c’è pianto e stridore di denti.

3. Ma il problema è un altro, e cioè che Dio non aspetta il momento buono per mandare all’inferno. Anzi fa di tutto perché ci si possa salvare.
E allora sono certo che Dio non farà mancare la sua grazia a chi ha cercato di vivere in comunione con lui, a chi ha fatto elemosine, a chi ha aiutato le missioni, a chi ha recitato rosari, a chi che ha partecipato alla Messa e gli ha reso testimonianza.
E se per caso costoro si trovassero sprovvisti della grazia proprio in quel momento a motivo di una debolezza, anche se non potessero ricuperare la grazia attraverso la confessione sacramentale, sono sicuro che gliela farà ricuperare attraverso un atto sincero di pentimento, che dentro di sé include almeno implicitamente il proposito della confessione.
Un tale pentimento è suscitato dalla grazia preveniente ed è accompagnato dalla grazia santificante.

4. In particolare per chi recita il santo Rosaio mi ha sempre colpito la triplice grazia che viene conferita a chi porta con sé il Rosario e soprattutto lo recita.
La prima grazia consiste in un fervore sempre crescente.
La seconda nell’essere difesi dai nemici visibili e invisibili (il che significa tra le altre cose: nel non essere sorpresi dalla morte in peccato mortale).
La terza: che si merita di essere presentati davanti al tribunale di Dio dalla beata Vergine stessa. E sono convinto che se uno si trovasse sprovvisto della grazia, la Beata Vergine farà di tutto perché possa esserne rivestito: o con i sacramenti o con uno speciale pentimento.

5. In conclusione: non ti dico di andare avanti con i peccati mortali e con la certezza matematica della salvezza, perché questo corrisponderebbe alla presunzione di salvarsi senza merito.
Ma che se cerchi di vivere in grazia e continui a compiere opere buone come stai facendo, il Signore e la Madonna non ti abbandoneranno. Siine certo.
Anche perché sono convinto che il primo ad essere dispiaciuto di certi peccati sei proprio tu e che desidereresti esserne liberato definitivamente e al più presto.

Sono contento del bell’atto di umiltà con cui hai concluso la tua mail.
Dobbiamo riconoscere sempre che siamo dei poveri peccatori.

Ti assicuro molto volentieri la mia preghiera, ti benedico e ti saluto cordialmente.
Padre Angelo