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Sacerdote e martire (1752-1794)

Giovanni Giorgio Rehm nacque nel 1752 a Katzenthal, nella regione dell’Alto Reno. All’età di vent’anni anni, a Parigi, vestì il Sacro Abito Domenicano prendendo il nome di Tommaso. L’anno dopo emise la Professione Solenne nel Convento di Schelestad (Basso Reno). Nel 1791, al tempo della Rivoluzione Francese, rifiutò il giuramento scismatico imposto al clero e, distrutto il convento, si portò nel dipartimento di La Meurthe, dove continuò a predicare la fede cattolica. Nel 1793 il comitato rivoluzionario lo mise in prigione a Nancy. Poco dopo lo destinò con molti altri a Rochefort, presso La Rochelle, condannato alla deportazione. Dal mese di maggio a quello di agosto del 1794 rimase prigioniero in una nave, dove, estenuato da efferati maltrattamenti, trovò la morte l’11 agosto. Fa parte di un gruppo di 64 sacerdoti e religiosi francesi, chiamati i “Deportés des Pontons”, beatificati da Papa Giovanni Paolo II il 10 ottobre 1995.

Dagli atti del suo processo di beatificazione si legge che: “I discorsi infiammati del Padre Tommaso (Rehm) ridavano fiducia alle anime più accasciate sotto il peso della fortuna. Sperava tanto nella bontà divina che, malgrado il rigore dei castighi, non avrebbe abbandonato la Chiesa di Francia, credendo di vedere giungere in ogni momento il tempo della sua liberazione e rigenerazione.

In verità, cercava di accelerare questo momento con preghiere ferventi, che formavano la sua continua occupazione. Padre Tommaso godeva tra i preti del suo dipartimento la reputazione di un santo. Non abbiamo mai riscontrato in lui nulla che non giustificasse tale onorevole qualifica. Era soprattutto estremamente devoto  della Santa Vergine, e in lei riponeva una fiducia davvero filiale. La virtù angelica di questo religioso gli impediva, in qualche modo, di sentire i mali che lo prostravano, come del resto accadeva per i suoi confratelli; e si intratteneva con essi parlando di Dio con una pace e con un fascino da rendere liete le loro pene”.