Quesito

Buongiorno Padre Angelo,
ho alcune domande da chiederle in merito alla morale sessuale e alcuni riflessioni da farle in merito a questo. Oggigiorno mi stupisce che molte persone integraliste, estremiste o semplicemente "bigotte" "demonizzano" il sesso come un qualcosa di demoniaco. 
Il sesso è un dono di Dio e sono convinto che nessun atto sessuale sia peccaminoso in quanto il Signore non proibisce determinati rapporti sessuali tra due persone di sesso diverso (uomo e donna)  ma l’uso smodato di questo piacere in quanto la dipendenza porta ad una condizione di idolatria: Dio non proibisce l’uso ma l’abuso; infatti sono concorde che la dipendenza di un certo atto dalla quale non si vuole di propria volontà uscire possa creare degli ostacoli nel percorso di fede, ora il sesso non va demonizzato ma nemmeno divinizzato secondo il mio punto di vista cattolico, per cui è sbagliato pensare che certi atti siano peccaminosi in quanto se commessi nell’ottica di mutua donazione tra due fidanzati o coniugi essi arricchiscono l’intimità purché fatti di pari consentimento e tra maschio e femmina naturalmente. 
Mi piacerebbe ascoltare una sua riflessione in proposito in merito a quanto ho scritto.
Nell’attesa di un suo riscontro le invio i più cordiali saluti


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. quando scrivi a proposito della sessualità che “Dio non proibisce l’uso ma l’abuso”, sono concorde con te.
Sarebbe davvero strano che Dio, dopo aver dato all’uomo il dono della sessualità, gli dica che non è lecito viverla o realizzarla.

2. Tuttavia quando scrivi “Dio proibisce l’abuso” viene fuori l’equivoco perché tu non intendi l’abuso come l’intende Dio e come l’intende la Chiesa.
Tu intendi l’abuso come una dipendenza dal sesso.
Certamente è vero anche questo. In alcuni casi si tratta di una vera schiavitù.
Tuttavia il Signore dice: “Avete inteso che fu detto: Non commetterai adulterio. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore” (Mt 5,27-28),
Allora non solo l’abuso è peccato, ma anche l’adulterio è un peccato.
Anzi è un peccato anche il ”guardare una donna per desiderarla”.

3. Ebbene, perché l’adulterio è peccato?
Secondo la tua logica, se non si raggiunge la dipendenza, qualche volta sarebbe lecito tradire il proprio sposo o la propria sposa.
Secondo Nostro Signore invece anche se si tratta di una sola volta è peccato perché si viene meno alla promessa della fedeltà fatta nel giorno delle nozze.
Inoltre è peccato perché nell’adulterio non c’è vera donazione.
Vi è vera donazione quando uno dice: “Sono tuo e solo tuo per sempre, nella buona e nella cattiva sorte”.
Nell’adulterio non c’è niente di tutto questo, anzi c’è solo la bramosia della carne e della concupiscenza. Sicché in questi caso l’atto non parla né della donazione totale di Dio all’uomo, né della fedeltà di Dio all’uomo, né congiunge l’uomo con Dio, ma lo separa da Lui e dalla sua Santa volontà.

4. Anche nel divieto di guardare una donna per desiderarla (come avviene nella pornografia) il Signore non condanna solo la dipendenza, ma anche il singolo atto che riduce l’altra persona a puro oggetto di godimento.
Nella pornografia non c’è nessuna donazione vicendevole, non c’è niente che parli di santità e che richiami ad un’unione più alta, quella con Dio.

5. La stessa cosa va detta dell’autoerotismo.
Non c’è peccato solo per il pericolo della dipendenza, ma perché l’autoerotismo contraddice platealmente il motivo per cui Dio ha voluto sessuate le persone.
Dio ha voluto sessuate le persone per inclinarle ad amarsi nel dono di sé.
Ma qui non c’è alcun dono di sé.
Qualcuno ha definito la masturbazione come “un atto di egoismo puro”.
Anche qui puoi ben vedere come l’autoerotismo non apra il cuore a Dio, ad un amore più puro e santo.

6. Questo discorso vale anche per le impurità tra fidanzati e molto più per i rapporti prematrimoniali.
Sia nelle impurità prematrimoniali sia nei rapporti prematrimoniali si usa della sessualità senza fare vero dono di sé.
Il verso dono di sé è quello per il quale non si torna più indietro perché ci si è donati all’altro e si è diventati proprietà l’uno dell’altro.
I fidanzati e anche i conviventi sanno che nel loro rapporto manca il di più che rende vero l’atto sessuale.
Questo di più consiste nell’esproprio di sé, nel diventare una cosa sola con lo sposa o la sposa, l’essere proprietà l’uno dell’altro.
Nelle impurità e nei rapporti prematrimoniali si rifiuta esplicitamente di donare all’altro la totalità di sé compresa la capacità di diventare padre e madre.
Proprio perché non ci si mette in gioco non si può parlare di vero amore, di vera donazione.
Anche qui vi è un abuso della sessualità. Vi prevale la concupiscenza, identificata erroneamente con l’amore.

7. Questo discorso ai applica anche per la contraccezione coniugale perché non ci si mette in gioco e non ci si dona in totalità.
Paolo Vi nell’Humanae vitae dice che solo “salvaguardando ambedue questi aspetti essenziali, unitivo e procreativo, l’atto coniugale conserva integralmente il senso di mutuo e vero amore e il suo ordinamento all’altissima vocazione dell’uomo alla paternità (HV 12).
Se si esclude volontariamente qualsiasi apertura alla vita quell’atto cessa di essere un atto di “mutuo e vero amore”: non ci si dona in totalità, ma si finge di donarsi. Ecco l’abuso.
Ed è per questo che Giovanni Paolo II in Familiaris consortio scrive: “Così al linguaggio nativo che esprime la reciproca donazione totale dei coniugi, la contraccezione impone un linguaggio oggettivamente contraddittorio, quello cioè di non donarsi all’altro in totalità.
Ne deriva, non soltanto il positivo rifiuto all’apertura alla vita, ma anche una falsificazione dell’interiore verità dell’amore coniugale, chiamato a donarsi in totalità personale” (FC 32c).

8. Come vedi l’abuso non consiste solo nella possibilità di dipendenza, ma principalmente in un’altra cosa: nella mancanza del vero amore.
E quando manca il vero amore, la sessualità non parla più di Dio, non porta più a Dio, né unisce maggiormente a Dio.
Mentre la sessualità infine è ordinata proprio a questo. Infatti “Dio non ci ha chiamati all’impurità, ma alla santificazione” (1 Ts 4,7).
Come vedi non si tratta di integralismo, di estremismo o semplicemente di "bigottismo", ma di aprire gli occhi per non cadere nell’inganno del nemico dell’uomo.
Chi non è aperto a Dio e alla sua chiamata fatica a comprendere questo ed è tentato di vedere dappertutto mania di proibizione.

Ti ringrazio per il quesito, ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo