Quesito

Carissimo Padre Angelo,
in questi tempi così accesi di lotta contro l’aborto vedo che la posizione delle gerarchie ecclesiastiche e di moltissimi cattolici è un po’ floscia, ha cioè rinunciato a lottare per soluzioni prive di compromessi.
A mio parere i veri obiettivi che un cattolico o meglio una persona razionale dovrebbe cercare di perseguire sono questi:
1) Lottare perché la legge riconosca che l’aborto è un omicidio.
2) Prendere la legge 194 e buttarla a mare completamente.
3) Perseguire penalmente tutte le persone che compiono o cooperano con l’aborto: i medici per omicidio volontario e le donne per concorso in omicidio.

Io riconosco qual è il dramma che possono vivere moltissime donne e famiglie di fronte a certe situazioni ma pensare anche ad un solo bambino trucidato nel grembo materno mi fa rabbrividire e piuttosto che perdere tempo a pensare come modificare quella legge assurda opto per soluzioni molto più radicali (sono disposto a modificarla con sofferenza solo se tutte le altre strade per la sua abolizione mi fossero sbarrate).
Io penso che dobbiamo tutti lottare perchè venga riconosciuto il diritto di nascita a tutti i bambini, nessuno escluso, perchè a noi le nostre sante madri ce l’hanno concesso anche se, in linea teorica e con il beneplacito dello stato, si sarebbero potute comportare diversamente. Parlo così perchè sono nato nel 1985 in piena epoca abortista e ringrazio Dio che mia madre è una donna così meravigliosa che non ha voluto fare nessun tipo di diagnosi prenatale perchè sapeva che mi avrebbe tenuto in ogni caso (ovviamente mio padre la pensava e la pensa come lei). Qual è la sua opinione?

La saluto con immenso affetto
Alessandro


Risposta del sacerdote

Carissimo Alessandro,
1. come potrebbe qualsiasi persona, indipendentemente dalla sua fede, pensare diversamente?
Chi ci dà il diritto di uccidere un bambino innocente e indifeso?
Si continua, da parte di alcuni, a parlare del diritto della donna ad abortire. Ebbene, va detto chiaramente che nessuna donna ha il diritto di sopprimere un’altra persona, nessuna donna ha il diritto di abortire. Questo è un sopruso, una violenza e delle più perfide perché è perpetrata verso un innocente e indifeso.

2. La legge 194 è una legge iniqua. Quando è stata approvata, nel 1978, è stata scritta nella storia del popolo italiano una delle pagine più nere.
Scrive Giovanni Paolo II: “Quando una maggioranza parlamentare o sociale decreta la legittimità della soppressione, pur a certe condizioni, della vita umana non ancora nata, non assume forse una decisione “tirannica” nei confronti dell’essere umano più debole e indifeso?… Forse che questi crimini cesserebbero di essere tali se, invece di essere commessi da tiranni senza scrupoli, fossero legittimati dal consenso popolare?” (Evangelium Vitae 70).

3. Giovanni XXIII ha ricordato, sulla scia di san Tommaso, che “quando le leggi umane sono in contrasto con la volontà di Dio, esse non hanno forza di obbligare la coscienza;… in tal caso, anzi, chiaramente l’autorità cessa di essere tale e degenera in sopruso” (Pacem in terris, 21).
Ecco il pensiero di san Tommaso d’Aquino: “La legge umana in tanto è tale in quanto è conforme alla retta ragione e quindi deriva dalla legge eterna. Quando invece una legge è in contrasto con la ragione, la si denomina legge iniqua; in tal caso però cessa di essere legge e diviene piuttosto un atto di violenza” (Somma teologica, I-II, 93, 3, ad 2). E ancora: “Ogni legge posta dagli uomini in tanto ha ragion di legge in quanto deriva dalla legge naturale. Se invece in qualche cosa è in contrasto con la legge naturale, allora non sarà legge bensì corruzione della legge” (Ib., I-II, 95, 2).
Giovanni Paolo II con gran forza ha detto: “Ripeto ancora una volta che una norma che viola il diritto naturale alla vita di un innocente è ingiusta e, come tale, non può avere valore di legge. Per questo rinnovo con forza il mio appello a tutti i politici perché non promulghino leggi che, misconoscendo la dignità della persona, minano alla radice la stessa convivenza civile” (EV 90).
E quando una maggioranza parlamentare approva la soppressione di vite umane ha solo “una tragica parvenza di legalità” (EV 20).

4. Certamente nessuna legislazione civile deve permettere l’aborto diretto, anzi deve perseguirlo, in quanto è un crimine e particolarmente grave.
Tuttavia ci si può trovare in situazioni di oscuramento morale, qual è quella del nostro tempo, in cui addirittura la maggioranza di una popolazione o di un parlamento può essere favorevole all’aborto. In questo caso, quando si prevede che il rifiuto totale e netto dell’aborto ha come risvolto l’approvazione di una legge ancora peggiore, un cattolico può darsi da fare per far approvare una legge meno permissiva.
Questo è il motivo per cui i vescovi italiani non dicono di “prendere la legge 194 e buttarla a mare completamente”. Si tratta di un atteggiamento prudenziale. Quando l’eliminazione di un male non ha altro esito che l’arrivo di un male peggiore, la saggezza dice che è meno peggio tollerare il male minore per evitarne uno più grave.
In questo senso ha parlato anche Giovanni Paolo II: “Un particolare problema di coscienza potrebbe porsi in quei casi in cui un voto parlamentare risultasse determinante per favorire una legge più restrittiva, volta ad esempio a restringere il numero degli aborti autorizzati, in alternativa ad una legge più permissiva già in vigore o messa al voto” (EV 73).
Pertanto, nell’attuale situazione, purtroppo non è ipotizzabile la soppressione della legge 194. Ma questa rimane un’aspirazione cui deve tendere ogni persona di buona volontà.

5. Dici infine che si devono perseguire penalmente tutte le persone che compiono o cooperano con l’aborto: i medici per omicidio volontario e le donne per concorso in omicidio.
Di per sé non solo i medici e le donne dovrebbero essere perseguiti in caso di aborto, ma anche tutti coloro che in modo diretto cooperano al suo compimento. E tra questi vi sono il marito, gli infermieri, i consulenti sociali…
Tuttavia va ricordato che le donne, in genere, arrivano a questo punto perché sono lasciate sole. Tocca a noi tutti aiutarle e a farci carico dei loro problemi personali e familiari. Molti tra i cattolici fanno così.
Giovanni Paolo II nell’Evangelium vitae (n. 99) accenna ai condizionamenti che possono aver influito sulla decisione delle donne che hanno abortito, e non dubita che in molti casi s’è trattato d’una decisione sofferta, forse drammatica.
Per questo la Chiesa si volge con volto di misericordia anche nei confronti delle donne che hanno abortito. È vicina al loro dramma, alla sofferenza che si portano dentro il cuore.
La Chiesa, caro Alessandro, è certo Maestra di Verità, ma è anche Madre. E per questo, mentre da una parte non rinuncia a denunciare il male dell’aborto, dall’altra è sempre materna e vicina nei confronti di tutti coloro che si sono macchiati di questo peccato e ne vivono il dramma.

Ti ringrazio del quesito, ti seguo con la preghiera e ti benedico.
Padre Angelo