Quesito

mi pare veramente superata la vecchia concezione del peccato originale in quanto derivante da una lettura fondamentalista della sacra scrittura.
Ma come può sostenere una condizione adamitica in cui l’uomo è dotato di prerogative, scienza, immortalità ecc.? L’uomo non è un essere bell’e fatto dall’inizio, ma un essere in divenire che si costruisce nella storia. E’ significativo il “facciamo” di Gn1,26 in cui i protagonisti sono Dio e l’uomo.
Certo Dio ha creato l’uomo per divenire perfetto e santo, ma non diamo come iniziale quello che soltanto è un progetto da realizzare.
Gn 2-3 sono una interpretazione teologica dell’esistenza umana. Lo scrittore sacro partendo dalla situazione attuale arriva ai primordi dell’umanità.
L’uomo oggi è così perchè sin dall’inizio ha voluto realizzarsi da solo senza Dio.
Ma non è che l’uomo di oggi ha ereditato il peccato di un altro fantomatico Adamo che è solo una figura simbolica. L’uomo di oggi fa quello che ha sempre fatto l’uomo. Ad ogni modo il peccato consiste secondo me nel fatto che l’uomo non accetta la sua condizione creaturale, la sua dipendenza da Dio per cui interpreta il male fisico derivante dalla fatica del lavoro o del parto come un castigo. Gesù per il cieco nato: non ha peccato né lui né i suoi genitori. Cfr. Giobbe. Dio riconosce la sua innocenza e lo reintegra.
grazie
ezio


Risposta del sacerdote

Caro Ezio,
1. convengo con te che è sempre necessario evitare una lettura fondamentalista della Scrittura.
Si farebbe una lettura fondamentalista del passo della Genesi in questione se non si volesse andare al di là della figura del serpente e dei frutti dell’albero.
Ma tra questo estremo e quello di dare alla Scrittura un significato che le è del tutto alieno, puro frutto della fantasia e sbagliando addirittura nella comprensione elementare del testo, ce ne corre.

2. Comincio dalla tua interpretazione del “Facciamo”, con cui Dio procede alla creazione dell’uomo.
Nel testo ebraico dove noi leggiamo “Dio”, si trova scritto “Elohim”, che è uno dei nomi con cui viene indicato Dio. Ma “Elohim” è plurale, non singolare. Allora se Dio è al plurale non c’è da meravigliarsi che dica: “Facciamo”.
La tua riflessione pertanto è del tutto fuori strada.
Inoltre, a motivo del plurale usato, il Commento dell’autorevole Bibbia di Gerusalemme scrive: “Così si trova preparata l’interpretazione dei Padri, che hanno vista insinuata qui la Trinità”.
Caro Ezio, questa è interpretazione seria della Sacra Scrittura: quella che parte dal testo ebraico e che fa tesoro del pensiero dei Padri della Chiesa.

3. Inoltre come si può dire che Facciamo l’uomo indichi la cooperazione tra Dio e l’uomo se l’uomo deve essere ancora creato?

4. Nella Sacra Scrittura è dominante il pensiero che Dio ha fatto bene ogni cosa. Ugualmente emerge da tutte le parti che il male, tra cui la morte, è entrato nel mondo per invidia del diavolo (Sap 2,24).

5. San Paolo, che godeva della Divina Rivelazione, a proposito del peccato originale, dice: “Quindi, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato” (Rm 5,12).
Puoi dire che San Paolo è fondamentalista?

6. Tu puoi dare l’interpretazione che vuoi alla Scrittura, ma non puoi dire che la tua interpretazione sia la giusta e soprattutto che sia garantita dall’alto.
L’interpretazione del magistero invece è garantita e sul monogenismo ha parlato chiaro.
Ecco che cosa ha detto Pio XII nell’enciclica Humani generis:
“I fedeli non possono abbracciare quell’opinione i cui assertori insegnano che dopo Adamo sono esistiti qui sulla terra dei veri uomini che non hanno avuto origine, per generazione naturale, dal medesimo come da progenitore di tutti gli uomini, oppure che Adamo rappresenta l’insieme di molti progenitori. Ora, non appare in nessun modo come queste affermazioni si possano accordare con quanto le fonti della rivelazione e gli atti del Magistero della Chiesa ci insegnano circa il peccato originale, che proviene da un peccato veramente commesso da Adamo individualmente e personalmente, e che, trasmesso a tutti per generazione, è inerente in ciascun uomo come suo proprio” (n. 26).

7. La Divina Rivelazione fa capire che Adamo godeva di alcuni doni detti preternaturali.
Questi emergono dalla descrizione che i primi due capitoli del Genesi fanno del paradiso terrestre e, in modo particolare, dai cenni riguardanti la scienza di Adamo (Gn 2,19-20), la sua innocenza sessuale (Gn 2,25), e il tranquillo dominio sulle forze cosmiche, su animali e piante (Gn 1,28).
L’immortalità è annunciata chiaramente nel testo scritturale nel quale la morte è presentata come pena della trasgressione, minacciata prima del peccato (Gn 2,16), sopravvenuta dopo il peccato (Gn 3,19).
Questa dottrina è definita dal Concilio di Trento.

8. Il Concilio vaticano II, nella Gaudium et spes, si muove nella stessa linea: “Costituito da Dio in uno stato di giustizia, l’uomo però, tentato dal Maligno, fin dagli inizi della storia abusò della libertà, erigendosi contro Dio e bramando di conseguire il suo fine al di fuori di lui” (GS 13).
E ancora: “In faccia alla morte l’enigma della condizione umana raggiunge il culmine…
Se qualsiasi immaginazione vien meno di fronte alla morte, la Chiesa invece, istruita dalla Rivelazione divina, afferma che l’uomo è stato creato da Dio per un fine di felicità oltre i confini delle miserie terrene.
Inoltre la fede cristiana insegna che la morte corporale, dalla quale l’uomo sarebbe stato esentato se non avesse peccato, sarà vinta un giorno, quando l’onnipotenza e la misericordia del Salvatore restituiranno all’uomo la salvezza perduta per sua colpa” (GS 18).

9. Ecco, caro Ezio, quanto insegna la Divina Rivelazione spiegata autorevolmente dal Magistero della Chiesa.
Questa spiegazione per un credente è normativa.
Credo che sia necessario essere più umili di fronte al testo sacro e al Magistero della Chiesa.
Se ti posso dare un consiglio fraterno: prima di dire che le affermazioni del Sacra Scrittura e del Magistero sono superate, bada di non essere superato dalla presunzione. L’orgoglio acceca e impedisce di conoscere quanto Dio ci vuole comunicare.

Ti ringrazio del quesito, ti assicuro una preghiera e ti benedico.
Padre Angelo