A proposito di Amoris laetitia le domando se possa esistere un caso nel quale Dio consideri un’unione adulterina come la donazione che Egli sta richiedendo

////A proposito di Amoris laetitia le domando se possa esistere un caso nel quale Dio consideri un’unione adulterina come la donazione che Egli sta richiedendo

A proposito di Amoris laetitia le domando se possa esistere un caso nel quale Dio consideri un’unione adulterina come la donazione che Egli sta richiedendo

Quesito

Caro Padre Angelo,
qual è l’interpretazione in meliorem partem di Amoris Laetitia n. 303?
Io non riesco a leggerla in continuità, perché mi sembra che ci sia mascherata bene la morale della situazione: infatti come potrebbe la coscienza di certe coppie in stato di irregolarità, riconoscere “con sincerità e onestà che per il momento” questa situazione “è la risposta generosa che si può offrire a Dio, e scoprire con una certa sicurezza morale che quella è la donazione che Dio stesso sta richiedendo”? Può esistere un caso nel quale Dio considera un’unione adulterina come “donazione che Egli sta richiedendo?” 
C’è tanta confusione…
Grazie!
don …


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. per comprendere l’affermazione che mi hai riportato è necessario leggere anche quello che è scritto prima.
Ecco dunque il passo:
“Naturalmente bisogna incoraggiare la maturazione di una coscienza illuminata, formata e accompagnata dal discernimento responsabile e serio del Pastore, e proporre una sempre maggiore fiducia nella grazia.
Ma questa coscienza può riconoscere non solo che una situazione non risponde obiettivamente alla proposta generale del Vangelo; può anche riconoscere con sincerità e onestà ciò che per il momento è la risposta generosa che si può offrire a Dio, e scoprire con una certa sicurezza morale che quella è la donazione che Dio stesso sta richiedendo in mezzo alla complessità concreta dei limiti, benché non sia ancora pienamente l’ideale oggettivo” (AL 303).

2. Il Papa parla pertanto di un duplice discernimento.
Duplice perché viene attuato su due piani.
Il primo concerne il riconoscimento di “una situazione (che) non risponde obiettivamente alla proposta generale del Vangelo”.
E questo giustamente per un triplice motivo:
primo, per aver separato ciò che Dio ha unito nel matrimonio.
Secondo, perché si è contratta una nuova unione che di per sé è adulterina.
Terzo, per i rapporti sessuali compiuti fuori del matrimonio che nel nostro caso sono di fatto rapporti di adulterio.
Questi motivi sono sufficienti per non poter ricevere l’assoluzione in forma sacramentale e neanche la Santa Comunione.
Parlando di questa situazione che non risponde obiettivamente alla proposta generale del Vangelo il Papa riconosce l’impossibilità di accostarsi ai sacramenti.
E questo è perfettamente in linea con quanto afferma la Sacra Scrittura quando dice: “Perciò chiunque mangia il pane o beve al calice del Signore in modo indegno, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore. Ciascuno, dunque, esamini se stesso e poi mangi del pane e beva dal calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna” (1 Cor 11,27-30).

3. Il Papa poi parla di un ulteriore o secondo discernimento.
E afferma che il soggetto in questione “può anche riconoscere con sincerità e onestà ciò che per il momento è la risposta generosa che si può offrire a Dio”.
Qui evidentemente il Papa parla di chi ha rotto la precedente unione e ne ha formato una nuova, che di per sé è “irregolare”, ma nella quale vi sono motivi gravi che inducono a non potersi e anche a non doversi separare.
È il caso, ad esempio, di chi nella nuova unione ha dei figli che reclamano e necessitano della presenza simultanea del padre e della madre, anche se fra di loro non sono coniugi.
In questo senso il Papa prosegue dicendo che in questa situazione si può “scoprire con una certa sicurezza morale che quella è la donazione che Dio stesso sta richiedendo in mezzo alla complessità concreta dei limiti, benché non sia ancora pienamente l’ideale oggettivo”.
In questa precisa necessità di fatto i due capiscono che lo stare insieme per dedicarsi ai figli è la donazione alla quale li chiama il Signore.

4. Tuttavia il Papa non dice che in questa vicendevole donazione in ordine ai figli sia lecito avere rapporti sessuali.
Il Papa sa bene che i rapporti sessuali fuori del matrimonio non sono leciti.

5. Pertanto un conto è la donazione di due persone “irregolari” in ordine ai figli, che è doverosa, e che “per il momento è la risposta generosa che si può offrire a Dio”.
Un altro conto invece è la donazione sessuale fra di loro, che non è lecita perché ognuno dei due appartiene ad un altro uomo o ad un’altra donna.
Il Papa non parla di questa seconda donazione, né allude al rapporto sessuale quando parla “della risposta generosa che in quel momento si può offrire a Dio”.

6. Purtroppo qualcuno dalle parole del Papa sembra trarre la conseguenza della liceità in alcuni casi dei rapporti sessuali fra persone divorziate e risposate civilmente.
Ma questa deduzione è errata perché il Papa proprio in quel paragrafo parla di riconoscimento di “una situazione (che) non risponde obiettivamente alla proposta generale del Vangelo”.
In altri termini tale situazione è in contraddizione con il comandamento del Signore: “Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». …
Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio” (Mc 10,9.11-12).
Questa situazione, se è accompagnata dalla determinazione di avere rapporti sessuali continuativi fuori del matrimonio, di fatto impedisce per diritto divino di ricevere l’assoluzione sacramentale e conseguentemente anche di fare la Santa Comunione.

7. La presenza anche di un solo peccato grave priva dello stato di grazia e impedisce di fare la Comunione.
Per cui “la sicurezza morale che quella è la donazione che Dio stesso sta richiedendo in mezzo alla complessità concreta dei limiti” (AL 303) non è la stessa cosa che dire che ci si trova in grazia di Dio.

8. “All’interno della situazione complessa” c’è indubbiamente del bene, come ad esempio la dedizione vicendevole in ordine ai figli.
Ma questo bene non coonesta ciò che è intrinsecamente peccaminoso e offende gravemente Dio.
Un’eventuale assoluzione sacramentale data dal sacerdote non sarebbe tuttavia ricevuta dal soggetto perché questi dal suo interno pone un ostacolo a riceverla.

9. In  conclusione, come dice la logica, “latius hos quam praemissae conclusio non vult” (la conclusione non può andare più in là di quanto dicono le premesse.
E le premesse che il Papa ha scritto nel numero 303 sono chiare.
Non si può far dirgli quello che non ha detto o quello che non può dire perché sarebbe in contrasto con il Vangelo!

10. Mi chiedi se possa esistere un caso nel quale Dio consideri un’unione adulterina come “donazione che Egli sta richiedendo?”.
Se i due sono pentiti di aver violato il comandamento del Signore, non possono separarsi a motivo dei figli e vivono fra loro in perfetta continenza la loro unione esteriormente appare come adulterina, ma di fatto non lo è perché non si comportano come marito e moglie.
E proprio perché appare come adulterina ma di fatto non lo è, possono ricevere l’assoluzione sacramentale e conseguentemente fare la Santa Comunione solo dove è rimosso lo scandalo, e cioè dove non sono conosciuti come “irregolari”.

11. Tengo infine a precisare che questa non è l’interpretazione in meliorem partem che può essere applicata ad altre affermazioni di Amoris laetitia, ma quella che risulta oggettivamente dal testo.

Ti ricordo volentieri al Signore e ti auguro ogni bene per il tuo ministero perché sia il più fruttuoso possibile.
Padre Angelo