Quesito

Caro padre Angelo,
ho letto recentemente in un manuale di teologia morale che anche il vacillamento (cioè l’essere in dubbio se acconsentire o no al peccato mortale) è già un peccato mortale. È corretto?
A me sembra strano, perché allora non dovrebbero più esistere le tentazioni.
Grazie, un caro saluto 


Risposta del sacerdote

Carissimo, 
1. per compiere un peccato grave è necessaria la presenza di tre elementi: materia grave, piena avvertenza della mente e deliberato consenso della volontà.

2. Il vacillamento sull’acconsentire ad un peccato grave appartiene al terzo elemento, al deliberato consenso della volontà.
Il consenso, e cioè la determinazione nel compiere un peccato grave, può essere perfetto o imperfetto.

3. Il consenso perfetto consiste nella deliberazione della nostra volontà che, appresa la bontà o la malizia di una determinata azione, si decide a compierla.
Questo consenso perfetto o normale avviene comunemente nelle nostre azioni compiute con lucidità di mente e liberamente.
Concretamente tutte o quasi tutte le nostre azioni si esprimono così.
Per portare esempi espliciti e concreti: quanti acquisti si fanno perché si vede un oggetto conveniente alle nostre necessità. Non è necessario fare chissà quali elucubrazioni mentali. Lo si vede adatto alle nostre necessità e lo si prende.

4. Talvolta però il consenso può essere imperfetto.
Un esempio di consenso imperfetto è quanto viene descritto dal domenicano D. Prümmer: “Se uno ha provato il desiderio di fare il male e tuttavia si è astenuto dall’atto esterno, anche se avrebbe potuto facilmente peccare esternamente” è considerato consenso imperfetto (Manuale Theologiae Moralis, I, 366).
Prümmer considera imperfetto anche il caso di chi dà il consenso ad una tentazione ma subito se ne rattrista e non la porta in esecuzione. Scrive infatti: “(è imperfetto) il consenso di chi percependo una tentazione, subito ne è turbato e rattristato” (Ib.).

5. Un altro grande domenicano Antonio Royo Marin afferma: “Gli atti volontari imperfetti non costituiscono mai peccato grave” (Teologia moral para seglares, n. 36,2).
Per atti volontari imperfetti intende quelli in cui il consenso è imperfetto, oppure perché derivano da mancanza di piena avvertenza (Ib.).

6. Può capitare che il soggetto stesso non comprenda se ci sia stato il consenso imperfetto e che non lo comprenda neanche il confessore.
In tal caso, dice il Prümmer, “se la cosa rimane dubbia, il confessore la lascia al giudizio di Dio” (Ib.) e da l’assoluzione.

7. Pertanto l’affermazione che hai riportato è esagerata a meno che per vacillamento non si intenda qualcosa d’altro, come ad esempio la sospensione della nostra adesione alle verità di fede.
Sospendere la nostra adesione significa concretamente non fidarsi di Dio che si rivela.
Concretamente questo ha come risvolto voler rimanere separati dalla sua luce e sospendere di tenere la nostra mano nella sua. Questo è peccato mortale.
Con l’augurio di una fruttuosa Quaresima ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo