Quesito

Caro Padre Angelo,
premetto che mi fa piacere che ci sia un sacerdote che si esponga su internet a rispondere alle domande dei fedeli.
Premetto che nella mia infanzia ho avuto un insegnamento cattolico, ma che adesso, a 24 anni metto sempre più spesso in discussione sopratutto per alcuni particolari principi.
Volevo porLe alcune domande, non me ne voglia se avranno un tono critico, ma è il mio pensiero:

1. Ho letto un pò in giro, che l’unico metodo contraccettivo ammesso dalla Chiesa Cattolica sia il metodo naturale (calcolo dei giorni di fertilità della donna). Ora io mi chiedo, come mai questa contraccezione sia giustificata, mentre le altre no, dato che l’intenzione in tutte le contraccezioni è quella di non procreare (“…ma io vi dico che chi ha solo pensato… ha già commesso peccato…”, dall’insegnamento di Cristo l’intenzione stessa può già ritenersi peccato).

2. Potrebbe spiegarmi per cortesia come fa una coppia sposata a vivere la castità nel matrimonio? Paolo nelle sue lettere, indica il matrimonio come soluzione per l’incontinenza (la dico in maniera molto brutta). Ora se una coppia normale, con tutte le difficoltà che esistono nel mondo di oggi non utilizzasse metodi contraccettivi, si ritroverebbe una decina di pargoletti da sfamare. Mi chiedo se sia peggio evitare il peccato o mettere al mondo tanti bambini dei quali, per questioni semplicemente economiche non ci si riuscirebbe a prendere cura sufficientemente (in poche parole mi spiega come fa una famiglia che vive con meno di 2000 € al mese, a non usare i metodi contraccettivi? E ce ne sono tante di famiglie che vivono in difficoltà economiche).

3. Ho letto che tutte le espressioni sessuali al di fuori di quella procreativa all’interno del matrimonio sono screditate dalla Chiesa Cattolica. Ho chiesto più volte in giro il motivo di questa cosa, ma nessuno riesce a rispondermi in maniera esauriente. La risposta più frequente che ricevo è che l’uomo si deve responsabilizzare nell’atto sessuale, e che l’atto sessuale al di fuori del matrimonio e che comunque preveda l’uso di contraccettivi, sia contro natura.
Non le nascondo che la risposta mi sembra alquanto generica e poco sensata. Ammettiamo di istituire come peccato il fumo di sigaretta.
Non le pare che questa risposta potrebbe essere giustificativa anche di questo nuovo comandamento?
A tal proposito mi chiedevo perché responsabilizzare proprio l’atto sessuale, e perché valutare l’atto sessuale col contraccettivo come ‘‘contro natura’. Mi permetterei di suggerire allora che ci sono ben altre questioni al mondo riguardo cui responsabilizzare la gente e valutarne la conformità ai piani divini. Le fabbriche che inquinano non sono contro natura? Eppure se metto in piedi una fabbrica petrolchimica non faccio mica peccato. Possedere gioielli, automobili di lusso e quant’altro, oltre che rendermi una persona poco attenta ai bisogni dei fratelli più poveri? Anche la castità, secondo questo criterio sarebbe contro natura, quindi un sacerdote non andrebbe di certo a favore. Allora, le chiedo, una buona volta, se vuol farmi la cortesia di colmare questa mia lacuna, qual’è la ragione per cui è sbagliato avere rapporti sessuali al di fuori del matrimonio o comunque con l’uso di strumenti contraccettivi? E’ in grado la Chiesa Cattolica di dare una risposta che non sia puramente una disquisizione teologica o filosofica sulla volontà di Dio? Le trattazioni filosofiche a mio avviso, sono cieche e portano fuori dalla strada.
Con una trattazione filosofica si può fare un genocidio, effettuare il controllo delle nascite, legalizzare gli aborti e quant’altro. Le chiedo allora una risposta pratica.
Caro Padre Angelo, la ringrazio per aver letto le mie perplessità, spero di ricevere una risposta che mi permetta di capire veramente la volontà della chiesa, che non sia qualcosa di poco applicabile alla vita reale.
La ringrazio
Michele


Risposta del sacerdote

Caro Michele,
1. ti ringrazio di avermi posto chiaramente tutte le tue perplessità in materia sessuale.
Mi chiedi scusa per il tono critico sulla dottrina della Chiesa.
Ma ti dico subito che quanto tu credi sia il pensiero della Chiesa, di fatto non lo è. E per questo fai bene ad essere critico.
Se il pensiero della Chiesa fosse quello che emerge dalla tua email, sarei critico anch’io. Anzi, sarei più che critico. Mi parrebbe semplicemente irragionevole.

2. Procediamo per punti.
Innanzitutto dici che “l’unico metodo contraccettivo ammesso dalla Chiesa Cattolica sia il metodo naturale (calcolo dei giorni di fertilità della donna). Ora io mi chiedo, come mai questa contraccezione sia giustificata, mentre le altre no, dato che l’intenzione in tutte le contraccezioni è quella di non procreare”.
La risposta è la seguente: la Chiesa non ammette alcun metodo contraccettivo, ma proprio nessuno.
La risposta dell’Enciclica Humanae vitae di Paolo VI è chiara: Paolo VI nell’Enciclica Humaae vitae ha ricordato che in forza della legge naturale “qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita” e che per questo “è altresì esclusa ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione dei figli” (HV 14).
Nel n. 14 presenta la norma morale in forma di precetto negativo che obbliga “semper et pro semper”, e pertanto non ammette mai alcuna eccezione.

3. Secondo la dottrina della Chiesa l’atto coniugale è un atto finalizzato ad esprimere tra i coniugi l’amore e la donazione vicendevole.
Ma proprio perché è donazione totale non si riserva nulla, neanche la capacità procreativa.
Frustrare l’atto coniugale della sua capacità procreativa significa non donarsi totalmente. In altre parole si falsifica il gesto, perché non ci si mette in gioco con la totalità di se stessi.

4. Usando i metodi naturali i coniugi compiono un atto di amore nel quale non si riservano nulla. L’amore, il dono è totale.
I metodi naturali non sono contraccettivi perché sono aperti alla vita.
La stessa intenzione dei coniugi non è contraccettiva, perché sanno che quelli atti sono potenzialmente procreativi. E sono disposti ad accogliere gli eventuali figli.
Questa disposizione interiore è sufficiente perché quell’atto rimanga un atto di vero amore.

5. Mi chiedi (e qui sembra scapparti la pazienza): Potrebbe spiegarmi per cortesia come fa una coppia sposata a vivere la castità nel matrimonio?
Vedi, anche qui clamorosamente equivochi sul significato di castità.
Tu per castità intendi l’astensione dai gesti sessuali. La Chiesa non pensa questo e non insegna questo.
La chiesa per castità intende quell’energia spirituale che libera l’amore dall’egoismo e dall’aggressività” (Pontificio consiglio per la famiglia, Sessualità umana: verità e significato, 19).
La castità è la stessa cosa che la purezza dell’amore.
Ognuno deve tenerci a questa purezza dell’amore secondo le esigenze del proprio stato.
Ora lo stato coniugale comporta che i coniugi si donino totalmente perché questa donazione è stata sancita nel momento del consenso coniugale.
I coniugi pertanto vivono castamente il loro amore quando non fanno contraccezione.
Solo allora c’è il rispetto per l’altro coniuge, che viene considerato come termine del proprio dono e non semplicemente come oggetto di godimento.

6. Mi scrivi anche: Ho letto che tutte le espressioni sessuali al di fuori di quella procreativa all’interno del matrimonio sono screditate dalla Chiesa Cattolica.
Anche questo è falso, come ho mostrato ormai ampiamente.
La Chiesa ritiene legittimo ricorrere ai tempi di infertilità per distanziare le nascite o anche per non averne più.
La Chiesa sa gli atti coniugali sono finalizzati al dono e all’amore reciproco.
Inoltre da sempre ha ritenuto legittimi e onesti i rapporti sessuali tra sposi sterili o anziani.
Ma ritiene che l’amore cessi di essere totale, e cioè puro, quando non ci si dona in totalità.

7. Mi scrivi anche che secondo la Chiesa l’atto sessuale al di fuori del matrimonio e che comunque preveda l’uso di contraccettivi, sia contro natura.
Quando si parla di atti contro natura la Chiesa non vi fa rientrare i rapporti extramatrimoniali (adulterio, fornicazione), ma gli atti omosessuali e consimili.
La Chiesa però ritiene svuotati del loro intrinseco significato i rapporti extramatrimoniali. Col gesto sessuale uno dice di donarsi in totalità. Ebbene se uno è sposato, si è già donato in totalità al proprio coniuge e appartiene a lui soltanto. Pertanto non può più donarsi a nessun altro, pena dire una menzogna.
La stessa cosa avviene con la fornicazione, all’interno della quale l’atto è svuotato del significato del dono totale e irrevocabile. Si tratta solo di prendere il corpo dell’altro e di usarne per qualche momento di godimento.
Come vedi, in tutta la sua dottrina la Chiesa ci tiene a di difendere la purezza dell’amore da qualsiasi contraffazione.

8. Non tocco il rimanente delle tue considerazioni, che sono conseguenza di una visione errata della dottrina della Chiesa.
Spero di avertela fatta conoscere.
Potrai magari non condividerla, ma è necessario anzitutto non attribuire alla Chiesa quello che la Chiesa non ha mai insegnato.

Sono contento che hai osato contattare un sacerdote cattolico per sapere dalla fonte viva quale sia il pensiero della Chiesa.

Ti prometto un ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo