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Quesito

Caro Padre Bellon,
Spero che stia bene!
Vorrei sapere se il peccato (mortale) fa perdere la figliolanza divina cioè ci fa smettere di essere figli di Dio?
Non sono riuscito a trovare una risposta chiara.
CCC 1420: la vita nuova di figlio di Dio può essere indebolita e persino perduta a causa del peccato.
Grazie in anticipo!


Risposta del sacerdote

Carissimo, 
1. il Catechismo della Chiesa Cattolica, introducendo i sacramenti della guarigione cristiana (sono quelli della penitenza o confessione e l’unzione degli infermi) scrive: “Questa vita nuova dei figli di Dio può essere indebolita e persino perduta a causa del peccato” (CCC1420).

2. Figli di Dio, a meno che questo termine non sia inteso come sinonimo di creatura, non lo si nasce, ma lo si diventa.
Lo dice chiaramente San Giovanni quando afferma: “A quanti l’hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio” (Gv 1,12).
Diventare figli di Dio significa diventare partecipi della natura divina (cfr. 2 Pt 1,4) e pertanto essere sopra elevati all’ordine soprannaturale.

3. Per usare un’immagine che richiami questa sopraelevazione molti sono ricorsi al ferro messo dentro una fornace: il ferro nella fornace diventa partecipe della natura del fuoco, incandescente come il fuoco, capace di illuminare come il fuoco, con alcune proprietà del fuoco.
Sottratto alla fornace, il ferro diventa come prima, freddo e opaco.

4. Come il ferro non diventa partecipe della natura del fuoco da solo, ma lo diventa perché gli è concesso di esserlo, così anche l’uomo non è per natura partecipe della vita soprannaturale di Dio, ma gli viene concesso per un dono gratuito.
Proprio per questo, la vita nuova che si riceve viene chiamata grazia.
Sottraendosi alla grazia col peccato mortale, si perde anche la partecipazione alla vita di Dio.

5. Arriviamo così al punto: perdendo la partecipazione alla vita soprannaturale di Dio, l’uomo cessa di essere figlio di Dio?
La risposta è la seguente: perde la vita divina dentro di sé, come dice il Catechismo della Chiesa Cattolica. In altre parole perde la grazia.
Ma non cessa di essere figlio di Dio perché nel battesimo insieme con la grazia viene impresso nell’anima un sigillo di ordine soprannaturale, che imprime l’immagine soprannaturale di Dio.

6. A proposito del carattere il Catechismo della Chiesa Cattolica dice: “Incorporato a Cristo per mezzo del Battesimo, il battezzato viene conformato a Cristo.
Il Battesimo segna il cristiano con un sigillo spirituale indelebile (“carattere”) della sua appartenenza a Cristo.
Questo sigillo non viene cancellato da alcun peccato, sebbene il peccato impedisca al Battesimo di portare frutti di salvezza.
Conferito una volta per sempre, il Battesimo non può essere ripetuto” (CCC 1272).
Il battezzato pertanto col peccato mortale rimane figlio di Dio, ma privo della vita di Dio. È un figlio di Dio “morto alla grazia”.
Come il figliol prodigo di cui il padre al momento del suo ritorno nella casa paterna dice: “era morto ed è tornato in vita” (Lc 15,32).

7. È dunque il sigillo che ci costituisce figli di Dio per sempre. Ma il sigillo, da solo, non abilita a godere della vita divina.
Ne dà la capacità, ma non l’attualità. Questa dipende dallo stato di grazia.
Pertanto col peccato mortale si cessa di essere partecipi della vita di Dio, ma non si cessa di essere suoi figli, nel medesimo modo in cui non si cessa di essere figli della Chiesa.
Ma si è figli degeneri, andati fuori della casa paterna come il figlio il prodigo. 
Si rimane figli, ma interiormente morti perché privi della grazia.

Ti ringrazio per il quesito, ti ricordo volentieri nella preghiera e ti benedico.
Padre Angelo