Vorrei chiederle fino a che punto sia da considerare grave avere dei pensieri ingiuriosi verso i genitori

////Vorrei chiederle fino a che punto sia da considerare grave avere dei pensieri ingiuriosi verso i genitori

Vorrei chiederle fino a che punto sia da considerare grave avere dei pensieri ingiuriosi verso i genitori

Quesito

Buongiorno Padre,
vorrei chiederle fino a che punto sia da considerare grave (e non solo veniale) avere dei pensieri ingiuriosi verso i genitori. Io di solito evito di risponder loro offensivamente, ma purtroppo spesso non riesco a trattenere i pensieri in tale direzione: a volte mi ci vuole più di un’ora per sbollirli… soprattutto quando loro si ingeriscono nelle mie scelte (considerando che ho più di 25 anni).
La ringrazio e le auguro buona Pasqua!
Davide


Risposta del sacerdote

Caro Davide,
1. molto spesso i pensieri ingiuriosi nei confronti dei genitori o anche del prossimo nascono da torti subiti.
E proprio questo torto, poiché è permanente, genera inquietudine, insoddisfazione, volontà di ricuperare i beni persi o minacciati.
Non mi stupisco del bollore e anche del malanimo che ti prende in alcune situazioni.

2. Con questo non dico che il malanimo sia giustificato, ma la colpa soggettiva viene diminuita per le emozioni di tristezza che precedono e accompagnano i nostri pensieri e le nostre deliberazioni.
San Tommaso dice che “la passione che spinge al male, se precede il giudizio della ragione, diminuisce il peccato” (Somma Teologica, I-II, 23, 3, ad 3).

3. Sotto la spinta dell’emozione aumenta l’intensità dell’atto.
Ma senza che uno se ne accorga, ne viene diminuita la libertà perché la passione o emozione antecedente obnubila la mente e pertanto diminuisce la libertà.
Dice San Tommaso: “L’emozione (passione dell’appetito sensitivo) muove la volontà secondo la mozione che questa subisce da parte dell’oggetto perché quando l’uomo è turbato da un’emozione o passione è portato a giudicare buona e conveniente una cosa, che avrebbe giudicato altrimenti libero da quella passione.
Ora questo turbamento può avvenire in due modi.
Primo, in maniera tale da legare del tutto la ragione, cosicché uno viene a perdere l’uso della ragione: come capita in quelli che per la violenza dell’ira o della concupiscenza, o per le altre perturbazioni fisiologiche, diventano pazzi furiosi o dementi…
Altre volte invece la ragione non è sopraffatta totalmente dalla passione, ma rimane libero in parte il giudizio della ragione. E in base a questo rimane qualche cosa della mozione della volontà” (Ib., I-II, 10, 3).
Ebbene, se nel primo caso la libertà viene tolta del tutto, nel secondo invece rimane, ma diminuita.

4. Per cui le emozioni che precedono un’azione possono oscurare (obnubilare) il giudizio della ragione, sicché l’azione che ne deriva viene diminuita nella sua bontà o nella sua malizia.
“Un atto è peccato nella misura che è volontario ed è in nostro potere.
Ora, una cosa è in nostro potere in forza della ragione e della volontà. Quindi più la ragione e la volontà agiscono per se stesse, senza impulsi di passione, più l’atto è volontario, e in nostro potere.
Invece la passione diminuisce il peccato, riducendone la volontarietà” (Ib.,I-II, 77, 6).

5. Pertanto nel caso che mi hai proposto in genere non c’è peccato grave.

6. Certo, dobbiamo dominare anche i sentimenti di bollore e di sdegno.
L’esercizio della pazienza, dell’umiltà e la preghiera senza dubbio aiutano.
Non dobbiamo mai dimenticare che il Signore ci chiama a crescere nell’esercizio delle virtù soprattutto nelle contrarietà.
Talvolta invece si crede di possederle, ma è una pura illusione. È semplicemente mancata l’occasione di esercitarle.

Con l’augurio di crescere sempre più in santità di vita passando in mezzo alle varie prove, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo