Vedendo gente che non va mai in Chiesa e poi in occasione di un funerale va a fare la Comunione senza essersi confessata mi domando se quanto ho imparato da piccolo sia sbagliato

////Vedendo gente che non va mai in Chiesa e poi in occasione di un funerale va a fare la Comunione senza essersi confessata mi domando se quanto ho imparato da piccolo sia sbagliato

Vedendo gente che non va mai in Chiesa e poi in occasione di un funerale va a fare la Comunione senza essersi confessata mi domando se quanto ho imparato da piccolo sia sbagliato

Quesito

Caro Padre Angelo,
Nelle catechesi da me ricevute, (ho ora 73 anni), si diceva che basta un solo peccato mortale per andare all’inferno.
Ora noto che sono moltissimi coloro che non vanno a Messa la domenica o nei giorni festivi, quindi in peccato mortale, secondo l’affermazione che si faceva.
Chi riceveva la comunione in peccato mortale, commetteva sacrilegio.
Nei matrimoni, nei funerali, vedo che molti s’accostano alla Santa Comunione e so per certo che non vanno mai a messa.
Per di più, defunti a cui si celebra il rito funebre cattolico, che non hanno mai frequentato i sacramenti, ai parenti si danno consigli di speranza.
Non si va più all’inferno? O tutto quello che mi hanno insegnato a proposito è solo vana teoria?
Per quanto mi riguarda, se Dio esiste, penso che Egli superi ogni nostro fantasticare.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. quanto ti hanno insegnato rimane vero, anche se la gente si comporta diversamente.
Purtroppo molti vanno a fare la S. Comunione senza esaminare se stessi, come dice la Sacra Scrittura: “Ciascuno, dunque, esamini se stesso e poi mangi del pane e beva dal calice” (1 Cor 11,28).
Tuttavia quello che dice la Sacra Scrittura rimane comunque ugualmente vero: “Perciò chiunque mangia il pane o beve al calice del Signore in modo indegno, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore” (1 Cor 11,27) e “perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna” (1 Cor 11,29).

2. Nostro Signore un giorno disse a Suor Faustina Kowalska: “Desidero unirMi con le anime umane; la Mia delizia è unirMi con le anime. Sappi, figlia Mia, che quando nella santa Comunione vengo in un cuore umano, ho le mani piene di grazie di ogni genere e desidero donarle all’anima, ma le anime non Mi prestano nemmeno attenzione, Mi lasciano solo e si occupano d’altro.
Oh, quanto è triste per Me che le anime non conoscano l’Amore! Si comportano con Me come con qualche cosa inerte” (19.11.1937).
E cioè come se la particola consacrata fosse una cosa, pur benedetta o consacrata, ma solo una cosa.
Se è così, certo non si entra in Comunione col Signore.
La si fa solo materialmente.

3. Probabilmente anche in passato – almeno per qualche periodo – deve essere successo qualcosa del genere se San Giovanni Crisostomo doveva usare le parole che adesso ti trascrivo e che sono particolarmente forti: “Anch’io alzo la voce, supplico, prego e scongiuro di non accostarci a questa sacra Mensa con una coscienza macchiata e corrotta. Un tale accostamento, infatti, non potrà mai chiamarsi comunione, anche se tocchiamo mille volte il corpo del Signore, ma condanna, tormento e aumento di castighi” (Omelie su Isaia 6, 3).
Usando queste ultime parole, messe in corsivo, sembra che San Giovanni Crisostomo abbia voluto mettere timore nella gente. In realtà non faceva che parafrasare le parole ben più severe della sacra Scrittura che a proposito delle Comunione mal fatte dopo aver detto che “chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna” conclude dicendo “È per questo che tra voi ci sono molti ammalati e infermi, e un buon numero sono morti” (1 Cor 11,30).

4. Mi dici che nei funerali di gente che non è mai andata in Chiesa i sacerdoti danno parole di speranza.
Mi pare che sia giusto fare così perché la preghiera (e le esequie che cosa sono se non l’ultima comunitaria preghiera prima della sepoltura?) è l’interprete della speranza. Così diceva san Tommaso.
E il sacerdote deve incitare a sperare per la salvezza e a sollecitarla con la preghiera e le opere di suffragio.

5. Non sarebbe corretto invece mettere i defunti subito in Paradiso, senza esortare alla preghiera. Sarebbe come negare l’ultima carità o l’ultimo bene che si può fare alla persona cara ormai defunta, che non può più aiutare se stessa perché per lei è finito il tempo del merito.

6. Quello che dici alla fine è vero.
Io però non direi che Dio è sopra ogni nostro fantasticare (sembra che la teologia sia frutto di fantasia), ma che è infinitamente sopra ogni nostro pensare.

Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo