Quesito

Salve padre Angelo,
volevo avere un chiarimento sul comandamento dato da Gesù stesso che, insieme all’amore assoluto nei confronti di Dio, rappresentano i due precetti che vanno a completare il decalogo: <<Ama il prossimo tuo come te stesso>>. Qui il prossimo viene inteso come un altro sé, meglio, come altro da sé; quindi, se la mia interpretazione è corretta, il proprio sé, dopo Dio, è il secondo oggetto d’amore. Tuttavia a me pare che il più delle volte, anche nella normale catechesi, questo amore per sé non venga messo nel giusto risalto, anche perché se io non ho un buon rapporto con Dio e con me stesso, non credo che si potrà pretendere di avere poi un buon rapporto con gli altri.
Inoltre, come si può coniugare questo precetto dell’amore di sé e del prossimo con l’altra perentoria affermazione di Gesù, secondo la quale, per seguirlo, bisogna <<rinnegare se stessi>>? Sembra che il proprio io venga annullato.
Mi farebbe piacere avere una delucidazione. Grazie dell’attenzione.
Federico


Risposta del sacerdote

Caro Federico,
1. secondo san Tommaso d’Aquino non è necessaria una virtù e quindi un’educazione particolare all’amore di sé.
Perché istintivamente tutti lo vogliamo e tutti almeno inconsapevolmente lo cerchiamo.

2. Un altro paio di maniche è vedere se questo amore di sé che ci desideriamo sia autentico o spurio.

3. Allora proprio qui s’innesca l’altro imperativo del Signore: di rinnegare noi stessi. Sottinteso: il rinnegamento del capriccio, dell’egoismo.
Perché proprio l’amore più vero di sé conduce una persona a vivere con qualcun altro, anzi per qualcun altro.
Non è questo quello che avviene nel matrimonio e nella generazione ed educazione dei figli?
Allora per permanere in questa dedizione o immolazione è necessario saper rinnegare il proprio egoismo o capriccio per poter amare in maniera vera.

Ti ringrazio, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo


Quesito

Salve Padre Angelo
Le volevo chiedere un quesito, io sò che Gesù è presente nel santissimo sacramento in carne e in ossa. Egli stà li giorno e notte.
Mi hanno sempre insegnato che nell’ostia ce la presenza di Gesù.
Ora è possibile ricevere risposte da Dio vere e proprie come in un dialogo normale? Io ho fede che Gesù è presente in questo sacramento santissimo, allora perchè quando una persona gli chiede di rispondergli , Lui tace. Anche se tace, comunque io sò che è li, ma perchè a Dio dispiace poter dare parlare a Noi. Lui è li, vivo, presente e operante. Che cosa comporterebbe questo? Io credo nulla di male. Mi dia Lei, delle spiegazioni.
Se non ha capito qualcosa, chieda pure. 
Grazie


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. Gesù è realmente presente con il suo corpo nel Sacramento.
La sua presenza però non è materiale, tant’è che non lo tocchi e non lo vedi.
La dottrina cattolica insegna che è presente la sostanza del corpo e del sangue del Signore. Nella sostanza è racchiuso tutto, nel medesimo modo in cui nel tuo “io” (che è la tua sostanza) ci sei tutto tu, con tutte le tue membra.

2. Nell’Eucaristia il Signore ti parla e ti dice tutto quello che ha detto. Basta che tu apra le Sacre Scritture.
Nell’Eucaristia ci sono dunque anche tutte le sue parole.
La Chiesa sminuzza l’insegnamento di Gesù proponendocelo a bocconi nei vari passi che ci fa ascoltare ogni giorno nella S. Messa.

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

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