Quesito

Egregio Padre Bellon,
seguo da tempo la sua rubrica "Un sacerdote risponde" con interesse e sete di conoscenza.
Tante volte avrei voluto discutere in maniera diretta, personalmente, con un sacerdote di alcuni argomenti, ma ahimè, la loro disponibilità "sul campo" è sempre più limitata, vincolati anche da numerosi impegni da assolvere ed essendo sempre in… inferiorità numerica rispetto alla vasta platea dei fedeli. Peccato.
Ma ora vengo al dunque, ovvero alla riflessione che faccio da tempo,  e che ora le giro in attesa di conoscere una sua replica illuminata. Uno dei problemi che attraversa questo nostro tempo, a mio avviso, è questo: si parla molto poco (e anche male) del Diavolo, dell’AntiCristo, del "Divisore", del serpente infernale, come altro lo si voglia inquadrare. Almeno negli ambienti consacrati. E la questione mi è ancor più balzata agli occhi e ha catturato la mia attenzione (mi ritengo un cristiano cattolico praticante) quando recentemente una marea di spot televisivi e non, ha pubblicizzato l’ultimo lavoro cinematografico del celebrato regista Pupi Avati, il cui titolo rappresenta l’elogio della chiarezza: "Il Signor Diavolo". Altri film che io ricordi, e di sponda opposta, non hanno mai avuto un titolo del tipo "Il Signor Gesù", ma è solo un dettaglio. Non voglio scomodare il Faust di Goethe, l’Esorcista, o di altre "perle" della stessa serie celebrativa dell’angelo del male, ma mi inquieta il fatto che a noi semplici umani riesce sempre bene di fare un gran baccano quando c’è di mezzo lui, il Nefasto, il re dell’inganno, mentre ai botteghini (ma anche in tv) il "pieno" è quasi sempre assicurato. E "beviamo" ogni interpretazione che se ne fa, senza ragionarci troppo, perchè troppo ignoranti e anche troppo, forse, impauriti, e quindi via così, toccata e fuga. Spesso provo a parlarne con mia sorella, ma mi blocca subito, resta subito impaurita, pur avendo fede. Ci facciamo spiegare allora dagli artisti del cinema o della tv chi è Satana, senza troppo strizzare il cervello.
Se si va invece in parrocchia, a Messa, a un incontro spirituale, sembra quasi innaturale affrontare argomentazioni simili. Basta il solo rifugio nell’ascolto e nella meditazione della parola Divina? Il male attira e cattura molto più del Bene? Ma provo a ragionare ancora: perchè dell’essenza maligna e delle sue manifestazioni e significati ne parlano spesso e volentieri solo gli uomini di strada impreparati, i comuni mortali forse laici, i registi, i curiosi, gli esoterici, gli amanti dell’horror, e quant’altri, mentre la Madre Chiesa sembra avere invece un pò il fiato corto sull’argomento?
Mi spiego meglio: durante le sante Messe, almeno quelle di precetto, molto raramente ho apprezzato qualche sacerdote soffermarsi o dedicare qualche minuto durante l’omelia ad una sana predica sullo spinoso scenario, magari stimolando qualche piccolo allarme. Si parla solo del Creatore e del Vangelo, e ovviamente ciò è prioritario, poi stop. Perchè cio accade? Io credo piuttosto che i fedeli tutti debbano essere invece continuamente sollecitati sull’argomento (e l’occasione della Santa Messa credo sia il momento più propizio, altrimenti quando?), anche solo con qualche battuta degna di nota, onde poter consentire ad ognuno di noi di alzare sempre più la guardia, di scuotere le coscienze, di saper discernere e conservare così ben saldo il nostro stato spirituale. Gli inganni, i trucchi, i sotterfugi, le malizie del "serpente" sono micidiali, da Eva ai giorni odierni la sua abilità resta immutata. E il silenzio, soprattutto da parte dei ministri di Dio quaggiù, lascia terreno fertile al Maligno, perchè nel silenzio ci sguazza e fa man bassa, non solo dei più deboli, impreparati e sprovveduti, i suoi preferiti. Insomma, senza intendere che occorre "terrorizzare" ma solo parlarne più spesso e in maniera pungente e appropriata, a tutti andrebbe ricordato che Dio esiste perchè ci ha liberati, offrendo la vita di suo Figlio, proprio dal Ribelle, dall’ingannatore. Il Bene c’è perchè il Male è una realtà, non una finzione o un film o uno spot che nascono dall’idea di un uomo, seppur artista.
Recentemente ho ascoltato su Radio Maria un passaggio emblematico di padre Gabriele Amorth: "La più grande astuzia del Diavolo è quella di convincere che non esiste…., anche quando ne se parla e se ne parla a vanvera o poco e senza costrutto, senza adeguata cognizione della materia, e questo accade spesso, ahimè, anche tra le fila dei consacrati, molti dei quali glissano sulla materia e non credono molto sulla sua vera esistenza. E ciò è assai pericoloso". Come a dire: di Satana ne deve saper parlare dovutamente la Chiesa e con sempre più insistenza e costanza, senza temere le reazioni dei fedeli; non può lasciare che di questa diabolica e virale presenza nella nostra vita se ne appropri solo il linguaggio cinematografico o televisivo, alimenterebbero confusione, si rischierebbe (se già non è accaduto) un boomerang nella fede. C’è rimedio a tutto questo padre Bellon?
Grato per la sua cortese attenzione a questa mia e mi perdoni se mi sono dilungato, le assicuro una preghiera e la saluto cordialmente,
Silvano (Napoli)

 


 

Risposta del sacerdote

Caro Silvano,
1. tante tue osservazioni sono giuste.
Ma vorrei che tu ti mettessi nei panni del prete.

2. Quando questi fa l’omelia deve rimanere fedele al tema fornito dalla Parola di Dio che è stata proclamata.
L’omelia non è lo spazio di tempo dato al sacerdote perché parli di tutto.
In quel momento il suo compito è quello di aiutare a calare nella nostra vita la Parola del Signore per farla fermentare col lievito del Vangelo.

3. Nel suo ministero poi il suo compito principale è quello ricordato da San Paolo con le seguenti parole: “Figli miei, che io di nuovo partorisco nel dolore finché Cristo non sia formato in voi!” (Gal 4,19).

4. È vero che “il nostro (vostro, nel testo sacro) nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro cercando chi divorare” (1 Pt 5,8).
Il che significa che è sempre attivo, non desiste mai e cerca di divorare tutti trascinando al peccato e alla perdizione eterna.

5. Ed è ugualmente vero, come dice ancora San Pietro, che bisogna resistergli saldi nella fede (1 Pt 5,9) e cioè che dobbiamo affrontarlo armati di tutto punto come ricorda San Paolo: “Afferrate sempre lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutte le frecce infuocate del Maligno; prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio.
In ogni occasione, pregate con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, e a questo scopo vegliate con ogni perseveranza e supplica per tutti i santi” (Ef 6,16-18).

6. Tuttavia il cristiano non vive con la paura del diavolo.
Se vive in grazia e se è preoccupato di piacere al Signore in tutto nell’osservanza dei suoi comandamenti, sa che tiene lontano da sé il demonio.
Il demonio ha paura di un’anima in grazia.
Lo ricorda san Giacomo quando con altre parole dice: “Sottomettetevi dunque a Dio; resistete al diavolo, ed egli fuggirà lontano da voi” (Gc 4,7).
Si direbbe che scappa a gambe levate.

7. Lo ricorda anche Santa Teresa d’Avila in una bella pagina della sua autobiografia:
“Se questo Signore è così potente, come so e vedo; se i demoni non gli sono che schiavi (…), che male mi possono fare se io sono la serva di questo Re e Signore?
Piuttosto, perché non sentirmi così forte da affrontare l’inferno intero?
Prendevo in mano una croce e mi sembrava che Dio me ne desse il coraggio.
In breve spazio di tempo mi vidi così trasformata che non avrei temuto di scendere in lotta con tutti e gridavo loro: “Venite avanti ora, ché, essendo io la serva del Signore, voglio vedere che cosa mi potete fare!”.
E parve che mi temessero veramente perché me ne rimasi tranquilla.
D’allora in poi quelle angustie non mi turbarono più, né ebbi paura dei demoni, tanto che quando essi mi apparivano, come avanti dirò, non solo non ne avevo paura, ma mi sembrava che l’avessero loro di me.
Il sovrano Padrone di ogni cosa mi dette su di essi un tale impero che oggi non li temo più delle mosche.
Sono così codardi, che nel vedersi disprezzati, si perdono di coraggio. Non assalgono di fronte se non coloro che vedono arrendersi facilmente, oppure quando il Signore lo permette affinché le loro lotte e persecuzioni ridondino in maggiore vantaggio dei suoi servi.
Piaccia a Sua Maestà che temiamo solo quello che è da temere, persuadendoci che ci può venire maggior danno da un solo peccato veniale che non da tutto l’inferno; il che è verissimo.
Sapete quando i demoni ci fanno spavento? Quando ci angustiamo con le sollecitudini per gli onori, per i piaceri e per le ricchezze del mondo.
Allora noi, amando e cercando quello che dovremmo aborrire, mettiamo nelle loro mani le armi con cui potremmo difenderci e li induciamo a combatterci con nostro immenso pregiudizio.
Fa compassione pensarlo, perché basterebbe stringerci alla croce e disprezzare ogni cosa per amore di Dio, giacché il demonio fugge da queste pratiche, più che noi dalla peste” (S. Teresa d’Avila, Vita, 25, 19-22).

8. Purtroppo però è vero che non tutti vivono coma Santa Teresa d’Avila e che il demonio talvolta non solo non parte a gambe levate, ma sembra scatenato e furibondo nel portare la gente lontano dal Signore e anche lontano dalla salvezza eterna.
Ma questo non è dovuto al fatto che non si parla del diavolo, ma che non si parla a sufficienza di Gesù.
E anche, diciamolo chiaramente, al fatto che purtroppo molti non vogliono sentire parlare di Gesù Cristo perché Cristo li richiama alla conversione.

9. È vero che quando si chiama un esorcista a parlare le sale si riempiono.
Ma quanti si smuovono?
Rimane tuttavia vero che il demonio sembra assente nella predicazione.
Ma è anche vero che nell’omelia si deve parlare sempre più della grazia (grande assente anche questa!) perché il sacerdote come buon ministro di Cristo è mandato perché la gente abbia la vita e l’abbia non solo in abbondanza, come traduce il testo evangelico della Cei, ma l’abbia sempre più abbondatemente (“Ego veni ut vitam habeant, et abundantius habeant”; Gv 10,10).

Ti ringrazio di aver attirato l’attenzione su un punto importante della nostra vita cristiana.
Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo