Tre domande sulla sofferenza, sui segni della salvezza dei nostri cari e se sia giusto domandare nella preghiera anche beni materiali

////Tre domande sulla sofferenza, sui segni della salvezza dei nostri cari e se sia giusto domandare nella preghiera anche beni materiali

Tre domande sulla sofferenza, sui segni della salvezza dei nostri cari e se sia giusto domandare nella preghiera anche beni materiali

Quesito

Caro Padre Angelo,
Le scrivo per esternarle alcuni dubbi per i quali spero in una sua risposta.
1) Quando vedo bambini ammalati, persone con grandi malformazioni o notizie di guerre e crudeltà mi chiedo: perché mio Dio?
Mi rispondo: perché le malattie possono essere causate dall’inquinamento, dal peccato originale, dallo stress della vita inutile che conduciamo. Le guerre, la violenza, la sopraffazione sono causate dall’egoismo dell’uomo. Ma allora mi chiedo: qual è il senso della vita? Perchè Dio consente che molti innocenti paghino? Mi rispondo: perché non ascoltiamo la nostra coscienza e usiamo male il libero arbitrio.
Perchè tanto dolore, mio Dio?

2) Io prego molto per l’anima di mio papà e per i tutti i miei cari defunti. A loro dedico alcune S. Messe. Vorrei un segno che sono salvi. Da quando recito il S. Rosario con le modalità che Lei suggerisce e partecipo a queste S Messe, la provvidenza mi ha dato molto. E questo è già un segno. Però vorrei un segno tangibile che hanno raggiunto la salvezza. Questa è una preoccupazione umana. E’ sbagliata?

3) Mi domando se sia lecito chiedere a Dio delle grazie per i propri problemi materiali. Un Sacerdote mi ha detto che Egli è bontà e dobbiamo fidarci di Lui e di prestare attenzione a non creare un rapporto “commerciale” con il Signore. Questo lo capisco. Infatti, la mia preghiera inizia sempre per ottenere grazie spirituali, cerco concretamente di cambiare il mio modo di vivere, ma se ho un’angoscia, un problema posso chiedere una grazia materiale a Dio?

Grazie per una sua risposta e per la sua opera di evangelizzazione.
Filippo


Risposta del sacerdote

Caro Filippo,
1. il problema della sofferenza degli innocenti è un mistero nel vero senso della parola. E cioè è una realtà nascosta, perché mistero significa proprio questo: realtà nascosta.
Evidentemente è nascosta ai nostri occhi, ma non a quelli di Dio.
Bisognerebbe dunque avere gli occhi di Dio per poter comprenderne qualche cosa.
Ebbene avere fede significa vedere con gli occhi di Dio, come insegna San Tommaso.
E gli occhi di Dio ci presentano un orizzonte che non è solo quello di questo mondo, ma quello dell’eternità.

2. Allora tenendo presente che “non abbiamo di qua un’abitazione permanente” (Eb 13,14) e che il tempo della vita presente è quello di preparare “un buon capitale per il futuro, per acquistarsi la vita vera” (1 Tm 6,19) tutti i nostri parametri di valutazione vengono sconvolti.
Quando il Signore chiede conversione, e cioè metanoia, chiede un cambiamento di mentalità, una logica nuova, quella evangelica.
Ma noi spesso vorremmo essere cristiani mantenendo la mentalità del mondo. E allora i conti non tornano.

3. La logica evangelica è quella ricordataci da san Paolo quando dice: “Per questo non ci scoraggiamo, ma, se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore invece si rinnova di giorno in giorno.
Infatti il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria: noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili, perché le cose visibili sono di un momento, quelle invisibili invece sono eterne” (2 Cor 4,16-18).
In cielo vedremo il capovolgimento perfetto della logica mondana, la realizzazione perfetta di quanto di legge da un capo all’altro del Vangelo: “Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi” (Mt 19,30).

4. Venendo ora alla seconda domanda potrei dire che il Signore ha i suoi buoni motivi per non darci segni tangibili sulla salvezza eterna dei nostri cari.
Potrei dire anzitutto che i segni tangibili li può dare anche il demonio, che “è menzognero e padre della menzogna” (Gv 8,44).
E allora pensare che i nostri cari siano già in Paradiso porterebbe a farci desistere dal pregare e dal compiere suffragi. E questo non farebbe bene né a noi né a loro.
E sarebbe nell’interesse del nostro avversario darci anche segni del tutto opposti, come ad esempio farci credere che una persona vissuta in maniera indissoluta e morta impenitente si trovi già in Paradiso e non sia poi così necessario convertirsi ed essere vigilanti.

5. Mentre non dandoci segni certi della loro salvezza il Signore ci fa camminare nella fede, accordandoci il merito che ad essa è promesso.

6. Va detto però che se non abbiamo segni certi, il Signore non ci lascia all’oscuro del tutto perché si serve delle nostre preghiere e dei nostri suffragi per aprire un varco tra noi e il cielo e permettere ai nostri cari di aiutarci: “La nostra preghiera per loro può non solo aiutarli, ma anche rendere efficace la loro intercessione in nostro favore” (Catechismo della Chiesa Cattolica, 958).
Allora le grazie e gli aiuti che sperimentiamo dal cielo dopo aver compiuto i nostri suffragi (sono molti quelli che li sperimentano) sono un segno morale della loro salvezza

7. Per l’ultima domanda: possiamo chiedere a Dio qualsiasi cosa, anche beni materiali, soprattutto se sono utili per la nostra e per l’altrui santificazione.
Tuttavia ti esorto a cercare anzitutto il Regno di Dio e la sua giustizia perché al resto, anche alla soddisfazione dei tuoi desideri, ci pensa Lui (cf. Mt 6,33).
Dice San Cipriano: “A chi cerca il Regno di Dio e la sua giustizia, egli promette di dare tutto in aggiunta. In realtà, tutto appartiene a Dio e nulla manca all’uomo che possiede Dio, se egli stesso non manca a Dio” (De oratione dominica, 21).

Anche per questo ti assicuro la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo