Quesito

Caro Padre buongiorno,
ho un quesito molto diretto ed una perplessità.
Il quesito diretto: com’è giusto comportarsi se la famiglia “rifiuta” il fidanzato del/la figlio/a?
Non vivo una situazione simile, ma mi sono sempre chiesta come sia giusto comportarsi anche in virtù del comandamento “onora il Padre e la madre”.
Perché avevo sentito che, per la serenità della famiglia, sarebbe giusto lasciare la relazione.
Però io invece mi chiedo: sarebbe giusto assecondare l’eventuale capriccio di un genitore? Sento di famiglie che “ignorano” il partner dei figli perché non è ricco o perché è straniero, a volte addirittura per le affiliazioni politiche, o comunque motivazioni discutibili. Posso capire la perplessità di un genitore qualora il figlio si fidanzasse con una persona che ha valori troppo diversi o che conduce uno stile di vita dannoso, e penso sia giusto ascoltare la “saggezza” di chi ci ha cresciuti anche accettando uno “scossone”, ma con il giusto discernimento.
Chiedo scusa se una domanda simile è già stata posta ma pur cercando, non ho trovato.
Poi, nella mia vita ho constatato una situazione che mi pare “strana”.
Mi piace molto l’idea di “amore” tra uomo e donna che c’è nel cattolicesimo..
Tuttavia noto questo: che moltissimi ragazzi cristiani – conosciuti frequentando le parrocchie ed i gruppi annessi – deridono la castità. Non so se sono io sfortunata, molti di loro sono letteralmente cresciuti in parrocchia, vanno a Messa con le famiglie tutte le domeniche e prendono la Comunione sempre. E poi so che convivono o che hanno una vita sessualmente attiva fin da giovanissimi. E mi chiedo, come mai?
Mi sembra strano, specialmente che poi proprio da loro arrivi la derisione, magari anche solo goliardica, verso chi vive in castità. Non voglio giudicare né essere polemica. Però mi sembra strano, non posso neanche tirare fuori l’argomento quando sono in compagnia di queste persone perché s’infervorano.
Sono stupita anche perché, ironia della sorte (?) tutti i (pochi) ragazzi che alla fine mi sono trovata a frequentare erano affascinati dalla castità.. Ma non erano credenti. Tuttavia consideravano la castità per quello che è: l’unico modo per amare a fondo qualcuno.
È la mia esperienza “inconsueta” o c’è dell’altro nella Chiesa odierna, o sono cambiati i precetti e io non lo so?
L’ultima volta che sono andata a confessarmi il sacerdote mi ha chiesto se faccio sempre la Comunione. Ho detto che una volta non l’avevo fatta perché ero in peccato mortale e non ero riuscita a confessarmi, e mi ha detto che ho sbagliato perché quella va sempre fatta, per aggiungere che non c’è nulla di male in una serie di pratiche che a me risulta siano atti impuri.
Ripeto non voglio giudicare né polemizzare, m’interessa solo capire, non sono cresciuta nella fede, mi ci sono avvicinata da sola con il tempo, e mi capita di essere un pochino confusa.
La ringrazio di cuore e le chiedo di ricordarmi nelle Sue preghiere.
Farò altrettanto.


Risposta del sacerdote

Carissima,

1. il più bel criterio sul rapporto tra fidanzati e rispettivi genitori è quello che troviamo sulla bocca di Dio all’alba della creazione: “Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne” (Gn 2,24).
Artefici della nuova famiglia sono gli sposi.
I genitori sono tra i consiglieri.
È giusto, anzi, è doveroso ascoltare i consigli.
Talvolta è doveroso non solo ascoltare ma anche obbedire ai consigli dei genitori.
Ma infine chi è chiamato a prendere le decisioni sono gli sposi stessi: “Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie,…”.

2. Non so se corrisponda a verità che solo nei circoli cattolici si derida la castità.
Certo è un dato di fatto che tanti ragazzi che vanno in Chiesa non vivono castamente.
Non voglio giustificarli, ma sono anch’essi segnati dal peccato originale e da quella concupiscenza della carne (cf 1 Gv 2,16) che insidia anche la loro maniera di amare.
Ma tra quelli che non vanno in Chiesa credo che le cose non vadano meglio.
Molto dipende da che cosa si propone.

3. Certo, il fatto che tu abbia incontrato non credenti che stimano la castità, la dice lunga.
Come l’amicizia è un valore naturale apprezzato da tutti, così analogamente si può dire anche della castità, a meno che uno sia così depravato da vantarsi di ciò di cui si dovrebbe vergognare.
Credo che qualsiasi giovane che abbia intenzioni serie sul proprio futuro e che voglia formarsi una famiglia stimi la castità, anche se magari non la pratica.
La castità dà sempre l’idea di una persona che è padrona di se stessa, dei propri impulsi, che non cede facilmente alla prima tentazione.

4. Giustamente un documento del Magistero della Chiesa dice che la castità “è energia spirituale che libera l’amore dall’egoismo e dall’aggressività” (PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA FAMIGLIA, Sessualità umana: verità e significato, 19).
Quest’affermazione non parte da presupposti di fede né è valida solo per i credenti. Chiunque sa che la castità, intesa come atteggiamento virtuoso voluto e libero, è questo.
Gandhi che non era cristiano ed era sposato, ha detto che “la castità è il più alto ideale, non deve quindi far meraviglia che richieda il più alto sforzo per raggiungerla.
Una vita senza castità mi sembrerebbe insipida e animalesca: il bruto, per natura sua, non ha autocontrollo, l’uomo è uomo perché è capace di averlo” (GANDHI, La mia vita per la libertà, pp. 193-194).
Non so se si possa dire che la castità sia il più alto ideale. Ma certo chi ha scritto quelle parole ne era affascinato.

5. Sono invece perfettamente d’accordo con l’affermazione centrale della tua mail: l’unico modo per amare a fondo qualcuno è quello della castità.
Dove per castità, in qualunque stato di vita, s’intende l’amore puro e disinteressato per la persona che si ama, al punto che si è disposti a perdersi per lei.
Questo è amare qualcuno.
Molto spesso invece dietro la parola amore si nasconde solo la passionalità e non di rado anche la volgarità.

6. Quanto ti ha detto il sacerdote confessore, e cioè che devi sempre fare la Comunione anche se ti trovi in peccato mortale, è palesemente sbagliato.
Va contro la Sacra Scrittura e va contro la disciplina della Chiesa: “Perciò chiunque mangia il pane o beve al calice del Signore in modo indegno, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore.
Ciascuno, dunque, esamini se stesso e poi mangi del pane e beva dal calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna.
È per questo che tra voi ci sono molti ammalati e infermi, e un buon numero sono morti” (1 Cor 11,27-30).
Dispiace per quel sacerdote perché ognuno parla dall’abbondanza del proprio cuore, come ha detto il Signore (cfr Mt 12,34), e cioè dal proprio vissuto.
Se amasse la purezza parlerebbe diversamente.

Ti assicuro la mia preghiera e ti ringrazio anticipatamente per quello che hai promesso.
Ti benedico e ti auguro ogni bene.
Padre Angelo

Questo articolo è disponibile anche in: Italiano