Quesito

Sono cattolica praticante, dopo periodi altalenanti di raffreddamento della fede.
Sono divorziata, ho due figli, non ho compagni di vita, sono laica nei miei comportamenti pubblici, perché penso che la religione e la spiritualità siano estremamente personali e privati, prego con serenità e quasi sempre con gioia.
Sono malata di cirrosi (da astemia!) per una epatite contratta in ospedale e seguo terapie molto dure, ma non dispero, se non nei momenti più bui.

Ho alcuni quesiti/commenti, che non vogliono essere provocatori, ma che nascono da un mio desiderio di capire:

1) Il divorzio pone fine agli effetti CIVILI del matrimonio, in quanto nasce da una legge civile di uno stato laico. Mi sembra che ci sia molta ipocrisia da parte della chiesa sull’argomento. Io sono divorziata, gli effetti civili del mio matrimonio sono cessati, ma il sacramento è ancora valido. E faccio la comunione quando ne sento il bisogno, perché non credo di commettere peccato nel farla. Cosa ne pensa?

2) L’aborto. Anche qui mi sembra che ci sia molta ipocrisia da parte della chiesa. Sembra quasi che la legge 194 (legge civile di uno stato laico) incoraggi la pratica dell’aborto, una pratica dolorosissima, una scelta difficilissima, un rimorso indelebile. Ma non è così: l’aborto c’è sempre stato, solo che la legge 194 consente di abortire in ambiente pulito e con più sicurezza, invece di andare da mammane e finti obiettori di coscienza che praticano l’aborto con ferri da calza, infusi pericolosi e grucce di metallo. Può dirmi cosa ne pensa?

La ringrazio molto della sua attenzione e le invio cordiali saluti
Anna


Risposta del sacerdote

Cara Anna,
1. ti esprimo anzitutto la mia vicinanza spirituale e morale per la malattia che ti ha colpito.
Confido che con l’aiuto di Dio e della scienza tu possa uscirne perfettamente guarita.
Tra le cose positive che mi scrivi e che desidero sottolineare c’è anche la tua affermazione sulla preghiera: “prego con serenità e quasi sempre con gioia”.
Come può essere diversamente? Nella preghiera portiamo Dio, che è fonte di ogni gioia, dentro la nostra vita.

2. Prima di rispondere alle tue due domande, desidero fare qualche osservazione su un’affermazione centrale: sono laica nei miei comportamenti pubblici, perché penso che la religione e la spiritualità siano estremamente personali e privati.
Se per essere laico intendi fare uso della ragione, allora sono laico anch’io e voglio esserlo.
Se invece per essere laico intendi che la vita civile e sociale non abbia niente a che fare con Dio, allora non ci sto.
La religione è un fatto naturale prima ancora che soprannaturale.
La società non può prescindere dal fatto che la persona umana è chiamata a realizzarsi ultimamente in un fine trascendente. Ogni religione ricorda questa verità, che per ora non è ancora una verità cristiana.
E il ricordare questa verità contribuisce moltissimo a riconoscere la dignità di ogni essere umano.
Papa Giovanni XXIII, nella Mater et Magistra, che è un’enciclica di carattere sociale scritta a tutti gli uomini di buona volontà, afferma: “Ma resta sempre che l’aspetto più sinistramente tipico dell’epoca moderna sta nell’assurdo tentativo di voler ricomporre un ordine temporale solido e fecondo prescindendo da Dio, unico fondamento sul quale soltanto può reggere; e di voler celebrare la grandezza dell’uomo disseccando la fonte da cui quella grandezza scaturisce e della quale si alimenta e cioè reprimendo e, se fosse possibile, estinguendo il suo anelito verso Dio. Senonché l’esperienza di tutti i giorni continua ad attestare, fra le delusioni più amare e non di rado in termini di sangue, quanto si afferma nel Libro ispirato: «Se il Signore non edifica la casa, si affaticano invano quelli che l’edificano»” (MM 226).
Mi spiace che tu voglia contribuire al mantenimento dell’aspetto più sinistramente tipico dell’epoca moderna.
Evangelizzare ogni creatura non significa anche ricordare al mondo il suo punto di partenza e di arrivo?
Papa Giovanni parla anche dell’assurdo tentativo di voler ricomporre un ordine temporale solido e fecondo prescindendo da Dio.
Solo Dio è il principio e il fine di ogni vita umana.
Ugualmente solo Dio è il principio e il fine della società.
Non può essere realizzato nella sua integrità il bene comune se si misconosce l’obiettivo cui esso deve servire.

3. La tua prima domanda, nonostante l’esplicita volontà di non essere provocatoria, rimane acre nei confronti della Chiesa: dare dell’ipocrita non è mai bel titolo, soprattutto se la persona o società cui viene applicato è convinta di dire la verità. Ma su questo sorvolo.
Scrivi: “Il divorzio pone fine agli effetti CIVILI del matrimonio, in quanto nasce da una legge civile di uno stato laico. Mi sembra che ci sia molta ipocrisia da parte della chiesa sull’argomento. Io sono divorziata, gli effetti civili del mio matrimonio sono cessati, ma il sacramento è ancora valido. E faccio la comunione quando ne sento il bisogno, perché non credo di commettere peccato nel farla”.
È vero quello che tu scrivi: con il divorzio cessano gli effetti civili del matrimonio.
Certamente il divorzio sembra contraddire il comando di Cristo: “E non separi l’uomo quanto Dio ha unito” (Mc 10,9.)
In realtà, però, se uno non passa a nuove nozze testimonia a suo modo che il matrimonio è indissolubile, anche se la convivenza è cessata.
A volte ci sono dei motivi così gravi che obbligano ad attuare la separazione e perfino il divorzio (la fine degli effetti civili). La Chiesa lo sa e lo ammette.
E per questo la Chiesa non nega la Santa Comunione a coloro che sono solo separati o divorziati. La nega ai coloro che sono divorziati risposati.
Pertanto tu non agisci in contrasto con il volere della Chiesa quando vai a fare la Santa Comunione. Lo faresti invece nel caso in cui tu fossi risposata o convivessi.

4. Dici ancora che la Chiesa è “molto ipocrita” quando non ammette la legalizzazione dell’aborto.
Il motivo sarebbe questo: l’aborto legalizzato impedisce gli aborti clandestini, lo sfruttamento, ecc. ecc.
Cara Anna, qui bisogna essere chiari, anzi molto chiari.
È necessario chiamare ogni cosa col suo nome.
Che cosa è l’aborto? È la soppressione volontaria di un essere umano innocente e indifeso.
Lo stato può permettere, anzi, può offrire gratuitamente le strutture e il personale perché venga ucciso un essere umano innocente e indifeso?
Lo stato ha molti doveri. Ma principalmente ha il dovere di tutelare la vita dei più deboli e dei più indifesi nei confronti di chi si crede di essere padrone della loro esistenza.
Se non fa questo, viene meno alla principale delle sue ragion d’essere.

5. Come vedi, non è la Chiesa ad essere ipocrita, ma è ipocrita una società “laica” perché da una parte afferma la democrazia, e dall’altra permette una tirannia e un dispotismo assoluto nei confronti dei più deboli.
Né puoi dire che gli aborti, con la loro legalizzazione, siano numericamente diminuiti. Anzi!
E non puoi non tener conto del fatto che la legge, quando permette una cosa intrinsecamente immorale, induce a generare una mentalità secondo cui si ritiene che sia una cosa lecita. Tanto più che la società presenta strutture e personale gratis! Si pensa che sia un servizio!
Giustamente Giovanni Paolo II ha affermato: “Le leggi che favoriscono l’aborto si pongono dunque radicalmente non solo contro il bene del singolo, ma anche contro il bene comune e, pertanto, sono del tutto prive di autentica validità giuridica. Il misconoscimento del diritto alla vita, infatti, proprio perché porta a sopprimere la persona per il cui servizio la società ha motivo di essere, è ciò che si contrappone più frontalmente e irreparabilmente alla possibilità di realizzare il bene comune. Ne segue che, quando una legge civile legittima l’aborto o l’eutanasia cessa, per ciò stesso, di essere una vera legge civile, moralmente obbligante” (Evagelium Vitae 72).
Non è necessario scomodare la fede per capire questo.

6. Ti dirai: “ci sono gli aborti clandestini. Bisogna combatterli!”.
Ti dò ragione: si combattano con tutti i mezzi.
Dicendo con tutti i mezzi sottintendo anzitutto con tutti gli aiuti che la società deve offrire alle mamme che vivono situazioni difficili e pensano di disfarsi della loro creatura.
Ma non si combattono legalizzandoli e incrementando il loro numero.
Che cosa diresti all’affermazione: “vi sono sparatorie ogni giorno nel conflitto tra ladri e tutori dell’ordine sociale. Cerchiamo di diminuire stragi e morti offrendo gratuitamente un giubbotto antiproiettile a tutti i ladri?”
Gli orefici e tutti quelli che sono presi d’assalto dai banditi direbbero che uno stato che legiferasse in questo senso sarebbe molto ipocrita!
Ed è proprio quanto lo stato fa quando legalizza l’aborto: protegge gli usurpatori della vita altrui e lascia che gli indifesi vengano uccisi.
Questo sarebbe il bene che lo stato laico vuole alle persone più deboli!
Questo sarebbe il bene che lo stato laico vuole alle donne: che aumenti sempre di più il numero di quelle che, per usare una tua affermazione (peraltro corrispondente alla realtà), si portino dietro “un rimorso indelebile”. E io, che sono prete, lo posso testimoniare con abbondanza di documentazione!

Come vedi, mi sono un pò acceso, ma la posta in gioco è molto alta.
Ti ringrazio di avermi dato l’opportunità di mettere in pubblico tutte queste riflessioni.
Ti prometto una preghiera anche per i tuoi figli (che sono i tuoi tesori) e ti, anzi, Vi benedico.
Padre Angelo