Quesito

Buongiorno Padre Angelo.
Sono Giorgio.
Spesso mi è capitato di sentire anche da teologi che il passaggio dal Mar Rosso sia stato un evento “ingigantito” dal popolo di Israele. Le argomentazioni che questi teologi portano a sostegno di questa tesi è che non si trovano trascrizioni egiziane di un esodo di massa e della morte del faraone o dell’esercito e sono combattuto perché queste teorie mi sembrano convincenti.
Grazie Padre.


Risposta del sacerdote

Caro Giorgio,
1. non abbiamo alcun motivo per mettere in dubbio che le acque del Mar Rosso si siano ritirate formando come un muro da una parte e dall’altra.
Dio, con la sua onnipotenza, ha fatto questo e altro.
2. Di questo episodio gli egiziani non ebbero conoscenza diretta perché nessuno dei protagonisti ha potuto raccontarla essendo stati tutti travolti dalle acque.
Ecco quanto riferisce il testo sacro: “Il Signore disse a Mosè: «Stendi la mano sul mare: le acque si riversino sugli Egiziani, sui loro carri e i loro cavalieri». Mosè stese la mano sul mare e il mare, sul far del mattino, tornò al suo livello consueto, mentre gli Egiziani, fuggendo, gli si dirigevano contro. Il Signore li travolse così in mezzo al mare. Le acque ritornarono e sommersero i carri e i cavalieri di tutto l’esercito del faraone, che erano entrati nel mare dietro a Israele: non ne scampò neppure uno. Invece gli Israeliti avevano camminato sull’asciutto in mezzo al mare, mentre le acque erano per loro un muro a destra e a sinistra” (Es 14,26-29).

3. Il libro di Giuditta nella sua versione ebraica aggiunge un particolare interessante.
Eccolo: “Mentre fuggivano, il Dio del cielo aperto e loro il mare, talmente che da un lato e dall’altro le acque divennero solide come un muro, ed essi passarono a piedi asciutto camminando al fondo del mare. Mentre nello stesso luogo un esercito e numerabile di egiziani che li inseguiva, fu talmente ricoperto dalle acque, che neppure uno rimase che raccontasse ai posteri l’avvenimento” (Gdt 5,12-13).
Peccato, sotto un certo aspetto, che il testo della Conferenza episcopale italiana riporti la versione greca che omette questo passaggio.
È interessante però che la memoria ebraica l’abbia conservato.
Ecco il motivo per cui gli egiziani non poterono dire niente e ne ebbero solo conoscenza indiretta.

4. Nel secolo 19º i razionalisti, che negavano ogni evento soprannaturale e pertanto anche ogni miracolo narrato nella Scrittura, cercarono di darne una spiegazione naturale.
Ma questa spiegazione risulta insufficiente rispetto a quanto dice il testo sacro.
Marco Sales nel suo commentario biblico scrive: “I razionalisti Winer, Welhausen, Guthe, ecc…, al fine di negare ogni carattere soprannaturale a questo avvenimento, suppongono:
1°, che il passaggio degli ebrei abbia avuto luogo all’estremità del Golfo di Suez, dove si trovano dei bassifondi facili a guadarsi;
2°, che Mosè aveva approfittato del riflusso del mare, e del soffiare del vento per spingere Israele a compiere la traversata del mare;
3°, che gli egiziani si siano lasciati sorprendere dall’alta marea e siano così andati perduti.
Ora tale spiegazione non solo è contraria al testo, che come dice “i figli di Israele entrarono in mezzo al mare asciutto (e quindi non lo traversarono a guado), poiché l’acqua era come muro alla loro destra e alla loro sinistra“, ma si urta ancora a varie difficoltà. La durata della bassa marea è generalmente di sei ore, ma solo per tre il detto tratto di mare si può guadare. Ora non è possibile che sì breve tempo potesse bastare al passaggio di una moltitudine di circa 2 milioni, tra cui molti bambini, vecchi, ecc…, con molto bestiame, ecc., mentre per di più soffiava un vento impetuoso che doveva impacciare i movimenti.
Inoltre non si capirebbe come gli egiziani, i quali ben sapevano degli riflusso e del flusso e della loro durata, abbiano potuto avventurarsi in tale momento nel letto del mare. Né deve omettersi il fatto che le acque si dividono e si riuniscono al comando di Mosè, il che mostra ancor più chiaro che non si tratta di un avvenimento naturale, ma di un vero miracolo.
Non deve quindi recare meraviglia che gli scrittori sacri lo considerino come uno dei più grandi prodigi dell’onnipotenza divina.
Il carattere miracoloso dell’avvenimento è quindi indubitato, benché a produrlo Dio abbia potuto servirsi anche di quelle cause naturali, quali per esempio il vento ricordato nel testo.
È assai difficile, per non dire impossibile, determinare il luogo preciso dove gli ebrei hanno attraversato il Mar Rosso o meglio il Golfo Heroopolitano. Alcuni (Lagrange, Hummelauer, ecc…) ritengono che ciò sia avvenuto presso i laghi amari, il che sembra più probabile, altri invece (Vigouroux, ecc.) pensano che il passaggio si sia effettuato presso Clysma (attuale Suez)”.

5. La Bibbia di Gerusalemme nell’edizione italiana non si attarda a confutare le obiezioni dei razionalisti, considerandole ormai del tutto tramontate.
Presenta l’evento semplicemente come un fatto miracoloso. 
Ecco le testuali parole: “Questo racconto ci presenta il miracolo in due modi: primo, Mosè brandisce il bastone sopra il mare, che si apre, formando due muraglie d’acqua tra le quali gli israeliti passano a piedi all’asciutto. Poi, quando gli egiziani si sono gettati al loro inseguimento, le acque rifluiscono e li inghiottono. (…). 
Secondo, Mosè rassicura gli israeliti inseguiti, garantendo loro che non dovranno fare nulla. Allora Jawhè fa soffiare il vento che prosciuga il mare, gli egiziani vi penetrano e sono inghiottiti dal suo riflusso. In questo racconto, solo Jawhè interviene; non si parla di un passaggio per mare da parte degli israeliti, ma solamente della distruzione miracolosa degli egiziani. Questo racconto rappresenta la tradizione più antica. (…).
Il miracolo del mare è stato messo in parallelo con un altro miracolo dell’acqua, il passaggio del Giordano (Gs 3.4); l’uscita dall’Egitto è stata concepita secondariamente a immagine di quest’ingresso in Canaam, e le due presentazioni si mescolano nel capitolo 14º.
La tradizione cristiana ha considerato questo miracolo come una figura della salvezza specialmente del battesimo (1 Cor 10,1).

6. La Bibbia di Gerusalemme nell’edizione francese scrive: “Indipendentemente dal fatto che la Provvidenza abbia utilizzato o meno dei fenomeni naturali, il testo afferma il fatto di un soccorso divino. Questo episodio del passaggio del Mar Rosso è uno dei più importanti della storia di Israele, è uno di quelli che maggiormente ha colpito l’immaginazione dei giudei, dei cristiani e degli stessi arabi. Il Corano (IX,90-92) vi allude”.
Con l’augurio di sperimentare l’intervento salvifica di Dio in ogni circostanza, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo

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