Spesso mi domando se sia proibito indossare gioielli e perché certi divieti nella stessa Sacra Scrittura siano cambiati

////Spesso mi domando se sia proibito indossare gioielli e perché certi divieti nella stessa Sacra Scrittura siano cambiati

Spesso mi domando se sia proibito indossare gioielli e perché certi divieti nella stessa Sacra Scrittura siano cambiati

Quesito

Caro padre Angelo,
le chiedo di illuminarmi su una questione che mi confonde già da tempo: può una donna cristiana indossare gioielli?
Glielo chiedo perché in un passaggio della scrittura c’è scritto che non bisogna farlo.
Però vedo molte donne che lo fanno: quindi è giusto o sbagliato?
Mi dispiacerebbe molto se non si potesse.
Però non voglio contraddire la scrittura.
Desidero porle un’altra domanda: perché certe cose che stanno scritte nelle scritture noi le cambiamo, come per esempio è scritto di non mangiare carne di maiale.
Inoltre volevo anche dirle una cosa che mi turba molto: io non sempre mi fido della parola di un prete perché ho notato che alcuni dicono una cosa, altri un’altra e salta fuori il caos, come faccio?
Cordiali saluti e ringraziamenti.


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. è San Pietro che dice alle donne così: “Il vostro ornamento non sia quello esteriore – capelli intrecciati, collane d’oro, sfoggio di vestiti – ma piuttosto, nel profondo del vostro cuore, un’anima incorruttibile, piena di mitezza e di pace: ecco ciò che è prezioso davanti a Dio. Così un tempo si ornavano le sante donne che speravano in Dio” (1 Pt 3,3-5).
Tuttavia San Pietro non proibisce ogni ornamento.

2. È interessante ciò che Sant’Agostino scrive a Possidio: “Io non vorrei che tu fossi precipitoso nel proibire i gioielli e le vesti preziose; a meno che non si tratti di coloro che non sono coniugati, e che non desiderando di esserlo devono pensare solo come piacere al Signore. Gli altri invece pensano alle cose del mondo, e come piacere alle mogli, se sono mariti, o ai mariti, se sono mogli” (Epist. 245).
Dunque San’Agostino lo nega per le persone che hanno fatto per Dio il voto di castità, ma non per gli altri.

3. Per questo San Tommaso dice che la donna sposata può abbellirsi per conservare il decoro del proprio stato o per piacere al marito (Somma teologica, II-II, 169, 2)

4. Dice anche: “Nelle cose esterne concesse all’uso dell’uomo non può esserci nessun peccato: può esserci invece nell’uomo il quale ne abusa”.
Se ne può abusare “in rapporto alle usanze delle persone con le quali si vive” oppure a motivo degli “affetti disordinati di chi si serve delle cose … perché si cerca la gloria mediante la cura eccessiva delle proprie vesti … perché mediante la cura eccessiva delle vesti si cerca la mollezza… , perché si ha troppa sollecitudine per il vestito, anche se uno non si propone un fine cattivo” (Ib., II-II, 169, 1).

5. Mostrando grande equilibrio dice anche che “un disordine affettivo in questo campo può prodursi … per negligenza, quando uno trascura così l’attenzione e la fatica di acconciarsi come si richiede… oppure per il fatto che con la stessa negligenza nell’abbigliamento si cerca la vanagloria.
Sant’Agostino infatti fa notare, che "ci può essere ostentazione non soltanto nella bellezza e nel lusso, ma anche nelle vesti cenciose e di lutto: e questa è tanto più pericolosa, perché mira a ingannare col pretesto della religione".
E Aristotele afferma, che "sia l’eccesso che il difetto rientrano nell’ostentazione"” (Ib.).
Per cui potrebbe esserci peccato anche nella negligenza e nell’ostentazione delle vesti stracciate.

6. Dice poi che “le persone costituite in dignità, e i ministri dell’altare vestono indumenti più preziosi degli altri non per vanagloria, ma per indicare l’eccellenza del loro ufficio, o del culto divino” (Ib., ad 2).
Parimenti dice che “l’uso però delle vesti più vili conviene soprattutto a coloro che predicano agli altri la penitenza con l’esempio e con la parola, come i profeti di cui parla l’Apostolo nel testo citato. "Chi predica la penitenza", dice una Glossa, "deve presentarsi con l’abito della penitenza"”(Ib.) e cioè ai frati.

7. Circa la seconda domanda che hai fatto va ricordata la distinzione tra l’Antico Testamento e il Nuovo.
Nell’Antico Testamento erano proibiti diversi cibi, soprattutto degli animali considerati impuri e che pertanto non potevano essere offerti in sacrificio.
Ma Gesù cambia questa norma.
In particolare quando dice: “Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può renderlo impuro, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va nella fogna?».
Così rendeva puri tutti gli alimenti” (Mc 7,18-19).

Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo