Salve padre Angelo,
leggo sempre le risposte alle tante domande poste dagli utenti e adesso è arrivato il momento per me di porle una questione in cui non so se mi comporto correttamente.
Sono uno studente di ingegneria e spesso trascuro il mio dovere di studente per fare dei favori ad amici e ad amiche.
Siccome me la cavo bene con i computer, quando qualcuno ha problemi al suo computer o al telefono immediatamente lo porta da me e, visto che siamo una comitiva piuttosto numerosa, questo mi fa perdere molto tempo.
Indubbiamente faccio risparmiare diversi soldi ai miei amici, però questo mi fa perdere molto tempo e ultimamente mi sono chiesto se questo sia giusto e se non stessi in realtà peccando!
Ho fatto una piccola ricerca e ho letto una frase di san Massimiliano Kolbe che dice “prima tutto a se stessi e dopo tutto agli altri”, mettendo quindi in evidenza la necessità per chi studia di dedicarsi completamente al suo dovere.
Anche san Tommaso d’Aquino nella lettera ad uno studente consiglia il silenzio e la poca familiarità con gli altri perchè genera occasioni per tralasciare lo studio.
Invece un servo di Dio nostro contemporaneo, molto bravo nello studio(di cui non ricordo il nome) arrivava a tralasciare di studiare lui ed essere impreparato il giorno dopo per aiutare gli altri nello studio, insomma dava più importanza alla carità che al suo dovere….. per non parlare di san Paolo che mette la carità al di sopra di tutto.
Vedo un pò di contraddizione negli atteggiamenti di questi santi e per questo le chiedo se è preferibile aiutare gli altri o fare il proprio dovere.
Insomma come comportarsi nelle tante situazioni dove carità e dovere vanno in conflitto…. a chi dare la precedenza?
Buona serata


Carissimo,
1. quanto dice san Paolo è parola di Dio e perciò vale più di qualsiasi parola umana.
Tuttavia la prima carità la dobbiamo fare a noi stessi.
La Sacra Scrittura infatti comanda di amare il prossimo come se stessi (Lv 19,18 e Mt 22,39).
Pertanto l’amore per se stessi precede quello del prossimo, essendone il sommo analogato o esemplare.

2. Sant’Agostino scrive: “Per prima cosa impara ad amare te stesso…
Infatti se non sai amare te stesso, come potrai amare veramente il prossimo?” (Sermo 368, 5).

3. E San Tommaso: “L’amore con cui uno ama se stesso è la forma e la radice dell’amicizia: l’amicizia infatti che abbiamo verso gli altri consiste nel fatto che ci comportiamo verso di loro come verso noi stessi” Somma teologica, II-II, 25, 4).
Non è corretto pertanto sacrificare il proprio dovere per star dietro alle richieste altrui che potrebbero essere soddisfatte in altro modo.

4. È chiaro che se le necessità del prossimo fossero cogenti (alludo ad una grave necessità e, più ancora, ad un’estrema necessità) si sacrifica anche il proprio dovere, perché c’è una gerarchia di beni.
Ma tra il bene temporale proprio e quello altrui – a parità di condizione – siamo tenuti ad amare prima il nostro.
In altre parole siamo tenuti a fare anzitutto il nostro dovere.
Questo ci è imposto dalla carità verso noi stessi.

5. Venendo a te: hai degli obblighi verso te stesso.
Ma hai degli obblighi anche verso la tua famiglia: quella nella quale stai vivendo e anche per quella che con l’esatto compimento dei tuoi doveri stai preparando indirettamente.

6. Poiché tra i vari obblighi di carità c’è anche quello di aiutare le persone in difficoltà e anzitutto gli amici, potresti fare così: destina una porzione del tuo tempo anche per loro ad una determinata ora del giorno.
Agli amici che chiedono puoi dire: richiamami questa sera. Oppure: richiamami a tal ora.
Al limite potresti sacrificare anche parte del tuo tempo dedicato al ricupero delle energie (svaghi, passatempi, escursioni…) per stare dietro ai tuoi amici.
Ma il grosso del tuo tempo deve rimanere dedicato allo studio e al compimento dei tuoi doveri.

7. Il caso del servo di Dio di cui parli è interessante. Mi dici però che era molto bravo nello studio. Ciò significa che per lui era molto facile ricuperare nello studio.
Poteva permettersi di arrivare impreparato per il giorno successivo, ma non per l’esame perché la buona riuscita nell’esame era determinante per la carità che doveva a se stesso, a quelli della sua casa e anche a quelli per i quali un giorno avrebbe dovuto mettere a profitto il proprio sapere.

8. Desidero aggiungere infine un’altra cosa.
Poiché San Paolo dice che i figli di Dio sono guidati dallo Spirito di Dio (Rm 8,14) invoca tutti i giorni lo Spirito Santo perché ti illumini col dono del consiglio su come muoverti non solo nell’esercizio della carità, ma anche nell’ordine che ad essa devi dare.

Mentre comincio a invocarlo io per te, ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo