Quesito

Buongiorno padre Angelo,
anzitutto la ringrazio per il tempo e l’ampiezza che dedica a rispondere a tutte le questioni.
Ho letto tutto quanto pubblicato, e molto mi è stato o utile o comunque informativo.
Siccome, in fondo, qui non pongo una domanda specifica di interesse generale, mi chiedo sa ha voglia di rispondermi lo stesso…
Lei è domenicano, quindi il suo punto di vista non è casuale quando leggerà – se vorrà – ciò che segue.
Sono un cristiano appassionato di biblica e di liturgia.
Mi piace confrontare le varie traduzioni italiane, per cui ho acquisito molte edizioni della Bibbia vecchie e nuove, comprese quelle pubblicate da altre religioni.
Mi ha stimolato la voglia di approfondire così che si sono aggiunti commentari su commentari.
Per la liturgia mi interesso alla sua storia, ai libri liturgici e alle varie norme che la regolano.
Mi sento molto attratto dai libri! E più corposi sono meglio è!
Riesco assai raramente a pregare rivolgendomi più personalmente a Gesù, ma in parte credo (o spero) che la lettura liturgica delle ore, che cerco di interiorizzare e meditare, mi aiuti a trovare – o ritrovare – la capacità di pregare. Ogni giorno cerco di prendermi del tempo per una qualche preghiera oraria (spesso lodi e compieta, a volte anche le altre) e non disdegno, in determinati periodi, il più ricco rito ambrosiano (soprattutto nell’avvento) o quello più corposo benedettino (quando ho una settimana più "tranquilla")…
Anche per la messa vale lo stesso: non riesco più ad andarci. Mi pare di percepire, da parte dei presenti, un interesse reale piuttosto basso, tanto che mi chiedo se son lì – celebrante compreso – più per un atto di "assolvimento del precetto".
In più, i lettori sono accomunati dall’improvvisazione totale, i canti rari o al limite della canzonetta, le omelie spaziano spesso solo su problemi della società o di qualche fatto di cronaca…
Pur essendo le azioni liturgiche comunitarie per loro stessa definizione, mi accontento – dunque – di seguire il lezionario in modo individuale, in modo da ripassare ciclicamente le letture e i relativi commentari.
Senza contare che il rito "extra-ordinario", re-introdotto (sì: perchè a me pareva proprio abrogato! Basta leggere la promulgazione del messale post-conciliare.) ora aggiunge temi di discussione teologico-spirituale (stranamente poco liturgici) che alimentano difficoltà e divisioni, anzichè unità…

Forse, conoscendo assai bene norme che regolano liturgie eucaristiche e orarie, riti, storia, calendari, lezionari e quant’altro, sono diventato troppo critico o, persino, un po’ …intollerante o esacerbato.
Sono cattolico di tradizione, e così – fino a qualche tempo fa’ – anche di convinzione.
Ci sono, però, "cose" che ora mi vengono decisamente più difficili da accettare…
Se per il mistero trinitario – in fondo – mi basta l’accettazione per fede senza interrogarmi troppo (poichè resta comunque oggettivamente difficile: in ogni caso, il simbolo atanasiano chiude con una frase che non lascia scampo!), le parole del Vangelo di Giovanni mi aiutano a restare cristiano. E non solo "…perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome." (Gv 20:31): questo Vangelo, infatti, mi ha sempre affascinato e intimamente rapito, mentro quello di Marco mi piace per la sua essenzialità.
Cerco di essere un buon cristiano nelle opere e nei pensieri, ma non riesco ad accettare e neppure a capire tutta questa massiccia devozione, che rasenta la divinizzazione, su Maria = Madre di Dio anzichè di Cristo. Forse per l’eccesso di feste e commemorazioni, devozioni fanatiche popolari e non, intercessione a Lei per rivolgersi a Dio…: perchè poi? E della negazione della sessualità, che le impedisce di avere altri figli dopo Cristo.
Questo mi allontana dalla fede cattolica, lo so, tanto che non riesco neppure a dire il confiteor completo…
Così per un’eccessiva devozione ai santi. Così come la dottrina della transustanziazione.
Ma le rubriche liturgiche continuano ad affascinarmi, e il contenuto del Vangelo sento che in fondo mi appartiene nel cuore.
E questo mi tiene sempre attaccato alla fede (cristiana), seppur in maniera difettosa e/o incompleta.
So che la religione non è un menu di ristorante, da cui scegliere ciò che piace e scartare ciò che piace meno.
A volte penso – spero di non bestemmiare! – che per me il piano di Dio è proprio quello che si manifesta così…
Lei cosa ne pensa? Ha dei suggerimenti che mi può dare? Sono un pessimo cattolico?
Grazie, anche solo per leggere.
Gradisca i miei complimenti per la rubrica e i sensi della mia stima fraterna.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. posso concordare con te che talvolta andando a Messa si abbia l’impressione di una celebrazione poco partecipata sotto il profilo interiore.
A questo purtroppo concorre anche l’omelia incentrata quasi esclusivamente su problemi della società o di qualche fatto di cronaca.
Se si parte da questi fatti per approfondire la nostra vita cristiana e accenderla di un più infervorato amore per il Signore va bene.
Ma se si tratta di fare semplicemente qualche considerazione di carattere morale non si viene spinti molto in là.

2. Il celebrante dovrebbe ricordare che quello della Messa, omelia compresa, è il tempo preziosissimo in  cui in credenti “saziano la loro anima di Dio”, per usare il linguaggio di san Tommaso.
Il compito di saziarli compete particolarmente ai sacerdoti.
Ma se questi non parlano di Gesù Cristo, se non lo introducono nel cuore dei loro fedeli perché parlano di tutt’altro, è chiaro che non ci si sazia.
Si sente, sì, di adempiere ad un precetto, ma non si guadagna ciò che il precetto intende comunicare.

3. Certo, molto dipende anche delle disposizioni dei fedeli.
Se non si è in grazia di Dio perché ci sono peccati gravi nella propria coscienza ai quali si è affezionati o che non sono ancora stati confessati, è difficile penetrare nei sacri misteri e cioè nelle realtà nascoste sotto i segni dell’eucaristia: la passione e la morte del Signore.
Perché la Messa è anzitutto questo: il memoriale della morte del Signore, come ricorda la Sacra Scrittura: “Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga” (1 Cor 11,26).
Se i nostri cuori a Messa non sono rivolti al Signore, come si attesta di fare quando si risponde all’invocazione del sacerdote: “In alto i nostri cuori”, si rimane aridi.

4. Pertanto provvedi a confessarti e a purificarti.
E riprendi ad andare a Messa.
Perché come saprai anche dalla Sacra Scrittura la mancata santificazione della festa per motivo di negligenza costituisce peccato grave.

5. Per il resto ti ricordo il motivo supremo della nostra vita di culto, che è quello della nostra santificazione.
Il tuo interesse per i contenuti teologici del Messale è senza dubbio lodevole e costituisce una grande risorsa.
Ma a patto che quello che leggi venga vissuto nella tua vita.
Diversamente riduci il cristianesimo ad una conoscenza.

6. Certo,  la conoscenza è importante ed è fondamentale.
Come ricorda San Paolo “la fede nasce dall’ascolto” (Rm 10,17).
Ma si tratta di una conoscenza che deve trasformare la nostra vita.

7. Di San Domenico si legge che nella sua giovinezza “passò negli studi sacri quattro anni, durante i quali con tanta assiduità ed avidità beveva ai rivoli della Sacra Scrittura, che per la sete d’imparare, passava le notti quasi insonni.
E quelle verità che apprendeva con le orecchie, si sforzava con la sua tenace memoria di ritenerle profondamente impresse nella mente.
E le cose che imparava con tanta facilità dati i suoi doni, le irrigava con i sentimenti della sua pietà, facendone germinare opere di bene; in ciò perfettamente beato, se è vero quanto dice la verità stessa nel Vangelo: “Beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la custodiscono” (Lc 11,28).
Ci sono due modi di custodire la parola divina: con uno conserviamo nella memoria ciò che apprendiamo con l’udito; con l’altro, invece, mettiamo in pratica e traduciamo in opere ciò che abbiamo ascoltato.
Ora quest’ultimo modo di udire la parola di Dio, credo che nessuno vorrà metterlo in dubbio, è il più raccomandabile, nello stesso modo che il grano si conserva meglio se affidato alla terra che riposto nel cassone.
Orbene, nessuno dei due modi veniva trascurato da questo felice servo di Dio. Non solo, infatti, la sua memoria, a guisa di granaio divino, era sempre pronta a fornire una cosa dopo l’altra (Sal 143,13), ma la sua condotta e le sue opere manifestavano chiaramente all’esterno ciò che egli nascondeva nel santuario del suo cuore”.

8. Anche a te do il consiglio di imitare ciò che faceva San Domenico: studia, leggi e passa perfino la notte (e questo forse lo farai già) a conoscere i testi sacri e religiosi.
Ma poi, ritieni nella tua memoria quanto hai letto perché fermenti nella tua vita.
E quindi ti rivolgerai al Signore intrattenendoti con lui sui contenuti che Egli stesso ti ha comunicato (le irrigava con i sentimenti della sua pietà).
E infine metterai in pratica quanto il Signore ti ha detto al fine di trasformare la tua vita, di santificarla e di renderla conforme a Cristo (facendone germinare opere di bene).

9. Se attendi a questo obiettivo imparerai allora quanto sia preziosa la mediazione della Madonna perché nessuno meglio di lei ha ascoltato, custodito irrigato e fatto germogliare in opere di bene le parole di Gesù.
Mettiti  dunque dal suo punto di vista.
Anzi, chiamala accanto a te e chiedile come Lei ha sentito, come ha recepito, irrigato e messo in pratica la parola di Gesù.
Vedrai che ti risponderà e in quel momento sentirai qualcosa nel tuo cuore che fa scattare la devozione a Maria.
Ti accorgerai che la devozione a Maria non ha nulla di fanatismo, ma è la via più breve e più efficace per andare a Gesù e per riceverlo nella tua vita.

10. E tanto per la Messa quanto per la devozione a Maria non lasciarti contagiare dall’atteggiamento di chi ha bassa partecipazione o ha solo pratica esteriore e devozionistica.
Vivi come devi vivere.
E, senza volerlo, contagerai gli altri per la tua intensa partecipazione e per il tuo vissuto.

Ti auguro di vivere così.
E accompagno quest’augurio con un ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo