Quesito

caro Padre Angelo,
le scrivo per chiederLe maggiori informazioni su un argomento che non ho ben capito.
Sono un adolescente di 16 anni e qualche anno fa cominciai a masturbarmi. Non sapevo ancora allora che la morale cattolica condannava la masturbazione, perciò diventò per me una cosa normale, un’abitudine. Poi col tempo sono venuto a conoscenza dell’opinione della Chiesa a riguardo e ho smesso di masturbarmi, anche se alcune volte, per svariati motivi (soprattutto per stati d’angoscia e di forte tensione), continuo a farlo. Allora sono andato a vedere sul Catechismo della Chiesa Cattolica i motivi per i quali la Chiesa condanna la masturbazione, ma ho capito ben poco.
Si dice che ” l’uso deliberato della facoltà sessuale al di fuori dei rapporti coniugali normali contraddice essenzialmente la sua finalità”; inoltre so che si dice che la masturbazione è condannata in quanto non fa parte di un atto di amore, per il quale Dio ci ha creati, e con cui dovremmo amare e dare amore. Tutto questo è certamente vero per le coppie che possono avere rapporti sessuali, per chi è sposato, e che può cioè manifestare amore tramite rapporti sessuali con l’altro. Ma per gli adolescenti, che non hanno un partner, perché è un peccato?
Questi infatti non hanno la possibilità di dare amore tramite il sesso e non possono quindi con esso esprimere la profondità dell’amore di Cristo verso il partner. Piuttosto la masturbazione può essere un modo per scoprire i modi e i metodi con cui potranno trasmettere amore nella vita matrimoniale e portare a compimento questo” incarico” che Gesù ha dato loro; un modo per capire “come fare”.
Vi sono poi una serie di considerazioni soggettive sulla responsabilità morale dei soggetti: non ho capito bene di cosa si tratta e se si annulla o si ridimensiona il peccato in presenza di questi fattori. Cosa sono l’immaturità affettiva, la forza delle abitudini contratte, lo stato d’angoscia e gli altri fattori psichici o sociali?
In ogni caso alcune volte mi dico che potrei capire il perché non masturbarmi solo venendo a contatto con il peccato, provando cioè con una o più masturbazioni a sentire le mie sensazioni dopo e capendo così quali sono i danni della colpa commessa. Così, secondo me, dopo un po’ di tempo si potrebbe riflettere meglio su le considerazioni che si fanno contro la masturbazione.
La prego di fornirmi dei chiarimenti.
La ringrazio anticipatamente per la Sua risposta.
F.


Risposta del sacerdote

Caro F.,
1. il Catechismo della Chiesa Cattolica è molto stringato nelle sue affermazioni. Lo è anche a proposito della masturbazione.
Una nota rimanda ad un importante documento del magistero della Chiesa, Persona humana, del 29.12.1975. Se lo leggi, capirai tante altre cose.
In ogni caso, cercherò di rendere più evidenti le motivazioni della dottrina della Chiesa.

2. Giustamente tu metti in evidenza che la masturbazione contraddice il significato del rapporto coniugale.
Ti domandi però: per chi è adolescente vale questa motivazione?
Sì, vale perché non si può capire il male della masturbazione al di fuori del significato della sessualità.

3. Ma che cos’è la sessualità?
Molti, anche laici, identificano la sessualità con la genitalità.
Per il magistero della Chiesa le realtà sono distinte.
La sessualità è una proprietà della persona, che la spinge a farsi dono.
La genitalità impegna invece direttamente le proprie capacità a diventare padre e madre.
La sessualità coinvolge talvolta anche la genitalità, ma non s’identifica semplicemente con essa.
Quante persone vivono bene e realizzano la propria sessualità senza coinvolgere la genitalità (pensa a Madre Teresa di Calcutta).

4. Il Magistero della Chiesa ha dato della sessualità una definizione molto bella. Dice che si tratta di una “ricchezza di tutta la persona – corpo, sentimento, anima – e che manifesta il suo intimo significato nel portare la persona al dono di sé nell’amore” (Familiaris consortio 37).
Potrei dire che la sessualità è una spinta che Dio ha introdotto nel cuore della persona umana per spingerla ad aprirsi agli altri nell’amore.
La sessualità può essere vissuta in molte maniere, di cui quello che coinvolge la genitalità è uno. Non è tuttavia uno qualsiasi perché è di una nobiltà e di un impegno tutto particolare.

5. Anche un ragazzo come te deve vivere la propria sessualità facendo di se stesso dono.
Le maniere sono tante: ad esempio pensando al proprio futuro e alla propria vita nell’orizzonte del dono e non semplicemente del guadagno, aprendosi agli altri dedicandosi alla condivisione (a cominciare dalla famiglia), alle amicizie, all’aiuto di coloro che ne hanno bisogno (famiglia, chiesa, scuola, società…).

6. Allora la masturbazione è una contraddizione alla propria vocazione a farsi dono. Come qualcuno ha detto: è “egoismo allo stato puro”.
La masturbazione è un male e nello stesso tempo il sintomo di un male.
È un male per le conseguenze che porta nella vita di una persona: squallore e vuoto interiore, tristezza e irritabilità, perdita della grazia e della presenza personale di Dio (questo è il vuoto più grande), disistima di se stesso.
Ed è sintomo di un male: di non essere aperti, o comunque di non essere costanti a vivere nella logica del dono di sé.
Per questo la masturbazione contraddice la vocazione all’amore tanto in un persona sposata quanto in una persona non sposata.

7. Tu mi dici: “Piuttosto la masturbazione può essere un modo per scoprire i modi e i metodi con cui potranno trasmettere amore nella vita matrimoniale e portare a compimento questo “incarico” che Gesù ha dato loro; un modo per capire “come fare””.
Caro F., non è necessario masturbarsi per capire in quale maniera si trasmette l’amore anche a livello genitale.
Come ti ho già detto, l’amore alla tua età si esprime in svariatissime maniere.
E quando coinvolge anche affettivamente e fisicamente una determinata persona non c’è bisogna di imparare nulla perché tutto segue una sua logica, quella logica per la quale gli esseri inferiori all’uomo non hanno bisogno di imparare a compiere determinati atti.
Piuttosto, la persona umana è chiamata ad imparare che non ci si deve dare fisicamente a chi non ha stabilito con lei un patto irrevocabile di amore e di fedeltà. Perché si tratterebbe o di una grave irresponsabilità nei confronti del concepito che ha bisogno della presenza del padre e della madre. Oppure si tratterebbe di un gesto falsificato, come avviene nella contraccezione, perché non ci si dona in totalità, ma si esclude volontariamente di dare all’altro quel di più che è indispensabile perché quel gesto sia una donazione totale.
La contraccezione infatti è esclusione di donarsi in totalità ed è, come diceva Giovanni Paolo II, “una falsificazione dell’interiore verità dell’amore coniugale, chiamato a donarsi in totalità personale” (Familiaris Consortio 32c).

8. Non bisogna poi dimenticare che il peccato (e la masturbazione lo è) rende schiavi del peccato.
Gesù ha detto: “In verità, in verità vi dico: chi compie il peccato, è schiavo del peccato” (Gv 8,34). S. Agostino commenta: “La schiavitù del peccato è pesantissima… perché lo schiavo di un uomo può trovare scampo dal suo padrone con la fuga, ma lo schiavo del peccato trascina con sé il peccato dovunque egli fugga. Infatti il peccato che ha commesso è dentro di lui. È passato il piacere, è passato il peccato, è ormai lontano ciò che dava piacere, ma è rimasto ciò che ferisce” (In Io. Ev., 41,4).
Pertanto la masturbazione non solo è necessaria per imparare a “come fare”, ma impedisce di imparare ad amare in maniera vera, facendosi dono. Genera infatti una dipendenza, una schiavitù, soprattutto nei momenti difficili, di tensione. Come ha già detto, è “egoismo allo stato puro”.

9. Fai riferimento poi alla responsabilità morale dei soggetti e mi chiedi quali siano i fattori che possono diminuirne la colpevolezza soggettiva.
Secondo la dichiarazione Persona Humana le cause che possono diminuire la responsabilità morale del soggetto sono essenzialmente tre.
La prima è l’immaturità dell’adolescenza. Può essere il caso di un ragazzo che esplora il proprio corpo perché ne ha sentito parlare e non conosce la gravità morale del peccato. Potrebbe essere stata questa la tua situazione primitiva.
Tuttavia, e tu stesso lo attesti, quegli episodi hanno generano abitudine e di tanto in tanto fanno sentire ancora il loro peso.
Attualmente non puoi invocare l’immaturità dell’adolescenza. La tua email rivela un’intelligenza non comune in un ragazzo di 16 anni.
La seconda causa che può diminuire la responsabilità è l’abitudine contratta. Succede qui quanto accade in casi analoghi, come ad esempio in chi ha l’abitudine di bestemmiare o di usare turpiloquio. Quando questi decide di cambiare linguaggio, di tanto in tanto gli sfuggono, senza che se ne accorga, delle bestemmie o delle volgarità. Qui l’abitudine contratta può diminuire la piena avvertenza della mente e il deliberato consenso della volontà, condizioni che sono sempre essenziali perché si possa parlare di peccato grave dal punto di vista soggettivo.
La terza causa è loro squilibrio psichico, al quale sono assimilabili in alcune persone certi stati d’ansia. Per compire un peccato grave è necessario essere pienamente consapevoli di se stessi. Nella persona che ha seri handicap di ordine psichico in genere si non si ravvisa piena padronanza di se stessi e dei propri atti.
Il CCC vi aggiunge anche fattori sociali: non si può dimenticare che alcuni ragazzi si trovano a vivere in condizioni di tale degrado sociale che non permettono loro di saper distinguere il bene dal male.
Tuttavia la dichiarazione Persona humana dice che “in generale, l’assenza di grave responsabilità non deve essere presunta; ciò significherebbe misconoscere la capacità morale delle persone”.

10. Infine mi dici: “In ogni caso alcune volte mi dico che potrei capire il perché non masturbarmi solo venendo a contatto con il peccato, provando cioè con una o più masturbazioni a sentire le mie sensazioni dopo e capendo così quali sono i danni della colpa commessa. Così, secondo me, dopo un po’ di tempo si potrebbe riflettere meglio su le considerazioni che si fanno contro la masturbazione”.
Questo ragionamento è sbagliato perché allora dovresti dire: provo la droga, così sono maggiormente consapevole delle sue conseguenze e via dicendo.
Per capire le conseguenze della masturbazione è sufficiente anche solo vedere le conseguenze di determinati pensieri impuri o di certe scene turpi che capita di vedere.
Se uno vi riflette, si accorge poi di una certa fissazione della mente su quelle scene, di un certo vuoto interiore, di una certa immondezza interiore, di non sentire più come prima il fervore e il trasporto per le cose di Dio.
E se questo capita per i peccati veniali, cui tutti si va incontro, che cosa non si deve dire dell’esperienza del peccato grave?
Molti nostri visitatori, soprattutto giovani, hanno testimoniato di questo malessere e vuoto interiore, di una certa intrattabilità, di una sporcizia dell’anima. E solo con la confessione sentono di venire guariti, sebbene non in maniera definitiva.

Mi auguro di averti convinto.
Ti ringrazio per la fiducia nel porgere questa domanda, che esprime interrotativi di tanti altri ragazzi come te.
Il consiglio però che ti dò è quello di andare al largo nella purezza, di fidarti dei precetti del Signore (non sono un’opinione della Chiesa).
Insieme con la purezza sperimenterai come ti arrivino nello stesso tempo tutti gli altri beni (cfr: “Insieme con essa mi sono venuti tutti i beni; nelle sue mani è una ricchezza incalcolabile” Sap 7,11).
S. Agostino, con mille ragioni, applicava alla purezza questa versetto.
Ti assicuro la mia preghiera perché tu possa appropriarti di tutti i beni promessi da Dio.
Fin d’ora ti benedico e ti saluto.
Padre Angelo