Quesito

Caro padre Angelo,
Le scrivo per una perplessità che spesso mi assale, in questo periodo soprattutto perchè io e mio marito stiamo aspettando una bambina.
Credo che tutto derivi da un brutto peccato che ho commesso anni fa, con un’altra persona, peccato che ho confessato due volte e di cui ancora oggi mi pento e mi dispiaccio fino alle lacrime.
Ho fatto uso della pillola del giorno dopo per due volte, ero spaventata, stupida e in quel momento non capivo la gravità di quello che stavo facendo, si figuri che anche la confessione non è avvenuta subito, ma dopo qualche mese, proprio perchè non avevo neppure realizzato di aver commesso un peccato.
Poi è arrivata la consapevolezza, il pentimento e l’angoscia di non essere più nella Grazia di Dio.
Sì, è una vera angoscia il pensiero di aver perso l’amore di Dio e di essersi allontanati da Lui.
Durante la seconda confessione, il parroco mi ha confortato molto, mi ha detto che non avrei dovuto più pensarci e che Dio ci ama più di prima quando pecchiamo e poi ritorniamo a Lui, eppure ancora oggi quando ci ripenso mi dispiaccio con il cuore ed è un pentimento che arriva fino alle lacrime.
Senza la misericordia di Dio nulla avrebbe senso, sul foglietto della messa di domenica scorsa c’era scritto che Dio dosa la sua misericordia in un modo che è inconcepibile alla nostra natura umana, allora mi chiedo: a fronte di un pentimento, di un sincero pentimento, perchè esiste la scomunica? Non c’è speranza in questo caso?
Per quanto mi riguarda e per il peccato che ho commesso, nei momenti di sconforto mi ripeto che a fronte dell’assoluzione, Dio mi ha perdonata. E’ giusto?
Non posso immaginare la mia vita senza averLo accanto e per questo mi affido alla Sua misericordia. Davvero per Lui è come se non avessi mai commesso quello che ho fatto?


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. la scomunica nella Chiesa ha un significato preventivo e medicinale.
Vuole mettere in guardia i fedeli dal compiere un peccato molto grave e di cui si sentiranno le conseguenze nella vita.

2. La scomunica però non è mai definitiva, ma perdura finché uno non si pente del peccato e se ne confessa.
In questo caso, poiché in genere la scomunica è riservata al Vescovo o al Sommo Pontefice (o da chi per loro), si richiede di ricorrere ad un giudice superiore perché avere migliori indicazioni sul da farsi per la propria vita.

3. Va precisato anche che si cade nella scomunica per l’aborto a due condizioni.
Primo, che si sia certi dell’effetto avvenuto. Ora per quanto l’assunzione della pillola del giorno dopo sia un peccato molto grave perché viene compiuto con una finalità abortiva, tuttavia una donna in quei primissimi giorni non ha la certezza di essere rimasta incinta e di aver compiuto un aborto.
Tutt’al più spera di averlo compiuto, ma non ne ha la certezza.

4. La seconda condizione per incorrere nella scomunica è la consapevolezza dell’esistenza della scomunica.

5. Ebbene, per tutti e due questi motivi, per quanto i tuoi due peccati siano stati molto gravi, non sei stata scomunicata.

6. Tu ti sei confessata di quei peccati. Il Signore, così dice Egli stesso, li ha gettati dietro le sue spalle.
Il profeta Isaia, ispirato dallo Spirito Santo, dice: “Ecco, la mia amarezza si è trasformata in pace!
Tu hai preservato la mia vita dalla fossa della distruzione, perché ti sei gettato dietro le spalle tutti i miei peccati” (Is 38,17).
Gettare dietro le spalle…” è un’espressione metaforica molto usata in oriente per dire che uno non si cura più di quella determinata cosa, che l’ha dimenticata.
Pertanto il Signore è così buono che se uno si pente e se ne confessa, dimentica e cioè non ne chiede conto e non lo rinfaccia nel giorno del giudizio.

7. Tuttavia quanto abbiamo fatto di male il Signore non lo cancella dalla nostra memoria perché rimaniamo umili e anche perché ci rivestiamo di viscere di misericordia verso coloro che ci hanno offeso. nel medesimo modo in cui Lui non tiene conto dei nostri peccati.

Ti ricordo al Signore insieme con tuo marito e con la bambina che sta per nascere e tutti e tre di cuore vi benedico.
Padre Angelo