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Quesito

Caro Padre Angelo,
grazie sempre per il suo immenso lavoro che seguo sul vostro sito con frequenza quasi quotidiana.
Avrei delle domande sulle virtù teologali in relazione al Battesimo:
1) quando si dice che le virtù teologali sono “infuse” si intende che – ordinariamente – vengono infuse alla persona al momento del Battesimo?
2) oppure le virtù teologali sono date in un “grado di base” a tutti gli uomini, anche ai non battezzati? 
Ad esempio: si può affermare che le persone che non conoscono Dio (Santa Trinità) né hanno potuto sapere di Gesù Cristo sono comunque dotate – a loro modo – di Fede, Speranza e Carità?
Intendo dire: che tali persone, in modo invisibile e sotto la guida di Dio, potrebbero possedere quelle virtù nel modo che è loro “consentito” dalle condizioni in cui si trovano. È corretto questo mio pensiero?
3) ancora “oltre” il punto 2.
È possibile che una persona non cristiana, non battezzata e non-credente NON PER SUA COLPA, abbia ricevuto da Dio le tre virtù e che (nei limiti della sua non-conoscenza esplicita di Dio) le applichi in un modo così “alto” da superare anche un Battezzato che per sua responsabilità non “coltivasse” le virtù teologali? Secondo me questo caso sarebbe possibile… Visto che tale persona, solo nominalmente “atea”, potrebbe far parte dell’anima (quella invisibile) della Chiesa (che lei padre Angelo spiegò qualche anno fa).
Le mie domande, ovviamente, sono in via prettamente teorica in quanto non è possibile per noi giudicare dall’esterno il grado esatto di virtù che possiede un battezzato e un eventuale non-battezzato.
La ringrazio
Francesca


Risposta del sacerdote

Cara Francesca,
1. quando si dice che le virtù teologali sono infuse s’intende affermare che vengono comunicate direttamente da Dio all’anima.
Questo avviene ordinariamente nel sacramento del battesimo, negli altri sacramenti e anche in tutti momenti in cui il Signore dona o incrementa la grazia.

2. Poiché la grazia non è legata ai sacramenti (gratia non alligatur sacramentis) e poiché Dio vuole salvi tutti gli uomini, la grazia può essere donata anche a chi non è battezzato.
Quando Dio la comunica, insieme con essa dona anche le virtù teologali, che dispongono ad agire, a pensare e ad amare come figli di Dio.
Tali persone non sanno di avere ricevuto la grazia, né di avere le virtù teologali, eppure le possiedono almeno nel loro comune denominatore, come ricorda la Sacra Scrittura a proposito della fede quando afferma: “Senza la fede è impossibile essergli graditi; chi infatti si avvicina a Dio, deve credere che egli esiste e che ricompensa coloro che lo cercano” (Eb 11,6).

3. Mi chiedi se alcune persone che hanno ricevuto la grazia e con essa le virtù teologali possano possedere questa stessa grazia e le virtù teologali in maniera più alta di chi ha ricevuto i sacramenti.
La risposta è affermativa perché il grado di grazia dipende dal grado di carità che si possiede.

4. Nel punto terzo della tua mail come per inciso scrivi: “È possibile che una persona non cristiana, non battezzata e non-credente”.
Ebbene, a proposito del “non credente” bisogna distinguere: se si tratta di non credente in Cristo perché non l’ha conosciuto come Dio e nessuno gliene ha parlato, è possibile che abbia la grazia e le virtù teologali come si è detto precedentemente.
Ma se per non credente tu intendi ateo, le cose stanno diversamente perché lo Spirito Santo ha detto che “senza la fede è impossibile essergli graditi” (Eb 11,6).
Tu sottolinei ateo senza sua colpa. Ebbene proprio a questo proposito Dio non vuole e non permette che uno rimanga ateo anche nel caso che non vi sia nessuno che glielo annunci.
Già S. Tommaso diceva: “Dal fatto che tutti gli uomini sono tenuti a credere esplicitamente alcune verità per salvarsi, non c’è inconveniente alcuno che qualcuno viva nelle selve o tra gli animali bruti. Poiché appartiene alla Divina Provvidenza provvedere a ciascuno le cose necessarie per la salvezza, a meno che uno non lo impedisca da parte sua. Perciò, se uno educato secondo la ragione naturale si comporta in maniera da praticare il bene e fuggire il male, si deve tenere per cosa certissima (certissime tenendum est) che Dio gli rivelerà per interna ispirazione le cose che deve credere necessariamente o gli invierà qualche predicatore della fede come fece con S. Pietro e Cornelio (At 10,1 55)” (De Veritate, 14, 11, ad 1).

5. La fede infatti è una luce che orienta a Dio e fa vedere le cose e gli eventi alla luce di Dio.
La fede è de necessitate salutis, come ricorda Ebrei 11,6. Vale a dire: è assolutamente necessaria alla salvezza perché è proprio per la fede che uno dirige i suoi passi verso Dio.
Fede e ateismo di per sé sono incompatibili proprio perché l’ateismo è la negazione della fede.
Lo si può concedere nel caso in cui uno non sappia che cosa dice quando afferma di essere ateo.

Ti auguro ogni bene, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo