Se un coniuge si rifiutasse di ricorrere ai ritmi naturali di fertilità o si rifiutasse di astenersi completamente dai rapporti sessuali, l’altro membro della coppia come dovrebbe comportarsi?

////Se un coniuge si rifiutasse di ricorrere ai ritmi naturali di fertilità o si rifiutasse di astenersi completamente dai rapporti sessuali, l’altro membro della coppia come dovrebbe comportarsi?

Se un coniuge si rifiutasse di ricorrere ai ritmi naturali di fertilità o si rifiutasse di astenersi completamente dai rapporti sessuali, l’altro membro della coppia come dovrebbe comportarsi?

Buongiorno padre Angelo,
Sono Gaetano, le ho inviato diverse domande e la ringrazio tantissimo per la sua disponibilità.
La domanda che le pongo oggi riguarda la comunione tra coniugi; ed è la seguente.
Secondo l’insegnamento della santa chiesa, una coppia che desidera distanziare le nascite dovrebbe ricorrere ai ritmi naturali della fertilità, oppure all’astinenza totale dai rapporti sessuali.
Ma se un membro della coppia si rifiutasse di ricorrere ai ritmi naturali della fertilità o si rifiutasse di astenersi completamente dai rapporti sessuali, l’altro membro della coppia come dovrebbe comportarsi verso il proprio coniuge?
Meglio assecondare il coniuge con la fede più debole ricorrendo all’utilizzo di anticoncezionali, preservando così l’unità del sacramento del matrimonio, oppure, rifiutarsi categoricamente dai rapporti sessuali al costo di subire addirittura il divorzio e quindi lo sfascio della coppia??
La ringrazio anticipatamente
Un abbraccio, la Pace


Caro Gaetano,
1. il problema non può essere posto solo in se stesso come se fosse un problema isolato a se stante.
Se c’è un cammino comune di santificazione questo problema non dovrebbe sorgere.
Se sorge, è perché almeno da parte di uno dei coniugi non viene perseguito comunitariamente l’obiettivo ultimo del matrimonio, che è quello della santificazione.

2. Pertanto porre il problema nei termini cui l’ha posto è sintomo di un disagio più profondo.
E questo disagio più profondo non viene superato con il rapporto sessuale o con la semplice astensione.
Il solo rapporto sessuale elude il problema.
Così pure l’astensione o il rifiuto possono inasprire il rapporto tra i coniugi, continuando ad eludere il problema.

3. Prendendo in considerazione il problema in se stesso come l’hai posto tu, in teoria non è lecito prestarsi ad un’azione che usa della genitalità al di fuori del progetto santificante di Dio.
Ugualmente non è lecito rifiutarsi se un coniuge chiede il rapporto in maniera ragionevole, e cioè tenendo presente la situazione del partner e compiendolo secondo il progetto di Dio.

4. In concreto, valutando la situazione delle persone e del matrimonio, se si giudica che convenga fare contraccezione per salvare l’unità del matrimonio, e cioè scegliere il male minore, bisogna ricordare che il male minore rimane sempre male.
E talvolta, sebbene si tratti di un male meno grave di un altro come nel nostro caso, rimane tuttavia un male grave, un disordine che macchia l’anima e fa perdere la grazia di Dio.

5. Sicché anche a questo proposito vale l’indicazione del Papa Paolo VI: “E se il peccato facesse ancora presa su di loro, non si scoraggino, ma ricorrano con umile perseveranza alla misericordia di Dio, che viene elargita nel sacramento della Penitenza” (Humanae Vitae 25).
Questa umiltà che ci rendere graditi a Dio e ci rende aperti alle sue grazie.
Fare di testa propria e aggiustarsi la coscienza magari con l’aiuto di qualche sacerdote accomodante non è un gran guadagno, per usare un eufemismo.

Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo