Se sia giusto che alcune persone soffrano e nascano nella miseria

Se sia giusto che alcune persone soffrano e nascano nella miseria

Quesito

carissimo padre Angelo,
un altro dubbio che ancora mi assilla è che io davvero continuo a non capire come possa Dio permettere che alcuni uomini soffrano molto di più di altri.
L’altro giorno al telegiornale ho sentito ad es. di una donna israeliana che, mi sembra in un bombardamento, ha perso 5 figli, una sorella e un cugino: la sofferenza di questo essere umano può forse essere paragonata ad altre sofferenze? Cosi come penso: è giusto che persone nascano in paesi dove si muore di fame, dove c’è sempre la guerra, dove si vive in un modo assurdo… e altre no? Che colpa hanno? Di certo loro non hanno alcuna responsabilità, non hanno scelto il male ma sono nati nel male.
Cosi come c’è chi nasce con gravi handicap e c’è chi no: la vita cambia totalmente.
Né tanto meno chi nasce "fortunato", se è una persona buona, può essere dopo la morte giudicato più duramente? Non sarebbe giusto neanche questo.
Quindi: come può Dio permettere delle disuguaglianze così forti?
Io non sto parlando di persone che ad es. per un incidente sono rimaste paralizzate ma di persone che nascono così: e qui non c’è libero arbitrio ma solo destino.
Qual è il significato? Non lo capisco… ma soprattutto lo trovo enormemente ingiusto.
Daniela


Risposta del sacerdote

Carissima Daniela,
sono d’accordo con te nel dire che tutto questo è ingiusto. Ma di fronte a chi?
Mi sembra che tu attribuisca la causa di tutti i mali a Dio. Ma questo non è vero.
La causa dei mali da te descritti va attribuita agli uomini.
Non è giusto che moltissime persone vivano in condizioni subumane. Sì, non è giusto.
Le sperequazioni che vi sono nel mondo non dovrebbero interrogare tutti sul loro comportamento personale e collettivo e agire di conseguenza?
E a questo punto io domando: perché dobbiamo aspettare che Dio sia un deus ex machina, che manovri gli uomini come delle marionette, privandoli della libertà quando questa sta per essere usata male?
Io ammiro le persone che, vedendo i mali del mondo, sono partite e hanno cercato di portare soccorso e rimediare con la loro buona volontà la cattiva volontà degli altri.
Infine, carissima Daniela, alla fine della vita Dio non giudicherà le persone in base a quanto hanno sofferto sulla terra. Il giudizio verterà tutto sull’amore, se su questa terra ci si è sforzati di amare con il suo stesso cuore.
L’errore di fondo del modo di pensare di tante gente sta proprio qui. Si pensa che di là saremo ripagati in base alla sofferenza sopportata di qua.
E invece l’unica cosa che conta è l’amore.
La sofferenza, se è sopportata con i sentimenti di Cristo, è capace di sprigionare amore.
San Giovanni della croce diceva che “alla sera della nostra vita saremo giudicati sull’amore”.
E questo è in perfetta corrispondenza con Mt 25,40.

2. Mi permetto di riportarti per intero questo passo del Vangelo secondo Matteo, dove ci viene ricordato il criterio del giudizio divino sulla nostra vita:
“Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.
Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?
Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.
Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato.
Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me.
E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna» (Mt 25,31-46).

Ti ringrazio, ti saluto, ti accompagno con la preghiera e ti benedico.
Padre Angelo